L’ex Santo Uffizio: “Nella Chiesa c’è ancora maschilismo, le donne a disagio se ne vanno”
di Iacopo Scaramuzzi“Non c’è nulla, nel solo fatto di essere donna, che impedisca di assumere ruoli di guida nella Chiesa”. Lo afferma il dicastero per la Dottrina della fede in un documento, nato in connessione con il Sinodo, che riconosce senza giri di parole la persistenza di un certo “maschilismo” nella Chiesa cattolica e il fatto che ci sono donne, “a disagio” per il fatto di non essere coinvolte nelle decisioni, che finiscono per andare via.
Genesi del documento
Il documento “La partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa” è il frutto del lavoro che, avviato oltre due anni fa dall’ex Santo Uffizio per volontà di Francesco, si è poi trasformato nell’approfondimento voluto dallo stesso Papa argentino quando, nel 2024, stornò i temi caldi emersi durante la prima di due assemblee sinodali e li affidò ad alcuni gruppi di studio. Il gruppo numero 5 è coinciso con lo stesso dicastero responsabile dell’ortodossia cattolica che, dopo un’ampia consultazione, pubblica ora le conclusioni. Lo…
“Non c’è nulla, nel solo fatto di essere donna, che impedisca di assumere ruoli di guida nella Chiesa”. Lo afferma il dicastero per la Dottrina della fede in un documento, nato in connessione con il Sinodo, che riconosce senza giri di parole la persistenza di un certo “maschilismo” nella Chiesa cattolica e il fatto che ci sono donne, “a disagio” per il fatto di non essere coinvolte nelle decisioni, che finiscono per andare via.
Genesi del documento
Il documento “La partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa” è il frutto del lavoro che, avviato oltre due anni fa dall’ex Santo Uffizio per volontà di Francesco, si è poi trasformato nell’approfondimento voluto dallo stesso Papa argentino quando, nel 2024, stornò i temi caldi emersi durante la prima di due assemblee sinodali e li affidò ad alcuni gruppi di studio. Il gruppo numero 5 è coinciso con lo stesso dicastero responsabile dell’ortodossia cattolica che, dopo un’ampia consultazione, pubblica ora le conclusioni. Lo stesso Bergoglio aveva nel frattempo chiesto di sviscerare lo specifico nodo delle donne diacono ad una distinta commissione che ha pubblicato nei mesi scorsi le proprie conclusioni, rinviando al Papa una decisione in materia.
Maschilismo e clericalismo
Il dicastero guidato dal cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto, e da monsignor Armando Matteo, segretario, sottolinea che “pur essendosi compiuti molti passi avanti, purtroppo e senza alcun timore si deve riconoscere che molta strada rimane ancora da percorrere, e ciò ha suscitato uno specifico disagio di molte donne rispetto alla loro partecipazione alla vita delle comunità in cui si trovano, soprattutto se si confrontano le realtà ecclesiali con la società civile di molti Paesi in cui sono inserite”. Il rapporto pubblicato in questi giorni nota, ancora, che “esiste, diffusa nella mentalità ecclesiale attuale, una certa impostazione di pensiero e di comportamento identificabile come “clericalismo” o “maschilismo”. Si tratta di atteggiamenti relativi alla gestione del potere e della parola che creano diffidenza e, non da ultimo, distanza nell’universo femminile”.
Se le donne se ne vanno
Per l’ex Santo Uffizio, che ha consultato teologhe e teologi, padri e madri sinodali, “deve interrogare il fatto che sempre più numerose donne, di ogni fascia d’età e a diverse latitudini geografiche, non si sentano più ‘a casa’ nella casa del Signore, sino al punto di lasciarla del tutto”.
Non solo tenere e materne
Il documento sinodale registra “la richiesta sempre più forte, da parte di molte donne impegnate assai attivamente nell’ambito della pastorale o di donne esperte in teologia e diritto canonico, di rivedere le forme attualmente vigenti della guida della Chiesa per renderle più accessibili alle donne”. Se il tema dell’ordinazione (sacerdotale o diaconale) è evocata tra le richieste emerse ma non approfondita, è importante, si sottolinea, “descrivere il ruolo delle donne nella vita della Chiesa a partire dalla realtà nella sua integralità, illuminata dalla fede, superando una visione limitata ad alcune caratteristiche, come la maternità, la tenerezza o la cura, che tolga spazio ad altre qualità femminili ugualmente rilevanti, come ad esempio le doti di leadership e di consiglio, le capacità di insegnamento, di ascolto o di discernimento”.
Posti di potere
Il dicastero per la Dottrina della fede ricorda che, oltre a molte dichiarazioni di intenti, “Papa Francesco ha fatto seguire poi, nel corso del tempo, una serie di nomine di donne in posti particolarmente rilevanti per la missione della Curia Romana. Con le sue prime nomine, Papa Leone XIV sta proseguendo su questa linea”. Ora, “pur essendo dei primi passi importanti, è chiaro però che si dovrebbe cercare di seguire questa linea anche nei contesti delle Chiese locali, affinché ciò possa costituire un genuino progresso ecclesiale, di una Chiesa che cammina davvero come corpo unico”.
Esempi di avanguardia
Il documento elenca, oltre a una serie di figure femminili di spicco presenti nelle sacre scritture e nella storia della Chiesa, da Maria di Magdala che annunciò la risurrezione di Cristo alle badesse che a Burgos, in Spagna, o a Conversano, in Puglia, comandavano sui chierici come dei vescovi, una serie di esempi assunti in questi anni in giro per il mondo. Si cita la prima donna vicario episcopale nella diocesi di Gurk-Klagenfurt; in Austria, le delegate generali in alcune diocesi francesi; le donne “ministri della parola” (cioè predicatrici) e “ministri straordinari dell’eucaristia” (danno la comunione) a Manaus, in Brasile, nella diocesi guidata dal cardinale Ulrich Steiner; le donne che, nella diocesi di Koolokan, nelle Filippine, guidata dal cardinale Pablo Virgilio David, affiancano (“in alcuni casi sostituendo”) i preti in alcune zone molto povere; e, non da ultimo, si ricorda che l’allora monsignor Prevost, oggi papa Leone XIV, in Perù affidò “responsabilità di vario tipo a gruppi di laici, sovente presieduti da donne”.
Vita famigliare
Per quanto riguarda gli incarichi nella Curia romana, il documento registra “la frequente richiesta di una revisione delle norme canoniche che limitano alcuni processi decisionali ai soli ministri ordinati e, di fatto, non agevolano il servizio delle donne impegnate in tali incarichi”. In generale, si ricorda che essere donne e madri non è incompatibile con l’impegno pubblico nella Chiesa, “ciò però”, si sottolinea, “comporta che gli impegni famigliari debbano essere adeguatamente condivisi tra i coniugi in modo tale da permettere alle donne la possibilità di sviluppare, allo stesso modo degli uomini, i loro carismi nel mondo e nella Chiesa”.
Le quote rosa
In merito alla formazione specialistica in ambito teologico-pastorale, l’ex Santo Uffizio sottolinea che “è necessario che le donne siano messe in grado di acquisire specifiche competenze per occupare determinate posizioni, promuovendo un autentico merito, senza discriminazioni tra donne e uomini. Giova, comunque, ricordare che in alcuni Paesi si è reso necessario un accesso privilegiato delle donne ad alcuni ruoli professionali – le cosiddette “quote di genere” – ad esse preclusi per motivi di ordine culturale, e ciò ha portato a risultati positivi”.