Sono accusati di pestaggi, insulti razzisti, violenze, umiliazioni, vessazioni, torture. Sbarca in tribunale con dodici poliziotti a giudizio, fra cui quattro per tortura, il secondo troncone della maxi-inchiesta sulle violenze in Questura a Verona da parte un gruppo di quasi una ventina di poliziotti delle Volanti.
Dodici a giudizio, tre condannati in abbreviato
Così ha deciso il giudice al termine dell’udienza preliminare che ha visto uscire dal procedimento con tre condanne - una multa di 200 euro per omessa denuncia, una condanna a 5 mesi e 10 giorni per falso e una a 4 mesi per lesioni – tre degli agenti indagati, mentre una terza è stata assolta. Per altri dodici colleghi invece il processo parte adesso e le accuse sono gravissime: lesioni, torture, peculato, falsi ripetuti per nascondere le violenze sistematiche a cui i fermati venivano sottoposti.
Il filone principale
Un quadro già emerso nel filone principale, che ha visto andare a giudizio immediato gli ex poliziotti Alessan…
Sono accusati di pestaggi, insulti razzisti, violenze, umiliazioni, vessazioni, torture. Sbarca in tribunale con dodici poliziotti a giudizio, fra cui quattro per tortura, il secondo troncone della maxi-inchiesta sulle violenze in Questura a Verona da parte un gruppo di quasi una ventina di poliziotti delle Volanti.
Dodici a giudizio, tre condannati in abbreviato
Così ha deciso il giudice al termine dell’udienza preliminare che ha visto uscire dal procedimento con tre condanne - una multa di 200 euro per omessa denuncia, una condanna a 5 mesi e 10 giorni per falso e una a 4 mesi per lesioni – tre degli agenti indagati, mentre una terza è stata assolta. Per altri dodici colleghi invece il processo parte adesso e le accuse sono gravissime: lesioni, torture, peculato, falsi ripetuti per nascondere le violenze sistematiche a cui i fermati venivano sottoposti.
Il filone principale
Un quadro già emerso nel filone principale, che ha visto andare a giudizio immediato gli ex poliziotti Alessandro Migliore e Loris Colpini, accusati di aver torturato, picchiato e umiliato diverse persone in stato di fermo o arresto, perlopiù tossicodipendenti o stranieri senza fissa dimora e di aver taroccato i verbali per nasconderlo. “Le prove sono inoppugnabili” ha detto in aula l’accusa, che in tribunale ha mostrato i video di fermati usati come se fossero stracci per pulire l’urina o aggrediti con spray al peperoncino mentre erano a terra inerti, prima di chiedere 7 anni e 4 mesi per Migliore, accusato anche di rifiuto e omissione di atti d’ufficio, e 3 anni e 10 mesi a Loris Colpini.
I 12 rinviati a giudizio
Episodi del tutto analoghi a quelli contestati ai colleghi ieri rinviati a giudizio, perché torture, vessazioni e falsi per coprirle a Verona erano metodo di cui adesso dovranno rispondere: Francesco Fabio Bonvissuto, Massimiliano Miniello, Giuseppe Tortora, Davide Bernardelli, Filippo Failla Rifici, Roberto Da Rold, Alessia Pirrello, Michele Tubaldo, Giuseppe Orazio Polito, Jonathan Busà, Angelo Domenico Matraxia ed Elisa Balzamo. Alcuni sono accusati di essere autori di inenarrabili violenze, altri di aver chiuso gli occhi di fronte agli orrori che venivano commessi nella stanza dei fermati – l’Acquario, lo chiamavano – altri ancora di aver alterato i verbali per nasconderlo o di averne confezionati alcuni totalmente falsi, in tre di aver chiuso gli occhi di fronte a reati in cambio di favori come un tavolo sempre riservato in discoteca.
I quattro agenti accusati di tortura
Le posizioni più gravi sono quelle di Davide Bernardelli, Filippo Failla Rifici, Roberto Da Rold e Alessia Pirrello, tutti accusati di tortura nei confronti di due diversi fermati. Filmati e intercettazioni ne raccontano le ripetute violenze, i pestaggi, l’utilizzo sistematico dello spray al peperoncino, calci e pugni rifilati senza motivo a persone trascinate in questura.
L’intercettazione che ha fatto partire l’inchiesta
Alcuni soggetti invece – secondo l’accusa – venivano illecitamente trattati con i guanti, come il buttafuori di una discoteca che agli agenti garantiva ingressi, tavoli e bevute gratis. Tanto bastava per considerarlo “un amico” e salvarlo da una perquisizione che aveva portato al ritrovamento di diverse armi. È lui stesso a raccontarlo, non sapendo di essere intercettato. Da lì è partita l’inchiesta su un gruppo di poliziotti che si è allargato fino a contare ventisei agenti e “l’abitudine ampiamente diffusa tra gli operanti delle Volanti di percuotere i soggetti nei corridoi o nel tunnel della questura in quanto privi di videosorveglianza”, di picchiarli, vessarli, persino derubarli dei pochi averi – due pacchetti di sigarette e 40 euro usati alla macchinetta – per poi nascondere tutto alterando gli atti.
"Negare, negare sempre”
“Tutte le persone offese, che tra loro non si conoscono, hanno riferito di essere state percosse e spruzzate senza che l’uso dello spray sia mai stato verbalizzato”, si legge nelle carte. Ma nessuno dei poliziotti ha mai ammesso gli abusi, se non quelli ripresi dalle telecamere. Anzi, ha sottolineato la gip, tutti hanno tentato di “negare, negare, negare sempre” anche quando le intercettazioni raccontavano un’altra realtà. “Sull’uso del tunnel della Questura come luogo non ripreso dalle telecamere abitualmente usato dai poliziotti per percuotere i fermati senza essere filmati tutti i poliziotti che hanno scelto di rispondere - spiegava il gip nell’ordinanza - hanno avuto l’ardire, anche in questo caso coesi e compatti, di “negare” o comunque di affermare di “non sapere”, nonostante le evidenze ricavabili dal dialogo intercettato”. Con nonchalance, come fatto in precedenza con gli atti confezionati per coprire gli abusi, “hanno cercato di costruire una versione comune degli eventi che non è conforme alla realtà, evidentemente perché hanno necessità di occultare il reale svolgersi degli accadimenti. Elementi che anche durante il processo avranno un peso”.