Moschee vietate a Monfalcone, la comunità musulmana ospitata da due parrocchie
di Alessia CanditoNiente preghiere, niente burqini, niente bici, niente panchine. Niente cricket, niente moschee e persino niente gradini del porticciolo. Nella Monfalcone da anni divenuta casa di un’ampia comunità musulmana, per lo più bengalesi impiegati in Fincantieri e nel suo indotto, anche festeggiare il Ramadan è un problema. Ma a tendere una mano è arrivata la Chiesa.
Orfana di un centro di preghiera dopo la campagna di ordinanze, divieti e contenziosi portata avanti dal centrodestra locale guidato dall’ex sindaca, oggi eurodeputata leghista Annamaria Cisint, la comunità – una delle più ampie del goriziano – ha trovato “casa” in due spazi della diocesi della zona, le Stalle Rosse di Staranzano e l'oratorio di San Michele. A metterli a disposizione, di concerto con il vescovo di Carlo Maria Redaelli, monsignor Paolo Zuttion e don Flavio Zanetti. Perché? “Occorre rispetto reciproco e attenzione all'altro – rispondono - Bisogna superare paure e diffidenze".
Niente preghiere, niente burqini, niente bici, niente panchine. Niente cricket, niente moschee e persino niente gradini del porticciolo. Nella Monfalcone da anni divenuta casa di un’ampia comunità musulmana, per lo più bengalesi impiegati in Fincantieri e nel suo indotto, anche festeggiare il Ramadan è un problema. Ma a tendere una mano è arrivata la Chiesa.
Orfana di un centro di preghiera dopo la campagna di ordinanze, divieti e contenziosi portata avanti dal centrodestra locale guidato dall’ex sindaca, oggi eurodeputata leghista Annamaria Cisint, la comunità – una delle più ampie del goriziano – ha trovato “casa” in due spazi della diocesi della zona, le Stalle Rosse di Staranzano e l'oratorio di San Michele. A metterli a disposizione, di concerto con il vescovo di Carlo Maria Redaelli, monsignor Paolo Zuttion e don Flavio Zanetti. Perché? “Occorre rispetto reciproco e attenzione all'altro – rispondono - Bisogna superare paure e diffidenze".
Del resto, ad accorciare le distanze (mentali) ci si mette anche il calendario. Nel 2026 il periodo di digiuno sacro dell’Islam coincide quasi esattamente con il periodo della Quaresima cattolica. Ed ecco che gli spazi delle due parrocchie sono stati divisi tra le due comunità religiose, in modo che tutti possano professare il proprio culto. I simboli religiosi resteranno, ma ci sarà spazio perché tutti possano pregare il proprio dio. Un messaggio quasi rivoluzionario nella Monfalcone in cui la leghista Annamaria Cisint ha costruito le proprie fortune politiche tuonando contro la presunta “invasione islamica” o paventati “tentativi di sostituzione etnica”.
A non crederci sembra essere in primis la Chiesa, che con la comunità islamica ha un dialogo avviato e rodato, tanto che il vescovo Radaelli è stato fra i primi (e pochi) a fare "gli auguri per il Ramadan ai fratelli musulmani". Senza esitare, ha autorizzato i sacerdoti ad aprire le porte a chi chiedeva solo di poter celebrare secondo il proprio credo una festività. "Tutti hanno diritto di poter professare e pregare secondo la propria esperienza religiosa, senza entrare nelle polemiche", hanno detto monsignor Zuttion e don Flavio Zanetti, che hanno definito “doveroso” rispondere alla richiesta d’aiuto della comunità musulmana, che inutilmente ha provato a costruire un proprio centro di culto.
Negli anni, uno dopo l’altro sono stati chiusi, per l’ultimo è ancora in corso un contenzioso. Risultato, quasi il 30 per cento degli abitanti di Monfalcone, per lo più bengalesi, non ha un posto in cui pregare. Si tratta solo di una delle iniziative con cui il centrodestra cittadino, che adesso ha messo nel mirino anche Fincantieri, ha tentato di isolare sempre di più la comunità precludendole persino gli spazi pubblici, come la scalinata del porticciolo. Circa un mese fa, nei pressi delle gradinate pensate come “anfiteatro naturale” sono spuntati dei cartelli con su scritto “vietato sedersi”. Un’iniziativa che ha suscitato rabbia e indignazione fra i monfalconesi, che si è trasformata in caustica ilarità. E c’è chi durante la sfilata del carnevale non ha dimenticato di presentarsi alla parata con cartelli che recitavano “vietato sedersi” o “vietato cantare”.