La provincia di Trento ha deciso di inserire il fiordaliso – il Cyanus segetum, in particolare – tra le piante necessarie da tutelare. Una scelta che aggiunge il fiore alle specie vegetali considerate a rischio. Niente raccolta, danneggiamento né commercializzazione dei fiordalisi in montagna. La conseguenza, in caso contrario, è una multa che varia dai 13 ai 133 euro per ogni pianta toccata. L’obiettivo è quello di provare a salvaguardare l’ambiente alpino.
«Il fiordaliso, specialmente quello di campo, è un fiore diventato rarissimo a causa dell’agricoltura intensiva e all’impiego di sostanze chimiche – spiega Francesco Petretti, biologo e docente all’Università degli studi di Perugia – È una pianta spontanea, raccolta purtroppo in maniera indiscriminata a causa dell’immagine del “mazzolin di fiori che vien dalla montagna”».
Già qualche settimana fa l’ultimo monitoraggio condotto dai ricercatori Eurac aveva confermato un quadro critico, delineato precedentemente anche dal Rapporto mo…
La provincia di Trento ha deciso di inserire il fiordaliso – il Cyanus segetum, in particolare – tra le piante necessarie da tutelare. Una scelta che aggiunge il fiore alle specie vegetali considerate a rischio. Niente raccolta, danneggiamento né commercializzazione dei fiordalisi in montagna. La conseguenza, in caso contrario, è una multa che varia dai 13 ai 133 euro per ogni pianta toccata. L’obiettivo è quello di provare a salvaguardare l’ambiente alpino.
«Il fiordaliso, specialmente quello di campo, è un fiore diventato rarissimo a causa dell’agricoltura intensiva e all’impiego di sostanze chimiche – spiega Francesco Petretti, biologo e docente all’Università degli studi di Perugia – È una pianta spontanea, raccolta purtroppo in maniera indiscriminata a causa dell’immagine del “mazzolin di fiori che vien dalla montagna”».
Già qualche settimana fa l’ultimo monitoraggio condotto dai ricercatori Eurac aveva confermato un quadro critico, delineato precedentemente anche dal Rapporto mondiale sulla biodiversità 2019: flora e fauna selvatiche locali sono «sottoposte a una pressione senza precedenti», schiacciate tra «la morsa del cambiamento climatico» e, appunto, «l’impatto dell’agricoltura intensiva».
Non solo. A determinare il rischio per queste specie è anche l’intensificarsi dei flussi turistici, soprattutto estivi, verso le località montane, e delle Alpi trentine in particolare. «Il rischio, nelle zone più frequentate, è quello di fare una vera e propria spoliazione» continua Petretti. «Queste piante hanno dei ritmi di crescita molto lenti. Una volta estirpate possono impiegare diversi anni per riformarsi. Per questo motivo, secondo me, accanto alla multa bisognerebbe pensare a una campagna educativa».
La regola adottata dalla provincia di Trento vale per tutte le specie vegetali in fase di tutela. Distrutte, danneggiate, raccolte e commercializzate. La lista comprende, tra le altre, la stella alpina, l’agrifoglio, il pungitopo, il narciso selvatico, alcune varietà di ninfe e il ranuncolo di Kerner. A mancare all’appello quelle coltivate in maniera volontaria. In alcuni casi, è consentita la raccolta fino a un massimo di cinque steli fioriferi. In altri, la quantità aumenta fino a 0.5-2 chili a seconda della specie: di queste fanno parte, per esempio, ortiche, camomille, biancospini, alloro, e frutti del sambuco. Attenzione però a non estirpare tuberi e radici.
«Queste modifiche testimoniano la forte attenzione dell'amministrazione verso le realtà in quota, a iniziare dal mondo delle malghe e dell’agriturismo, per una montagna viva, abitata e ricca di attività», ha dichiarato l’assessore Roberto Failoni. A proporre un’ulteriore azione di salvaguarda è proprio Petretti. «Non estirpare i fiori deve diventare un elemento culturale. Nei parchi nazionali spesso compaiono pannelli con i nomi e le quote delle vette che abbiamo di fronte. È bello, perché insegnano qualcosa sulle montagne che ci circondano. Sarebbe altrettanto bello se comparissero pannelli con il nome delle piante, insieme a qualche notizia di biologia. Sarebbe così l’occasione per trasformarle nelle protagoniste delle nostre escursioni».