Fa troppo freddo per la Luna. Il lancio della missione Artemis II diretta verso il satellite è stato rimandato a causa dell’ondata di gelo che si è allungata fin sulla Florida. Il gigantesco razzo Sls, alto 98 metri, è già sulla rampa di lancio di Cape Canaveral. Per oggi era prevista la prova generale della partenza. I quattro astronauti avrebbero dovuto vestirsi con le tute spaziali, entrare nella capsula Orion e simulare il conto alla rovescia. La Nasa ha deciso però di rimandare il test finale a lunedì, così come la delicata operazione di riempimento dei serbatoi.
Proprio mercoledì scorso a Cape Canaveral si erano ricordati i 40 anni dalla tragedia dello Shuttle Challenger, esploso il 28 gennaio 1986, 72 secondi dopo il decollo. Una commissione d’inchiesta aveva attribuito proprio al gelo la colpa di quell’incidente. Il freddo avrebbe fatto perdere elasticità a una guarnizione del serbatoio. La fuoriuscita di carburante ha causato l’esplosione in cui sono morti sette astronauti.
Lancio rimandato
Stavolta la Nasa non ha voluto correre rischi. Il ritardo nel riempimento dei serbatoi farà slittare anche il lancio vero e proprio di Artemis II. Inizialmente previsto per il 6 febbraio, è stato spostato a non prima dell’8. Gli astronauti (tre americani e un canadese) allungheranno di un paio di giorni la quarantena cui sono sottoposti a Houston. Il periodo di isolamento iniziato il 26 gennaio – possono incontrare solo familiari e personale Nasa, sempre usando la mascherina – serve a sventare il rischio di sviluppare malattie infettive nello spazio.
Se il lancio dovesse essere rimandato oltre l’8 febbraio (il margine è solo di tre giorni), Terra e Luna potrebbero perdere l’allineamento favorevole che si verifica circa una volta al mese. Nel caso in cui si slitti oltre fine marzo, il razzo dovrebbe tornare nell’hangar per delle manutenzioni.
Un otto intorno alla Luna
Se l’8 febbraio tutto andrà liscio, invece, l’essere umano tornerà a lambire la Luna per la prima volta dalla fine del programma Apollo, nel 1972. La missione Artemis II non prevede l’allunaggio. Il ritorno di uno stivale umano sulla regolite lunare dovrebbe avvenire nella missione successiva, Artemis III, formalmente prevista nel 2027, ma ancora in alto mare. Fra gli astronauti candidati al ritorno sulla Luna ci sono anche gli italiani Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano, nella speranza che le difficoltà tecniche che la Nasa ha di fronte non facciano allungare troppo i tempi.
La tappa attuale, Artemis II, prevede il viaggio fino al satellite, il sorvolo del lato nascosto – portando gli esseri umani alla massima distanza mai raggiunta dalla Terra – e il ritorno dopo dieci giorni nello spazio seguendo una traiettoria a forma di otto.
I timori per la tenuta dello scudo termico
Se oggi è il gelo a spingere la Nasa alla cautela, al rientro sarà il caldo a tenere all’erta i tecnici dell’agenzia spaziale. Durante il lancio di prova senza astronauti a bordo – la missione Artemis I del 2022 – Sls aveva mostrato problemi durante il rientro. Il calore generato dall’attrito con l’atmosfera (fino a 2.700 gradi) non era stato tollerato alla perfezione dallo scudo termico montato sulla testa del razzo, che si era danneggiato più del previsto. Né oggi la Nasa sembra aver trovato soluzioni innovative. Per Artemis II ha scelto di modificare la traiettoria di rientro, anziché installare un nuovo scudo termico facendo aumentare i costi, che già si aggirano attorno ai 20 miliardi di dollari.
Charles Camarda, ex astronauta della Nasa con un dottorato in ingegneria aerospaziale, sostiene che non aver risolto alla radice il problema dello scudo termico metterà a rischio Artemis II e la vita del suo equipaggio. Ha scritto una lettera allarmata al direttore della Nasa Jared Isaacman e pubblicato un post su X: “L’attuale scudo termico di Artemis non è sicuro. La Nasa non ha compreso la vera causa dei problemi di Artemis I. Lo scudo termico attuale è denso, non poroso, si sfalderà e spaccherà in grossi frammenti”.
The current Artemis heatshield is not safe. NASA does not understand the root cause and did not recreate the failure mechanism of Artemis I in tests. The current heatshield is dense/NON-POUROUS and will spall and crack in large chunks. https://t.co/wx3vEBPGVS
— Charlie Camarda PhD (@CharlieCamarda) March 28, 2025
La competizione con la Cina
La Cina nel frattempo sta allestendo un programma lunare parallelo, con un razzo e una capsula di atterraggio più leggeri e facili da gestire rispetto a quelli di Artemis III. Il Senato americano, nell’affidare a Isaacman (un miliardario amico di Elon Musk) la direzione della Nasa a dicembre dell’anno scorso, era stato chiarissimo: “Suo compito sarà portare avanti Artemis 3 e far atterrare degli Americani sulla Luna prima della Cina”. Secondo le previsioni più realistiche, le agenzie spaziali dei due Paesi rivali potrebbero raggiungere il suolo lunare intorno al 2030. Se la prossima impronta sarà quella di un astronauta o di un taikonauta, però, resta ancora tutto da vedere.