✕

Oggi verdetto per Maja T., il caso Salis tedesco: “Rischio 24 primavere in una cella a Budapest”

(afp)

Ascolta l'audio

L’attivista, estradata in Ungheria, è accusata di lesioni per i pestaggi avvenuti l’11 febbraio 2023 in Ungheria nel Giorno dell’onore. Aveva denunciato, come l’eurodeputata italiana, mesi di isolamento e condizioni detentive degradanti. Tensione davanti al tribunale
3 minuti di lettura

«Cosa mi aspetto? È difficile dirlo, so che il desiderio della magistratura è di condannarmi a vent’anni di carcere. Ma so che dopotutto non è finita: c’è la solidarietà, c’è la mia famiglia, c’è la primavera e posso andare in cortile a raccogliere un mazzolino di fiori per la mia stanza. La guardia li butterà perché è proibito tenere una pianta qui, ma la vita non si può buttare».

I fatti di Budapest

Parla, per la prima volta in italiano dal carcere di Budapest, in attesa del giudizio che oggi pronuncerà il tribunale magiaro, Maja T., 25 anni, attivista antifascista, persona non binaria, considerata l’Ilaria Salis tedesca per le tante analogie che legano il suo caso a quello dell’eurodeputata. Almeno fin qui. Perché per Maja T. è probabile arriverà una condanna pesante. È accusata di violenti pestaggi avvenuti l’11 febbraio del 2023 in Ungheria, durante il cosiddetto Giorno dell’Onore, il raduno di nostalgici delle SS che ogni anno sfilano a Budapest. E rischia fino a 24 anni di carc…

«Cosa mi aspetto? È difficile dirlo, so che il desiderio della magistratura è di condannarmi a vent’anni di carcere. Ma so che dopotutto non è finita: c’è la solidarietà, c’è la mia famiglia, c’è la primavera e posso andare in cortile a raccogliere un mazzolino di fiori per la mia stanza. La guardia li butterà perché è proibito tenere una pianta qui, ma la vita non si può buttare».

I fatti di Budapest

Parla, per la prima volta in italiano dal carcere di Budapest, in attesa del giudizio che oggi pronuncerà il tribunale magiaro, Maja T., 25 anni, attivista antifascista, persona non binaria, considerata l’Ilaria Salis tedesca per le tante analogie che legano il suo caso a quello dell’eurodeputata. Almeno fin qui. Perché per Maja T. è probabile arriverà una condanna pesante. È accusata di violenti pestaggi avvenuti l’11 febbraio del 2023 in Ungheria, durante il cosiddetto Giorno dell’Onore, il raduno di nostalgici delle SS che ogni anno sfilano a Budapest. E rischia fino a 24 anni di carcere per lesioni giudicate «potenzialmente mortali» dal pubblico ministero, mentre la difesa contesta dall’inizio «l’insussistenza delle prove a carico di Maja T. e la sproporzione dell’impianto accusatorio».

«Ho sempre avuto la sensazione che non avrei potuto far cambiare idea al giudice», racconta nell’intervista rilasciata il 21 gennaio scorso alla filmmaker e giornalista Marta Massa.

L’estradizione illegittima

Maja T. era stata arrestata in un ostello di Berlino nel dicembre del 2023 e trasferita nel carcere di Dresda. Nel cuore della notte del 28 giugno 2024, intorno alle 2, in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale, era stata prelevata, fatta salire in elicottero e consegnata ad agenti di polizia viennesi che l’avevano immediatamente accompagnata in auto al confine ungherese. Una procedura fulminea, tanto che quando la Corte federale costituzionale di Karlsruhe alla quale l’avvocato aveva fatto ricorso ha giudicato illegittima l’estradizione e ha disposto la sospensione del provvedimento, Maja era già nelle mani delle autorità di Budapest.

E lì è rimasta reclusa per tutta la durata del processo, trasportata in aula con i polsi e le caviglie ammanettati e una sorta di guinzaglio, come Salis, denunciando condizioni detentive dure, le perquisizioni intime, l’isolamento per 23 ore in una cella di 6-7 metri quadrati.

La difesa del sistema penitenziario ungherese

Il Servizio penitenziario ungherese – in una nota che ha allegato per concedere l’autorizzazione all’intervista a Maja T. – «respinge fermamente qualsiasi accusa che descriva le condizioni e le procedure carcerarie in Ungheria come disumane o degradanti. Alcuni detenuti – spiega - sono collocati in celle singole, ma queste non sono celle di isolamento, ma una forma di detenzione prevista dalla legge, che può essere utilizzata, tra le altre cose, per motivi di sicurezza e che serve gli interessi e la protezione del detenuto». Ancora, dal fanno sapere che «le misure relative alle perquisizioni personali e degli indumenti sono comuni nelle carceri di tutto il mondo. Sono sempre effettuate da una persona dello stesso sesso e qualsiasi trattamento umiliante è proibito». E «a tutti i detenuti negli istituti penitenziari ungheresi sono garantiti i diritti sanciti dalla legge».

La denuncia delle condizioni detentive

«La mia cella – aveva invece raccontato l’attivista prima di iniziare uno sciopero della fame di più di un mese - è stata sottoposta a videosorveglianza costante per oltre tre mesi. Per più di sette mesi, mi è stato imposto di indossare le manette ogni volta che uscivo dalla cella, a volte anche all’interno. Gli agenti effettuano ispezioni visive della mia cella ogni ora, anche di notte, durante le quali accendono sempre la luce. Sono sottoposta a perquisizioni intime che mi costringono a spogliarmi completamente. La mia cella è costantemente infestata da cimici e scarafaggi, con poca luce e poco cibo».

Nel corso delle udienze aveva rifiutato la proposta di patteggiamento avanzata dal pm ungherese: 14 anni di carcere in cambio dell’ammissione di colpevolezza. A lei era andato il primo pensiero di Salis una volta ottenuta l’immunità: “Dobbiamo riportare anche Maja in Germania, dev’essere processata lì – aveva detto l’eurodeputata – In Ungheria non può esserci detenzione dignitosa né un processo giusto ed equo”. E di lei si era anche occupato il fumettista Zerocalcare nel suo ultimo lavoro, Nel nido dei serpenti, pubblicato da Bao publishing e Momo edizioni.

La tensione fuori dal tribunale e le proteste

Oggi il verdetto. Per lei e altri due militanti: Gabri e Anna. Grande il dispiegamento di forze dell’ordine davanti al tribunale dove ci sono antifascisti e neonazisti dell’ HIVM, il movimento giovanile delle Sessantaquattro Contee. E proteste, a partire dalle 18, sono già annunciate in numerose città: non solo a Budapest, ma anche a Berlino, Amburgo, Francoforte, Brema, Stoccarda, Hannover, Lipsia, Hildesheim.

Leggi i commenti