Crans, i Moretti: “Pronti a donare il terreno del Constellation per un memoriale delle vittime”
di Rosario Di RaimondoSfoghi, contraddizioni. E una (quasi) promessa. “Accettereste di donare il terreno su cui sorge il Constellation allo scopo di erigere un monumento commemorativo per le vittime?”, chiedono gli avvocati di parte civile a Jacques e Jessica Moretti durante gli interrogatori. I coniugi rispondono quasi allo stesso modo: “Assolutamente sì”, scandisce lui. “Sono d'accordo, anche se non ci abbiamo ancora pensato”, dice lei, nel corso di un’udienza difficilissima: quando parla è appena stata contestata dai familiari dei ragazzi morti. Ancora presto per dire che ne sarà del bar dove sono morte 41 persone, e altre 115 sono rimaste ferite.
Lo sfogo di Jessica: “Capisco il vostro odio”
“Vorrei prima dire due parole”, premette Jessica Maric durante l’ultimo interrogatorio. L’eco delle urla e degli insulti di chi è andato ad aspettare la coppia davanti all’aula dell’udienza si sente ancora. “Ciò che queste madri stanno attraversando è indescrivibile. Anch'io sono una madre. Nessuno dovrebbe vivere …
Sfoghi, contraddizioni. E una (quasi) promessa. “Accettereste di donare il terreno su cui sorge il Constellation allo scopo di erigere un monumento commemorativo per le vittime?”, chiedono gli avvocati di parte civile a Jacques e Jessica Moretti durante gli interrogatori. I coniugi rispondono quasi allo stesso modo: “Assolutamente sì”, scandisce lui. “Sono d'accordo, anche se non ci abbiamo ancora pensato”, dice lei, nel corso di un’udienza difficilissima: quando parla è appena stata contestata dai familiari dei ragazzi morti. Ancora presto per dire che ne sarà del bar dove sono morte 41 persone, e altre 115 sono rimaste ferite.
Lo sfogo di Jessica: “Capisco il vostro odio”
“Vorrei prima dire due parole”, premette Jessica Maric durante l’ultimo interrogatorio. L’eco delle urla e degli insulti di chi è andato ad aspettare la coppia davanti all’aula dell’udienza si sente ancora. “Ciò che queste madri stanno attraversando è indescrivibile. Anch'io sono una madre. Nessuno dovrebbe vivere una situazione simile. Non ci tireremo mai indietro. Ci siamo impegnati a venire, se le famiglie avessero domande. Ecco perché siamo passati stamattina, perché sapevamo che c'era un assembramento. Sapevamo che le famiglie volevano vederci. Comprendiamo la vostra rabbia, il vostro odio”.
“La spesa con la carta di credito di mia madre”
Poi racconta la loro vita: “Viviamo con l'aiuto di amici e dei nostri sostenitori. Faccio la spesa con la carta di credito di mia madre. Per quanto riguarda le bollette (…) non è stato ancora pagato nulla; stiamo ricevendo dei solleciti. I nostri conti sono congelati. Vedremo se riusciremo a rimettere in gestione le attività, se riusciremo a mantenere a galla le aziende o se tutto dovrà fallire”.
Le contraddizioni: “Quella porta? Sempre aperta”. Ma venne sbarrata
Arriva poi il momento di parlare dei fatti. Dal confronto delle parole della direttrice con quelle di altri testimoni, emergono contraddizioni. A Capodanno la porta di servizio del Constellation è chiusa con un chiavistello. Il buttafuori che è in servizio quella sera racconta di aver assistito a un dialogo tra Jessica, il “figlioccio” dei Moretti Jean-Marc Gabrielli e la cameriera Cyane Panine, la “cameriera col casco”. Viene deciso che solo l’ingresso principale deve rimanere aperto e tutte le altre porte chiuse per evitare che i clienti entrassero senza pagare. Un atto d’accusa nei confronti dei gestori. Ma Jessica ridimensiona: “Uscire senza pagare, no, non è mai successo. E c'è una guardia di sicurezza, quindi questo scoraggia questo tipo di comportamento. Posso confermare che è sempre aperto e che i clienti usano quella porta”.
“Non pensavo fosse così grave”
Jessica esce subito appena vede le fiamme. Come ha sempre detto, lo fa per allertare i vigili del fuoco. Dice di aver dato l’allarme e di aver iniziato a risalire le scale che dal seminterrato portano al pianoterra e quindi all’uscita: “Ho visto che c'era un incendio. La mia priorità era... Ho visto la guardia giurata al piano di sotto, volevo avvisare quella al piano di sopra in modo che potesse evacuare i clienti. Volevo chiamare i vigili. Nella mia mente, era la cosa che avrebbe potuto salvare più persone. C'era troppo rumore, panico e folla in movimento. Avevo intenzione di rientrare una volta che tutti fossero stati evacuati. Volevo abbracciare le persone ma non l’ho fatto perché pensavo tutti mi stessero seguendo. Ma, come ho detto, era caos, panico”. Parla di “apocalisse”. Però poi dice: “Non pensavo fosse così grave. Pensavo di uscire e poi saremmo potuti scendere a spegnere l'incendio. Altrimenti, ovviamente, avrei abbracciato le persone, avrei preso in braccio Cyane”. Mentre racconta questi momenti piange.
Jacques: “Bottinelli? Non ha pagato la cauzione”
Jacques rompe il silenzio anche sull’imprenditore multimilionario Sébastien Botinelli, “sospettato” di aver pagato la cauzione di 200 mila franchi che ha permesso al “Corso” di uscire di prigione. “Il nostro rapporto è iniziato quando abbiamo acquistato il suo locale, Le Senso – dice Jacques - Siamo entrambi appassionati di auto, quindi è una passione comune. Devo chiarire che non è stato lui a versare la mia caparra. Qualcuno ha investito questi soldi per me. Non si è trattato di un regalo”. Il nome di chi ha sborsato 200 mila franchi per lui e una cifra identica per Jessica rimane anonimo anche nelle carte per scelta dei giudici. Secondo i quali bisogna “proteggere” l’anonimo benefattore, a maggior ragione dopo le proteste dei familiari delle vittime contro i Moretti.
I pm si difendono: “Niente autopsie? Ci avevano dato informazioni sbagliate”
Solo due autopsie sono state disposte dalla procura di Sion per le vittime della strage. Una mancanza, per i legali di parte civile, compreso l’avvocato Garen Ucari, che ha presentato una richiesta di ricusazione. In altre parole, un giudice dovrà esprimersi sulla sua richiesta di cambiare squadra di pm. Sul tema autopsie, la procura risponde in maniera singolare: “La Procura della Repubblica era stata erroneamente informata che tutti i defunti erano stati deposti nelle bare il 12 gennaio 2026. Ha pertanto ritenuto sproporzionato riesumare tutti i corpi per disporre le autopsie, soprattutto perché ciò non appariva necessario per chiarire i reati in questione (...). Il nesso causale tra l'incendio del bar Le Constellation e la morte delle vittime non è stato contestato da nessuno degli imputati, poiché sembra essere incontestabile”.