“Impugneremo le sentenze”. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, torna sul caso Sea Watch dopo la decisione del tribunale di Palermo che obbliga Viminale, ministero dei Trasporti e dell’Economia e prefettura di Agrigento a risarcire con 70mila euro più interessi l’ong tedesca Sea Watch per aver bloccato ingiustamente Sea Watch 3 dopo il cosiddetto “caso Rackete”.
“Noi – dice il ministro – fino adesso e continueremo a farlo, abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio e quando è stato possibile l'abbiamo impugnato, quindi anche in questo caso faremo così. Quello che voi chiamate blocco navale è un'ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari e quindi è una cosa completamente diversa - aggiunge - Io segnalo solo che con le politiche di questo governo c'è una progressiva riduzione degli arrivi irregolari. Guardate i numeri che riguardano anche quest'anno il calo degli sbarchi, quindi vuol dire che il complesso delle iniziative che stiamo mettendo in campo, anche a prescindere dalle iniziative giudiziarie, sta dando ragione alle politiche del governo”.
Matteo Piantedosi
I soccorsi e il blocco
Il 12 giugno 2019 la Sea Watch 3 soccorre nel Mediterraneo 53 migranti ma subito arriva l’interdizione all’ingresso nelle acque territoriali firmata dai ministri dell’Interno, della Difesa e dei Trasporti, come previsto dal decreto-sicurezza Salvini bis poi abrogato.
La nave resta bloccata in mare per una settimana, undici persone vengono portate a terra per urgenti motivi di salute, ma il 19 giugno Carola Rackete ritenendo la situazione a bordo non più gestibile decide di forzare il blocco e si avvicina al porto di Lampedusa dove le si para davanti una motovedetta della Guardia di finanza.
La comandante procede ugualmente, la sua nave entra in rotta di collisione e tocca la motovedetta per fortuna senza conseguenze. Subito dopo l’ormeggio e lo sbarco dei migranti, Rackete viene arrestata a bordo con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e resistenza e violenza contro nave da guerra.
Pochi giorni dopo il gip la libera e ritiene per altro carente la motivazione del provvedimento con cui era stato vietato l’ingresso alla nave in assenza di “specifiche ed individualizzanti situazioni di ordine e sicurezza pubblica che avrebbero potuto far ritenere pericoloso lo sbarco in Italia dei naufraghi”.
La decisione del tribunale di Palermo
I giudici, dunque, hanno ritenuto illegittimo il provvedimento ministeriale di interdizione delle acque italiane alla nave, per il tribunale di Palermo risulta ora altrettanto illegittimo il fermo della Sea Watch. Da qui il risarcimento di 76mila euro disposto per la ong tedesca deciso il tribunale di Palermo con quattordici pagine di sentenza ha bocciato le argomentazioni dell’avvocatura di Stato. Duro il botta e risposta tra governo e magistratura con la premier Meloni che ha parlato di “una sentenza ideologica” mentre il ministro Salvini ha scritto su X “una decisione inaudita”. Ferma la risposta dei magistrati: “Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino".