Il rebus delle nomine di Leone: la Curia in attesa, il peso di religiosi e figure di centro
di Iacopo ScaramuzziOltretevere c’è chi lo ha ribattezzato “gatto di marmo”. Una sfinge. Papa Leone XIV è imperscrutabile, e lui stesso ci scherza sopra: “Spesso mi diverto a vedere come i giornalisti interpretano le mie espressioni”, ha detto ai cronisti che lo hanno accompagnato sul volo di ritorno da Beirut a Roma, “pensate di poter leggere la mia mente o il mio volto e non è così — non avete sempre ragione”. Di certo, nota un prelato che conosce bene gli ingranaggi della macchina vaticana, gioca la partita delle nomine nella Curia romana “a carte coperte”, senza anticipare e neppure lasciare intendere quali saranno le prossime mosse. Una partita che però più d’uno nelle sacre stanze si attende entri nel vivo in queste settimane. La scelta di monsignor Gabriele Caccia quale nuovo nunzio apostolico negli Stati Uniti, ieri, potrebbe essere solo il primo mvoimento.
Né giubilati né confermati
Sicuramente Robert Francis Prevost, uomo metodico e ordinato, non si è mosso granché prima della fine del Giubileo…
Oltretevere c’è chi lo ha ribattezzato “gatto di marmo”. Una sfinge. Papa Leone XIV è imperscrutabile, e lui stesso ci scherza sopra: “Spesso mi diverto a vedere come i giornalisti interpretano le mie espressioni”, ha detto ai cronisti che lo hanno accompagnato sul volo di ritorno da Beirut a Roma, “pensate di poter leggere la mia mente o il mio volto e non è così — non avete sempre ragione”. Di certo, nota un prelato che conosce bene gli ingranaggi della macchina vaticana, gioca la partita delle nomine nella Curia romana “a carte coperte”, senza anticipare e neppure lasciare intendere quali saranno le prossime mosse. Una partita che però più d’uno nelle sacre stanze si attende entri nel vivo in queste settimane. La scelta di monsignor Gabriele Caccia quale nuovo nunzio apostolico negli Stati Uniti, ieri, potrebbe essere solo il primo mvoimento.
Né giubilati né confermati
Sicuramente Robert Francis Prevost, uomo metodico e ordinato, non si è mosso granché prima della fine del Giubileo, evitando così che le questioni di governo interno facessero ombra al pellegrinaggio collettivo dei fedeli nell’anno santo. Subito dopo il Conclave ha confermato tutti i collaboratori “donec aliter provideatur”, finché non si provveda diversamente. Né giubilati né propriamente confermati. Da allora regna un senso di sospensione. E ora il tempo delle decisioni sulla sua squadra sarebbe maturo. Sebbene a 70 anni non abbia fretta, è il ragionamento che prende corpo Oltretevere, e voglia fare scelte azzeccate e non affrettate, prolungare a lungo l’attesa potrebbe dare l’impressione dell’incertezza, tratto caratteriale che, assicura chi lo conosce bene, non appartiene a Prevost.
Donne e laici
Nessuno si attende una rivoluzione, non è nello stile né nell’interesse di Leone. Di certo – lo ha fatto chiaramente capire nel corso dell’udienza per gli auguri di Natale alla Curia romana – non gli piacciono le prime donne, chi cerca di “primeggiare” o ricorre a “maschere” e “sotterfugi”. Da vescovo in Perù aveva promosso donne e laici a ruoli di responsabilità nella diocesi, prevedibile che faccia altrettanto a Roma. Ha rafforzato ad esempio suor Raffaella Petrini, che conosce bene dai tempi in cui era prefetto del dicastero dei Vescovi (la religiosa è una delle tre donne che papa Francesco gli mise accanto), prima regolarizzando canonicamente la sua posizione di presidente della Pontificia Commissione della Città del Vaticano e poi inserendola nella delicatissima commissione per le materie finanziarie riservate; ha inserito nel dicastero dei Vescovi anche suor Simona Brambilla, prefetta dei Religiosi, la prima donna assurta con Francesco al ruolo di capo-dicastero, e l’ha rafforzata mettendole accanto come segretaria un’altra religiosa qualificata, suor Tiziana Merletti.
Tra progressisti e conservatori
Tendenzialmente – lo si è visto dalle sue prime nomine episcopali – Leone predilige personalità “centriste”, capaci di tenere insieme conservatori e progressisti, superare le polarizzazioni, ma comunque mantenere vivo lo spirito pastorale, missionario e sinodale impresso alla Chiesa da Francesco.
La carica dei religiosi
Alcuni volti stanno già emergendo. L’unica nomina di peso fatta sinora dal Pontefice, l’arcivescovo napoletano Filippo Iannone scelto per riempire la casella lasciata vuota dallo stesso Prevost, quella di prefetto del potente dicastero dei Vescovi, contiene due caratteristiche che prevedibilmente ricorreranno nelle prossime nomine: è canonista come il Papa e come il Papa è membro di un ordine religioso, i carmelitani. Sono religiosi, e hanno una ricca esperienza internazionale, altri tre arcivescovi che potrebbero avere un ruolo di primo piano nella Curia di Leone. Il cardinale spagnolo Angel Fernandez Artime ha girato il mondo da rettore maggiore dei salesiani, come Prevost da priore generale degli agostiniani, attualmente è pro-prefetto del dicastero dei religiosi ma potrebbe assumere altre responsabilità; in pochi mesi Leone lo ha già inserito sia nella corte vaticana di Cassazione sia nella commissione cardinalizia che vigila sullo Ior, la cosiddetta banca vaticana, di cui in futuro è plausibile che diverrà presidente. Il cardinale Fabio Baggio, scalabriniano, ora sottosegretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, conosce bene sia l’America latina che gli Stati Uniti; a lui, un po’ a sorpresa, il Papa ha affidato la relazione introduttiva sulla riforma della Curia romana varata da Bergoglio – e che Baggio conosce a menadito – nel recente concistoro con i cardinali di tutto il mondo, segno di predelizione che potrebbe tradursi in nuovi incarichi. Gode della fiducia del Papa un altro salesiano con ricca esperienza da missionario, monsignor Giordano Piccinotti, presidente di quell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) alla quale Leone ha già assegnato funzioni che ha discretamente stornato dallo Ior.
Africa e America Latina
Segno di una grande attenzione del Pontefice agostiniano per l’Africa (sant’Agostino, del resto, era africano), Leone ha poi nominato due nigeriani in due ruoli non molto visibili ma cruciali, Anthony Ekpo come Assessore, ossia numero quattro, della Segreteria di Stato e Edward Daniang Daleng, anch’egli agostiniano, quale vicereggente della Prefettura della Casa Pontificia, l’ufficio che gestisce le udienze papali. Probabile che non saranno gli unici nomi della cerchia papale che provengono dal continente africano. Chissà, poi, se riceveranno incarichi in Curia figure come monsignor Nicola Girasoli, attuale nunzio in Slovacchia che Prevost ha conosciuto e apprezzato all’epoca in cui l’uno era vescovo in Perù e l’altro rappresentante pontificio nel paese andino; di certo è plausibile che il Pontefice che in Perù ha trascorso venti anni della sua vita attinga alle molte conoscenze che ha sviluppato in America latina.
Le prime caselle
Le prime caselle alle quali è plausibile che il Papa metta mano sono i vertici dei dicasteri ricoperti da cardinali che hanno già superato i 75 anni, in teoria età della pensione. Sono cinque: il dicastero della promozione dello sviluppo umano integrale (il prefetto, Michael Czerny compirà 80 anni a luglio), dei laici, la vita e la famiglia (Kevin Farrell, 78 anni), delle cause dei santi (Marcello Semeraro, 78 anni), della liturgia (il cardinale Arthur Roche, 75 anni) e dell’ecumenismo (Kurt Koch, 75). Personalità nei cui confronti Leone ha peraltro grande fiducia, per cui senz’altro anche quando andranno in pensione continuerà a ricorrere alla loro esperienza. E’ poi vacante la delicata casella dei Testi legislativi, una sorta di canonista in capo della Santa Sede, avendo Prevost tolto da lì monsignor Iannone. Con il passare delle prossime settimane, poi, in molti si attendono avvicendamenti anche in altri gangli dell’apparato vaticano, dagli organismi economici alle nunziature, dalla comunicazione fino all’articolata macchina della Segreteria di Stato, dove il cardinale Pietro Parolin sembra destinato a restare ed è invece probabile che si muova la casella del Sostituto agli Affari generali.
Chi sì e chi no
Di certo è impossibile cogliere dalle sue parole o dalle microespressioni del viso cosa papa Leone stia per decidere. E, come nota un suo collaboratore fedele, se in tutti questi mesi cardinali, arcivescovi e monsignori lo hanno osservato attentamente per provare a indovinare le prossime mosse, non tutti si sono accorti che, in realtà, era lui che li stava osservando. Annotando mentalmente parole, gesti e atteggiamenti, per poi decidere chi chiamare accanto a sé, e chi no.