Cronaca

Ciclone Harry, un monito per il Ponte sullo Stretto. “Venti più forti con il cambiamento climatico”

Ciclone Harry, un monito per il Ponte sullo Stretto. “Venti più forti con il cambiamento climatico”

Il climatologo dell’Ipcc Davide Faranda: “Per le nuove infrastrutture bisogna tenere conto dei rischi di eventi estremi”

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Il ciclone Harry non è un caso isolato. Il maltempo eccezionale che ha colpito Sicilia, Sardegna e Calabria tra il 19 e il 22 gennaio, per il quale il governo ha appena dichiarato lo stato d’emergenza nazionale ed erogato 103 milioni di euro (con il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani che ha stimato i danni in un miliardo e mezzo), è figlio anche del nuovo clima.

“Quando si pianificano opere pubbliche che hanno un respiro di un centinaio di anni come autostrade, ferrovie o il Ponte sullo Stretto, bisogna tenere conto dei cambiamenti che abbiamo sotto agli occhi” fa notare Davide Faranda, climatologo siciliano che lavora al Cnrs francese (il Centre National de la Recherche Scientifique) come direttore di ricerca.

Faranda è anche fra gli autori del capitolo sugli eventi estremi che uscirà con il prossimo rapporto dell’Ipcc (International Panel on Climate Change), l’ente delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico. Con un gruppo internazionale di climatologi (inclusi i colleghi di enti di ricerca italiani come Cnr, Ingv, Ogs e Ictp) ha pubblicato una ricerca su ClimaMeter per definire il ruolo del cambiamento climatico nella formazione di Harry: “Un ciclone come non ne avevo mai visti prima”.

Case distrutte sul lungomare di Mascali (catania)

Case distrutte sul lungomare di Mascali (catania)

 

Figlio del cambiamento climatico?

“I cicloni con questa traiettoria non sono nuovi. Quello che nel nostro studio associamo al cambiamento climatico è l’aumento della forza del vento. Le depressioni mediterranee simili a Harry hanno venti più intensi del 15%, cioè di circa 8 chilometri all’ora, rispetto al passato. Questo rafforzamento nasce dall’aumento delle temperature del mare”.

Nel vedere case e strade distrutti ci siamo chiesti quanto sarebbe sicuro il Ponte.

“Non credo che si possa dubitare addirittura della sicurezza del Ponte. Quello che dovremmo chiederci riguarda invece la sua operabilità. I ponti, in caso di vento troppo forte, sono infatti costretti a chiudere”.

I cicloni simili a Harry diventeranno ancora più numerosi se il clima si riscalderà ulteriormente?

“Non necessariamente più numerosi. Quel che abbiamo osservato è che ad aumentare è la frequenza dei cicloni molto intensi”.

Con quali conseguenze sulle infrastrutture?

“Il clima sta cambiando così rapidamente che anche le specifiche ingegneristiche per ponti, ferrovie e strade dovranno adeguarsi. Eventi meteo estremi che prima avevano probabilità molto piccole di accadere, ora hanno semplicemente probabilità piccole. Questo vuol dire che non possono essere trascurate da chi costruisce opere destinate a durare. Nel caso dei cicloni dobbiamo considerare i rischi posti da vento, onde e pioggia contemporaneamente. Le tecnologie esistono, abbiamo i mezzi per realizzare infrastrutture sicure, però bisogna partire da un progetto che tenga conto fin dall’inizio delle condizioni mutate”.

Nel caso del Ponte vede rischi specifici?

“I piloni non sono direttamente sul mare e il Ponte è ovviamente troppo alto per essere raggiunto dalle onde, anche in caso di tsunami. Però ci sono le opere propedeutiche e le infrastrutture collegate da considerare. I lungomari delle coste ionica e tirrenica sono urbanizzati dagli anni ’60 e ’70. Molte delle strade e degli edifici litoranei sono costruiti su terreno che in precedenza era spiaggia. Nel frattempo l’erosione l’ha intaccato, il mare si è innalzato di 20 centimetri dall’epoca preindustriale, con il vento che solleva quindi onde più alte. Le foci dei fiumi non riescono a sversare in mare tutta l’acqua caduta con le piogge torrenziali. Anche un’infrastruttura realizzata per resistere a uno di questi fattori si trova in difficoltà di fronte a un tale attacco congiunto”.

Come andranno ricostruite case e strade distrutte da Harry?

“Ripartendo da zero. Sono originario di Sant’Agata di Militello, sulla costa nord della Sicilia. Molti lungomare sono stati distrutti nel corso degli anni dai cicloni mediterranei, ma non è mai stato possibile ricostruirli. Ogni volta che riprendiamo una mappa originaria per fare un nuovo progetto, infatti, ci accorgiamo che dove c’erano spiagge, strade e case oggi c’è direttamente il mare. La sola strada per interrompere la catena di distruzioni è ridurre le emissioni di anidride carbonica per bloccare alla fonte i cambiamenti climatici”.

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