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Migranti, l’attacco dei vescovi: “Scelte politiche disumane”

(ansa)

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Almeno quindici morti nelle ultime settimane, vittime quadruplicate a gennaio. Il monito da Calabria e Sicilia: “Non sono tragedie isolate, il silenzio è complicità”
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TROPEA – «Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio». È un monito duro, un appello indignato, un’orazione affranta quella arrivata ieri dai vescovi di Calabria e Sicilia, dove nelle ultime settimane le onde hanno restituito i corpi di almeno quindici vittime di naufragio.

«Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore», dicono i religiosi calabresi «con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano», ma soprattutto «con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità». E non si può nascondere, spiegano in una durissima …

TROPEA – «Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio». È un monito duro, un appello indignato, un’orazione affranta quella arrivata ieri dai vescovi di Calabria e Sicilia, dove nelle ultime settimane le onde hanno restituito i corpi di almeno quindici vittime di naufragio.

«Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore», dicono i religiosi calabresi «con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano», ma soprattutto «con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità». E non si può nascondere, spiegano in una durissima lettera, che quanto sta accadendo «non è una tragedia isolata», ma il risultato di precise scelte politiche. Secondo l’organizzazione internazionale per le migrazioni, ricordano, nei primi mesi del 2026 i morti sono quadruplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. «Meno arrivi, più morti».

Il vescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, parla di «ennesima strage». Bambini, donne e uomini, afferma in un messaggio, sono vittime «delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia, capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo». A chi non ce l’ha fatta, ha rivolto un omaggio e un saluto dal mare don Mattia Ferrari, cappellano di bordo di Mediterranea. Insieme al capomissione Luca Casarini e Lam Magok di Refugees in Libya sono arrivati al largo della costa di Trapani su Safira, il veliero più volte impegnato in missioni di soccorso, «per dire basta morti in mare, per chiedere verità, identificazione e una degna sepoltura per ogni persona». Preghiere e orazioni — cristiane, islamiche e laiche — hanno salutato chi il mare ancora custodisce. «Ciascuno nella propria religione — dice don Mattia — preghiamo per i nostri fratelli e sorelle dispersi in mare e preghiamo per noi, perché possiamo guarire dall’indifferenza e dalla complicità con l’ingiustizia».

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