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Il Mediterraneo inghiotte due gemelline di un anno. Salvata la madre insieme ad altre 60 persone

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Sono stati sorpresi dal ciclone Harry durante la traversata. Secondo Alarm phone, almeno in 150 sono partiti dalla Tunisia fra domenica e martedì. Unicef: “Nel tentativo di attraversare il mare muore un bambino al giorno”. Save the children: “Gravissime responsabilità Ue”
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“Le mie bambine, le mie bambine”. Rannicchiata in un angolo dell’hotspot di Lampedusa, una giovane donna guineana lo ripete ossessivamente, come una maledizione o una preghiera. Ma quelle due bambine, due gemelline di poco più di un anno, non potranno più sentirla: un’onda se l’è portate via. Sessanta persone, fra cui ventidue adolescenti che viaggiavano da soli, sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera al largo dell’isola, che disperatamente cercavano di raggiungere sfidando le onde da sette metri sollevate dal ciclone Harry.

Pare siano partiti – o meglio, siano stati obbligati a partire - domenica, prima che il maltempo iniziasse a flagellare Calabria e Sicilia. Ma che quel ciclone di portata inedita fosse in arrivo, si sapeva. “E’ un miracolo che siano arrivati”, dice chi da Lampedusa guarda il mare che piano piano inizia ad abbassarsi. Altri però potrebbero non esserci riusciti. Secondo Alarm phone, tre barche con a bordo almeno centocinquanta persone avrebbero lasciato le coste…

“Le mie bambine, le mie bambine”. Rannicchiata in un angolo dell’hotspot di Lampedusa, una giovane donna guineana lo ripete ossessivamente, come una maledizione o una preghiera. Ma quelle due bambine, due gemelline di poco più di un anno, non potranno più sentirla: un’onda se l’è portate via. Sessanta persone, fra cui ventidue adolescenti che viaggiavano da soli, sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera al largo dell’isola, che disperatamente cercavano di raggiungere sfidando le onde da sette metri sollevate dal ciclone Harry.

Pare siano partiti – o meglio, siano stati obbligati a partire - domenica, prima che il maltempo iniziasse a flagellare Calabria e Sicilia. Ma che quel ciclone di portata inedita fosse in arrivo, si sapeva. “E’ un miracolo che siano arrivati”, dice chi da Lampedusa guarda il mare che piano piano inizia ad abbassarsi. Altri però potrebbero non esserci riusciti. Secondo Alarm phone, tre barche con a bordo almeno centocinquanta persone avrebbero lasciato le coste tunisine, mentre Harry ancora flagellava le coste di Calabria e Sicilia o poco prima che scatenasse la sua furia. Sessantuno sono state soccorse dalla Guardia costiera al largo di Lampedusa, un giovane uomo è morto poco dopo l’arrivo sull’isola, nonostante sia stato trasferito al poliambulatorio dell’isola. Degli altri non si sa nulla.

Chi si è salvato dalla furia del mare, a stento riesce a parlare di quelle onde grandi come palazzi che crollavano loro addosso, mentre la terra era una flebile speranza. Le gemelline, stando a quanto si è compreso dai primi racconti smozzicati, stavano vicino o in braccio alla madre, quando il mare se l’è prese. Ma molti lo hanno capito solo dopo, sentendo le urla disperate della donna.

“In mancanza di vie regolari e sicure, chi cerca di raggiungere un futuro possibile in Europa attraversando il Mediterraneo continua a rischiare la propria vita in viaggi pericolosi e spesso mortali, come testimoniano le oltre 33.300 persone morte o disperse in mare dal 2024 a oggi", attacca Save the children. “Ogni ritardo, ogni omissione, ogni scelta che mette a rischio chi fugge da povertà, violenze e persecuzioni è una responsabilità pesantissima che grava sull'UE e i suoi Stati membri. Non è possibile – sottolinea Giorgia D'Errico, direttrice delle relazioni istituzionali dell’organizzazione - assistere in silenzio a una perdita di vite umane, compresi tanti bambini, che perdura da anni, rendendo il mare, ancora una volta, un confine mortale”.

I numeri li mette in fila Unicef e sono da capogiro. “Circa un bambino al giorno muore o scompare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale dall'Africa all'Europa”, denuncia l’organizzazione. Una stima – si sottolinea – approssimata per difetto. “Molti naufragi non lasciano superstiti o non vengono registrati. Ciò significa che il numero reale di persone, comprese quelle di minore età, che sono morte o scomparse è praticamente impossibile da verificare e probabilmente è molto più alto”. E ancora una volta Unicef inascoltata chiede all’Europa: “Percorsi sicuri e legali per la protezione e il ricongiungimento familiare, operazioni coordinate di ricerca e soccorso, sbarchi sicuri, accoglienza comunitaria, accesso ai servizi di asilo, investimenti nei servizi essenziali per i bambini e le famiglie che arrivano attraverso rotte migratorie pericolose, tra cui il sostegno psicosociale, l'assistenza legale, l'assistenza sanitaria e l'istruzione”. Richieste che al momento cadono nel vuoto.

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