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Ungheria, ancora un processo farsa: condannati la Salis tedesca e un italiano

Maya T. all'uscita dall'aula dopo la lettura della sentenza 

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Otto anni a Maja T., sette al militante Gabriele Marchesi. Tra due mesi le elezioni politiche cruciali per il regime di Orban
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BERLINO – Otto anni di carcere a Maja T., sette a Gabriele Marchesi, due anni ad Anna M: l’Ungheria dei processi-farsa colpisce ancora. A due mesi dalle elezioni politiche più importanti dell’interminabile regime di Viktor Orban, il tribunale di Budapest ha condannato i tre attivisti di sinistra a lunghe pene detentive perché sarebbero «membri di un’organizzazione criminale» che avrebbe aggredito dei neonazisti. Sono bastati trenta minuti di consiglio per emettere un verdetto che forse era scritto da tempo.

La lettura della sentenza

Durante l’udienza, Maja ha detto «sappiamo tutti che tipo di condanna vuole il premier ungherese». Dopo la lettura della sentenza ha fatto sapere che ricorrerà in appello. Quando l’hanno portata via in manette, in aula è scoppiato un lungo applauso, un coro «free Maja» e alcuni amici hanno srotolato uno striscione “Non sei sola”. Lei si è girata verso i banchi e ha accennato un sorriso. Avendo chiesto l’appello, per ora non potrà essere estradata in German…

BERLINO – Otto anni di carcere a Maja T., sette a Gabriele Marchesi, due anni ad Anna M: l’Ungheria dei processi-farsa colpisce ancora. A due mesi dalle elezioni politiche più importanti dell’interminabile regime di Viktor Orban, il tribunale di Budapest ha condannato i tre attivisti di sinistra a lunghe pene detentive perché sarebbero «membri di un’organizzazione criminale» che avrebbe aggredito dei neonazisti. Sono bastati trenta minuti di consiglio per emettere un verdetto che forse era scritto da tempo.

La lettura della sentenza

Durante l’udienza, Maja ha detto «sappiamo tutti che tipo di condanna vuole il premier ungherese». Dopo la lettura della sentenza ha fatto sapere che ricorrerà in appello. Quando l’hanno portata via in manette, in aula è scoppiato un lungo applauso, un coro «free Maja» e alcuni amici hanno srotolato uno striscione “Non sei sola”. Lei si è girata verso i banchi e ha accennato un sorriso. Avendo chiesto l’appello, per ora non potrà essere estradata in Germania. E le sono stati negati i domiciliari. Konrad Litschko, che per il quotidiano Taz ha seguito il processo dall’inizio, ci spiega al telefono che «l’appello potrebbe servire anche a far approdare il caso alla Corte di Giustizia europea».

Il “processo spettacolo”

Ma intanto il padre, Wolfram Jarosch, parla di «un processo-spettacolo». Per lui «è chiaro cosa significhi l’autocrazia in Ungheria: lo stesso premier Orban ha insinuato si sia trattato di terrorismo e ha chiesto una pena dura». In Ungheria i movimenti di sinistra “Antifa” sono considerati organizzazioni terroristiche. A prescindere. E le procure sono sotto il controllo del regime.

La malafede del governo

Puntuale, Zoltan Kovacs, portavoce dell’autocrate magiaro, ha dimostrato la malafede del governo, mettendo il processo in relazione con quello contro Ilaria Salis e accusando la tedesca di una «brutale aggressione». Mentre anche Salis ha parlato ieri di «processo farsa» contro Maja. Ma Orban ha un disperato bisogno di trovarsi nemici per la campagna elettorale: per la prima volta in sedici anni rischia di perdere le elezioni. Il suo avversario, Peter Magyar, è avanti nei sondaggi da mesi.

I neonazisti

Maja T. è accusata di aver partecipato tre anni fa ad aggressioni contro alcuni neonazisti che si erano radunati per uno degli appuntamenti più sinistri in Europa. Nella cosiddetta “Giornata dell’onore” skinhead di tutto il continente si incontrano a Budapest per ricordare la battaglia dei nazisti contro l’assedio dell’Armata rossa, nel 1945. L’attacco sarebbe avvenuto a margine della manifestazione.

Per la Germania la detenzione è incostituzionale

Ieri mattina il padre ha ricordato che contro di lei non c’è uno straccio di prova. In Germania la sua detenzione a Budapest è anche considerata incostituzionale: alla fine del 2024 l’attivista era stata precipitosamente consegnata alle autorità ungheresi da un tribunale della Turingia. Poche ore dopo la Corte costituzionale aveva dichiarato illegittima l’estradizione.

Il “processo pilotato”

Il processo è stato seguito da vicino da Zerocalcare e Mattia Tombolini, l’editore di Momo. Il fumettista ha dedicato a Maja il suo ultimo libro, Nel nido dei serpenti. A Repubblica Tombolini ha dichiarato a caldo che quello a Maja «è un processo pilotato, dove per quanto si possa argomentare e portare prove, niente può scalfire una sentenza. L’accusa non ha mostrato mezza prova della presenza di Maja e degli altri, nessun video, nessuna testimonianza, niente».

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