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“Un biscotto per il presidente”, i ragazzi con disabilità a scuola di cucina al Quirinale

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Gli chef di Mattarella accolgono tre giovani di una cooperativa sociale delle Marche. “Per loro è un passo verso l’autonomia”
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Odore di cose buone, cuochi chini sui tavoli, poi al termine del corridoio della cucina grande del Quirinale spuntano Nicola, Alessio e Ilaria. Vengono da Osimo, in provincia di Ancona, e da un biscottificio che si chiama Frolla. Una cooperativa sociale che dà lavoro a 37 donne e uomini come loro: persone con disabilità. Sono qui da lunedì, per una settimana di formazione professionale, gomito a gomito con gli chef che ogni giorno cucinano per i capi di Stato, i premier, gli ospiti illustri che vengono a trovare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E proprio Mattarella ha voluto che facessero questa esperienza, come mesi fa era successo con tre detenuti del carcere minorile di Nisida e a febbraio con i ragazzi del Tortellante, laboratorio terapeutico-abilitativo di Modena, che producono pasta fresca fatta a mano.

Il Quirinale con le porte spalancate sul reale. Una volta, all’inizio del primo mandato, nel settembre del 2015, parlando a Castelporziano, la tenuta preside…

Odore di cose buone, cuochi chini sui tavoli, poi al termine del corridoio della cucina grande del Quirinale spuntano Nicola, Alessio e Ilaria. Vengono da Osimo, in provincia di Ancona, e da un biscottificio che si chiama Frolla. Una cooperativa sociale che dà lavoro a 37 donne e uomini come loro: persone con disabilità. Sono qui da lunedì, per una settimana di formazione professionale, gomito a gomito con gli chef che ogni giorno cucinano per i capi di Stato, i premier, gli ospiti illustri che vengono a trovare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E proprio Mattarella ha voluto che facessero questa esperienza, come mesi fa era successo con tre detenuti del carcere minorile di Nisida e a febbraio con i ragazzi del Tortellante, laboratorio terapeutico-abilitativo di Modena, che producono pasta fresca fatta a mano.

Il Quirinale con le porte spalancate sul reale. Una volta, all’inizio del primo mandato, nel settembre del 2015, parlando a Castelporziano, la tenuta presidenziale sul mare, Mattarella disse: «Non è così difficile, in realtà, abbattere le barriere architettoniche, forse le barriere più difficili da abbattere sono quelle della nostra mentalità, nel non volere affrontare i problemi, non volersi decidere ad aprire, ad accogliere». E Nico, Ale e Ila, come sta scritto sull’adesivo appiccicato sulla loro divisa, si sono sentiti accolti? «Bella esperienza! Sono stati tutti molto gentili con noi. Ci hanno fatto cucinare, ci hanno dato delle responsabilità», racconta Alessio. Ha 33 anni. Nicola 30. Ilaria 20. «Abbiamo frequentato la scuola alberghiera a Loreto e Cingoli», dice Ilaria. Avete cucinato qualcosa di buono anche per il presidente? «Una frolla salata, con sopra una mousse. Il nostro cavallo di battaglia però sono i cookies». Anni fa, durante un ricevimento, al presidente e alla figlia Laura erano piaciuti i loro biscotti al pistacchio, fatti artigianalmente, con le materie prime del territorio. E l’avete incontrato in questi giorni? «No, purtroppo».

La storia di Frolla microbiscottificio è figlia dell’intuizione di due amici: Jacopo Corona e Gianluca Di Lorenzo. Corona, 34 anni, di Castelfidardo, pasticcere con la vocazione del volontariato, che l’ha portato anche in Africa, un giorno del 2018 rivede Di Lorenzo, 48 anni, di Osimo, che da ragazzo era stato il suo allenatore di calcio, e che ora lavora nel sociale. Decidono di unire le loro vocazioni: offrire un mestiere a persone con disabilità. Regola numero uno: qualità. È una scommessa affidata al crowdfunding. Un piccolo sogno locale, la cui fama varca ben presto i confini delle Marche. Nel 2021 Frolla vince il premio cittadino europeo a Bruxelles. L’anno scorso i ragazzi sono andati con la ministra Alessandra Locatelli all’Onu. Ormai hanno 29mila follower su Instagram, producono 70mila pacchi all’anno, vantano un bilancio di 750mila euro. Hanno due laboratori a Osimo, uno con caffetteria. «Il nostro motto è cambiare il mondo con dolcezza», sintetizza i valori, Francesco Tenaglia, il loro portavoce. «Vogliamo andare a passo lento, al passo dell’ultimo, rispettando i tempi di ognuno di noi. Questa esperienza qui a Roma, nella massima istituzione italiana, è un passaggio verso l’autonomia di questi ragazzi».

Dal 2009 il Segretariato generale della presidenza della Repubblica organizza esperienze di formazione professionale nella cucina del Quirinale a favore delle fasce più deboli della popolazione. Con Mattarella questa sensibilità si è intensificata. Il Colle è anche una grande agenzia sociale. La tenuta di Castelporziano in primavera si apre per “Tutti in carrozza”, dando la possibilità a bambini tra i quattro e i nove anni, ospiti di strutture che accolgono minori provenienti da situazioni di disagio familiare, di passeggiare a bordo di carrozze d’epoca del tipo wagonette; a maggio le porte si schiudono agli anziani; il 2 giugno i giardini del Quirinale sono a disposizione delle persone con fragilità, poi per tutta l’estate il lido di Castelporziano è fruibile alle associazioni che si occupano delle persone con disabilità, figli di detenuti, uomini e donne in difficoltà. E a settembre c’è ogni anno una grande festa, con duemila invitati, alla quale partecipa sempre Mattarella. Perché la cosa più difficile è abbattere «l’inerzia, la pigrizia della nostra mentalità, della mentalità di tante persone», come disse in quel giorno di settembre di undici anni fa.

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