Scomparsa la relazione sull’aborto, ritardo record del ministero: mancano ancora i dati del 2023
di Michele BocciSempre più tardi. L’attesa della relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge sull’aborto, imposta dalla stessa 194 per rendere noti a tutti i dati sulle interruzioni volontarie di gravidanza, ormai sfonda ogni record. Se nel 2024 ci furono dure polemiche (e poi addirittura la pubblicazione da parte di un’associazione) perché a novembre non erano ancora stati resi noti i numeri del 2022, l’anno scorso è stato saltato del tutto: niente numeri. E quindi quest’anno si aspetta ancora di conoscere come è andato il 2023. Il testo del ministero alla Salute, realizzato raccogliendo i dati di tutte le Regioni, sarebbe anche pronto, ma non è chiaro come mai non venga ancora inviato alle Camere. Resta fermo in qualche ufficio in attesa di chissà quale via libera. Ma soprattutto, chissà come mai vengono prolungati i tempi in questo modo. I temi più spinosi riguardo all’interruzione volontaria di gravidanza sono di solito quelli legati alla difficoltà dell’accesso, principalment…
Sempre più tardi. L’attesa della relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge sull’aborto, imposta dalla stessa 194 per rendere noti a tutti i dati sulle interruzioni volontarie di gravidanza, ormai sfonda ogni record. Se nel 2024 ci furono dure polemiche (e poi addirittura la pubblicazione da parte di un’associazione) perché a novembre non erano ancora stati resi noti i numeri del 2022, l’anno scorso è stato saltato del tutto: niente numeri. E quindi quest’anno si aspetta ancora di conoscere come è andato il 2023. Il testo del ministero alla Salute, realizzato raccogliendo i dati di tutte le Regioni, sarebbe anche pronto, ma non è chiaro come mai non venga ancora inviato alle Camere. Resta fermo in qualche ufficio in attesa di chissà quale via libera. Ma soprattutto, chissà come mai vengono prolungati i tempi in questo modo. I temi più spinosi riguardo all’interruzione volontaria di gravidanza sono di solito quelli legati alla difficoltà dell’accesso, principalmente all’obiezione di coscienza da parte dei ginecologi, ma anche all’aumento dell’incidenza tra le donne più giovani. Ma anche su questo punto, non ha molto senso osservare come è andata nel lontano 2023.
Situazione mai vista
Se questo governo sta stracciando tutti i record, va detto che lo slittamento della pubblicazione è iniziato da tempo, in barba alla 194 che chiedeva la pubblicazione del testo “entro il mese di febbraio” (cioè adesso dovrebbero già essere noti i dati 2024). Ora però siamo in una situazione mai vista prima, tanto più che i dati sanitari rispetto a un tempo oggi sono disponibili molto più rapidamente. Mentre a Roma rallentano, le singole Regioni sull’aborto sono in grado di dire come vanno le cose praticamente in tempo reale. Così, quando finalmente arriveranno, i numeri del 2023 saranno già da considerare vecchi. Basta pensare che di solito le interruzioni di gravidanza vengono messe a confronto con la natalità, per capire se vanno in controtendenza rispetto ai dati dei parti, che come noto sono costantemente in calo ormai da anni, e l’Istat rilascia i dati dei parti di ogni mese molto rapidamente. Si trovano già quelli del 2025.
La crescita dell’aborto farmacologico
Nei giorni scorsi si era lamentata del ritardo anche l’associazione Coscioni, che ha deciso di cercarsi i numeri presso fonti diverse. "Abbiamo mandato una nuova richiesta di accesso civico alle Regioni per avere i dati degli ultimi 3 anni, dal 2023 al 2025. Non tutte ci hanno ancora risposto ma numeri ottenuti dimostrano l'indolenza politica di questo ritardo”, dicono dall’associazione, Chiara Lalli e Sonia Montegiove. Non solo, l’associazione ha trovato anche dati dell’Istituto superiore di sanità, e anche questo rende ancora più strana la situazione, visto che si tratta di un ente che dipende proprio dal ministero alla Salute: “nel 2023 le interruzioni volontarie di gravidanza chirurgiche sono state 26.039 e quelle farmacologiche 38.871, cioè circa il 60%. L’anno successivo la percentuale è salita al 64%”. Il dato totale è praticamente stabile, in leggero calo.