Cronaca

Regeni, il processo riparte a febbraio e lo Stato pagherà i consulenti tecnici della difesa

Regeni, il processo riparte a febbraio e lo Stato pagherà i consulenti tecnici della difesa

La Consulta accoglie il ricorso e rimette in moto il dibattimento, la sentenza arriverà entro l’estate

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La Corte costituzionale dà ragione alle difese, ma salva il processo ai presunti assassini di Giulio Regeni. Anzi, lo rimette in moto. La Consulta ha dichiarato incostituzionale una norma del codice di procedura penale che, nella speciale ipotesi di giudizio in assenza introdotta proprio per il processo per l’uccisione di Giulio Regeni, non garantiva la copertura economica dello Stato per il consulente tecnico di parte nominato dal difensore d’ufficio. Una lacuna che, secondo i giudici costituzionali, violava l’articolo 24 della Costituzione e il diritto di difesa.

La decisione ha un effetto immediato e concreto: rimuove l’ultimo ostacolo procedurale che aveva rallentato il dibattimento davanti alla Corte d’assise di Roma e consente al processo Regeni di ripartire entro la fine del mese, con l’obiettivo – ora realisticamente alla portata – di arrivare a sentenza entro l’estate.

Il nodo era tecnico. La questione nasce nel dibattimento riaperto dopo la sentenza n. 192 del 2023, con cui la stessa Corte costituzionale aveva consentito di procedere in assenza nei confronti degli imputati egiziani, nonostante l’impossibilità di dimostrare che fossero stati messi concretamente a conoscenza del processo, a causa della mancata cooperazione dello Stato di appartenenza. Una scelta eccezionale, giustificata dalla natura dei reati contestati – sequestro di persona, torture, lesioni e omicidio pluriaggravato – e dal rischio che l’inerzia internazionale producesse una sostanziale impunità.

Nel corso del dibattimento, il collegio aveva disposto una perizia di traduzione dall’arabo di un documento ritenuto rilevante ai fini del giudizio. I difensori d’ufficio degli imputati avevano chiesto di poter nominare un consulente tecnico di parte a spese dello Stato, sollevando però, contestualmente, una questione di legittimità costituzionale: la disciplina vigente non prevedeva, in quel tipo di processo in assenza, l’anticipazione erariale degli onorari e delle spese del consulente. In altre parole, alle difese era riconosciuto formalmente un diritto, ma senza gli strumenti economici per esercitarlo davvero.

La Consulta ha accolto l’obiezione. Nella sentenza si ribadisce che l’ausilio delle conoscenze tecnico-scientifiche non è un accessorio, ma parte integrante dell’esercizio della difesa.

Il vulnus costituzionale, scrive la Corte, va sanato introducendo un meccanismo di anticipazione da parte dello Stato degli onorari e delle spese del consulente, con la possibilità di recuperare le somme nel caso in cui gli imputati divengano successivamente reperibili.

In attesa di questa decisione il processo è restato bloccato per cinque mesi. Ora potrà ripartire, più solido, sul piano delle garanzie. E senza più alibi procedurali, verso una sentenza che per la prima volta appare davvero possibile dieci anni dopo l’assassinio di Giulio.

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