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Crans-Montana, fuga dalla perla svizzera segnata dalla strage: “In paese ondata di disdette”

(reuters)

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La tragedia di Capodanno ha provocato cancellazioni in hotel e strutture. I gestori: “Ormai è un fenomeno diffuso, i turisti se ne vanno”
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Dal bancone del suo bar in centro, Ketty racconta della telefonata ricevuta la sera prima. «Ho chiacchierato con un amico italiano. È arrabbiatissimo. Sa cosa mi ha detto? “Io vendo casa, non vengo più. In tanti faranno come me”. Penso che abbiamo deluso il mondo. Ho paura che andremo a morire, qui crolla tutto. La gente vuole vendere gli appartamenti, ho sentito di disdette negli hotel, i ragazzi del supermercato mi dicono che c’è meno gente. Mi dispiace per tutto: per quei ragazzi morti, per le loro famiglie... spero si faccia giustizia».

Rue Centrale, la via del Constellation, era una delle strade del passeggio. Ora è un pellegrinaggio: adolescenti e genitori con un fiore in mano arrivano davanti al mausoleo per…

Dal bancone del suo bar in centro, Ketty racconta della telefonata ricevuta la sera prima. «Ho chiacchierato con un amico italiano. È arrabbiatissimo. Sa cosa mi ha detto? “Io vendo casa, non vengo più. In tanti faranno come me”. Penso che abbiamo deluso il mondo. Ho paura che andremo a morire, qui crolla tutto. La gente vuole vendere gli appartamenti, ho sentito di disdette negli hotel, i ragazzi del supermercato mi dicono che c’è meno gente. Mi dispiace per tutto: per quei ragazzi morti, per le loro famiglie... spero si faccia giustizia».

Rue Centrale, la via del Constellation, era una delle strade del passeggio. Ora è un pellegrinaggio: adolescenti e genitori con un fiore in mano arrivano davanti al mausoleo per le vittime, strapieno di candele, biglietti e peluche. La signora Anne ha guidato un’ora dal suo paese, Vevey, solo per portare una candela: «Però con le pile, perché adesso il fuoco mi fa paura. Sono impiegata in Comune e una cosa del genere non doveva succedere. Non qui. Erano dei ragazzini...conosco la mamma di una vittima, aveva solo quindici anni. Certo, parecchie persone a Crans-Montana non verranno più». Lo pensa anche Roberto, che si commuove davanti al mausoleo. Lì dietro, lo scheletro vuoto del locale. «Ci andavo a bere ogni tanto. Conoscevo Cyane, quella che tutti chiamano la cameriera col casco. Mi viene da piangere, ormai ho paura a entrare in un bar. Ma come hanno potuto lasciare la porta di sicurezza chiusa? Frequento il paese da tempo, lo trovo più vuoto».

Il giovane cameriere dell’hotel a quattro stelle chiacchiera mentre sistema i tavoli: «Abbiamo avuto disdette. L’anno scorso c’era molta più gente, ora è tutto vuoto. Alcuni locali non hanno nemmeno riaperto. Nessuno vuole venire nel luogo di una strage come questa. Pensi che quella sera dovevo essere lì con un caro amico ma si è addormentato e non siamo più andati». Alla reception dell’albergo che affaccia proprio sul Constellation, l’addetta racconta: «Per i prossimi giorni abbiamo dei posti, sono arrivate delle disdette. Nel fine settimana meno, perché i gruppi organizzati, che hanno prenotato tempo fa, non cancellano». Il suo collega della struttura vicina fa i conti: «Oggi abbiamo 22 camere libere su 33. Fino a mercoledì. Poi c’è un congresso medico...».

Non bisogna immaginare Crans-Montana come un deserto. I turisti vanno a sciare e camminano goffi con gli scarponi per le vie del centro. Il loro passaggio accanto al memoriale per le vittime crea un effetto straniante. Ma che la fuga dal paese non sia solo una sensazione lo confermano a Rts i rappresentanti di categoria. Géraldine Bestenheider gestisce un hotel a 4 stelle ed è presidente dell’associazione alberghiera. La sua struttura, come altre, ha visto un’ondata di disdette. «È un fenomeno diffuso. Si sono registrate cancellazioni. Offriamo la possibilità di posticipare o emettere una nota di credito per il futuro». La clientela italiana viene descritta come «furiosa» da Cédric Berger, presidente di Apach (associazione dei proprietari di appartamenti e chalet): «Si tratta di una clientela molto legata all’altopiano di Crans-Montana. Da quello che ho sentito, molti stanno lasciando il paese. Potrebbe essere dovuto all’emozione, dobbiamo fare il possibile per riconquistarli».

Non solo fiori, candele e allarmi per il turismo. In Svizzera continua la gara di solidarietà per le vittime. Decine di persone stanno donando i propri capelli, che servono per le parrucche destinate a chi ha avuto ustioni. E i saloni si offrono per tagli gratuiti.

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