Cronaca

Sea Watch disobbedisce e dichiara lo stato di necessità, tutti i naufraghi sbarcano a Trapani

Sea Watch disobbedisce e dichiara lo stato di necessità, tutti i naufraghi sbarcano a Trapani

Per le autorità la nave dell’ong tedesca avrebbe dovuto raggiungere Marina di Massa. Ma a bordo la situazione fisica e psichica dei naufraghi è degenerata, obbligando allo sbarco immediato

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Stanchi, provati, con passo malfermo, i 57 naufraghi rimasti su SeaWatch5 sono sbarcati a Trapani, quasi increduli. Temevano di non riuscire a toccare terra, a dispetto di tutte le rassicurazioni dell’equipaggio, iniziavano a temere che quella nave che giorni fa li ha salvati, li riportasse in Libia. E poi c’erano quelle ferite, bruciature e abrasioni, che con il passare dei giorni sono diventate sempre più fastidiose, dolorose, più il mal di mare, condanna perpetua con il ciclone che ancora gonfia le onde nel canale di Sicilia. Che ci riuscissero, non era scontato. E a Sea Watch, che è stata costretta a dichiarare lo stato di necessità, potrebbe costare un fermo per non aver rispettato l’ordine del Viminale di raggiungere Marina di Massa, unico porto sicuro disponibile in Italia individuato.

Per più di un giorno da bordo hanno chiesto un approdo alternativo e più vicino, che permettesse di evitare la tempesta. Ma da Roma hanno confermato: il porto è quello di Marina di Massa. Una destinazione che non è cambiata nè dopo l’evacuazione medica urgente di nove persone a Lampedusa, né dopo lo sbarco di venti adolescenti e due famiglie con bimbi piccoli ordinato dal Tribunale dei minori di Palermo, in accoglimento di un’istanza presentata dall’ong tedesca. Ma a bordo, aveva fatto sapere già ieri sera Sea Watch, la situazione stava già degenerando.

Alla prostrazione fisica, si era progressivamente aggiunta quella psicologica. Impotenti, i 57 naufraghi rimasti a bordo hanno assistito prima all’evacuazione medica urgente di 9 persone a Lampedusa, poi al trasbordo di ieri sera, senza comprendere perché a loro non venisse permesso di scendere a terra. E le loro condizioni, anche fisiche, sono drammaticamente peggiorate.

“Sono esausti, soffrono di mal di mare e hanno ustioni da carburante. Hanno bisogno di cure mediche immediate per prevenire infezioni e possibili casi di sepsi. A bordo c’è una donna incinta”, aveva fatto sapere l’equipaggio, provato da una missione complicata, salvataggi al limite e un’evacuazione medica estremamente difficile.

“La sordità delle autorità italiane ai loro bisogni - afferma l’ong tedesca - è un'offesa ai diritti umani”. Per capomissione e comandante dichiarare lo “stato di necessità” non è un’opzione, spiegano, è un obbligo. Significa che la vita e l’incolumità delle persone sono in pericolo e che quel bene giuridico viene considerato più rilevante della legge che obbliga le navi a raggiungere il porto assegnato.

“Data la grave emergenza medica – dicono da Sea Watch – dirigersi verso Trapani è l'unica opzione per rispettare il diritto fondamentale alla vita dei 57 sopravvissuti e prevenire un’ulteriore aggravarsi della crisi sanitaria a bordo”.

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