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Un cuore artificiale oppure lo stop alle terapie, il dilemma dei medici

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Il biotecista: trattamenti altamenti invasivi senza possibilità di sopravvivenza sono come una tortura e vanno interrotti
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Sono i giorni delle scelte, che ricadono sulle spalle del medici della cardiochirurgia del Monaldi ma anche degli esperti esterni convocati per domani “al letto del paziente”. Il bambino resta in lista di attesa per il trapianto, ma le sue condizioni, e anche la consulenza molto pessimistica del Bambino Gesù, rendono necessario un monitoraggio costante. Indirizzare un cuore a chi non può più riceverlo sarebbe un nuovo errore, perché toglierebbe l’organo a un altro bambino malato.

Il cuore artificiale

Così domani gli esperti diranno come procedere. La prima opzione è lasciare ancora il bambino di due anni e mezzo nella lista di attesa per il trapianto di cuore. Nel comunicato di ieri del Monaldi, si aggiunge che durante l’incontro si valuteranno intanto “anche ulteriori trattamenti terapeutici in aggiunta al trapianto2. Probabilmente si fa riferimento al cosiddetto Berlin heart, cioè un cuore artificiale usato per i bambini. “Si tratta di un ventricolo di silicone che pompa sangue da…

Sono i giorni delle scelte, che ricadono sulle spalle del medici della cardiochirurgia del Monaldi ma anche degli esperti esterni convocati per domani “al letto del paziente”. Il bambino resta in lista di attesa per il trapianto, ma le sue condizioni, e anche la consulenza molto pessimistica del Bambino Gesù, rendono necessario un monitoraggio costante. Indirizzare un cuore a chi non può più riceverlo sarebbe un nuovo errore, perché toglierebbe l’organo a un altro bambino malato.

Il cuore artificiale

Così domani gli esperti diranno come procedere. La prima opzione è lasciare ancora il bambino di due anni e mezzo nella lista di attesa per il trapianto di cuore. Nel comunicato di ieri del Monaldi, si aggiunge che durante l’incontro si valuteranno intanto “anche ulteriori trattamenti terapeutici in aggiunta al trapianto2. Probabilmente si fa riferimento al cosiddetto Berlin heart, cioè un cuore artificiale usato per i bambini. “Si tratta di un ventricolo di silicone che pompa sangue dall’esterno — spiega Carlo Pace Napoleone, direttore della cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino — Il problema è che per farlo funzionare è necessario mettere nel torace delle cannule che sono a rischio infezioni. E il bambino di Napoli è immunodepresso perché è stato trapiantato”. I farmaci che riducono il rischio di rigetto mettono infatti a rischio di sviluppare infezioni gravi, e il bambino tra l’altro ne ha già una, come hanno detto anche i medici del Bambino Gesù. Il Berlin heart di solito si usa per chi aspetta il trapianto perché il suo cuore non funziona più. “Su un nostro paziente lo abbiamo usato per due anni”, dice il dottore.

Se esce dalla lista di attesa

Gli esperti riuniti al Monaldi, però, domani potrebbero anche dire che il bambino non può più stare nella lista di attesa. A quel punto cambierà lo scenario, in modo drammatico. Il paziente è attaccato all’Ecmo, la macchina per la circolazione extracorporea ormai dal 23 dicembre dell’anno scorso, cioè da più di 50 giorni. “Se diranno che non è trapiantabile — dice Pace Napoleone — dovranno riunire una commissione e valutare il caso. Se venisse tolto dalla lista non avrebbe più senso tenerlo in vita”. Secondo Alessandro Simonini, responsabile della sezione materno infantile della Società italiana di anestesia e rianimazione, che lavora in cardiochirurgia nelle Marche “va creata una équipe con un intensivista, un cardiologo, un cardiochirurgo un pediatra. Vanno poi coinvolti i genitori, il comitato etico e bisogna valutare la prognosi”. È questo gruppo che dovrebbe decidere se staccare la spina. “L’esperienza dice di non mollare con i bambini, perché hanno capacità di ripresa — dice ancora Simonini — Prolungare i tentativi ci sta. È vero però che una permanenza in Ecmo così prolungata come quella del bambino di Napoli impatta sulle condizioni di salute”. L’Ecmo viene staccato, spiega Pace Napoleone “quando c’è un’emorragia cerebrale massiva o un’embolia che porta alla morte cerebrale. Ma si decide di staccare anche quando a casa di una serie di problemi irreparabili agli organi, non ha più senso tenere in vita il paziente. Ma quello lo deve decidere la commissione che segue il caso”.

"No all’accanimento terapeutico”

Carmine Pecoraro è un bioeticista, già direttore del Centro trapianti di rene del Santobono, e oggi è segretario del Comitato di bioetica della Società italiana di pediatria. Se il bambino uscirà dalla lista di attesa per il trapianto, spiega, “andrà risolto un grande dilemma bioetico: qual è il miglior interesse del paziente. Bisogna capire che garantire la persistenza dei processi biochimici che sostengono la vitalità con procedure altamente invasive e senza prospettiva di sopravvivenza equivale a tortura”. Secondo Pecoraro, quindi, “i medici e i bioeticisti sostenuti e confortati da istituzioni come i “comitati etici per la pratica clinica” potranno indicare fino a quando e fino a “quanto” è etico continuare il trattamento. Qualunque pratica non finalizzata alla cura, se non c’è possibilità di sopravvivenza e di qualità di vita, va interrotta per rispettare la dignità della persona”.

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