L’ultima volta che si è parlato di Alfredo Cospito era il settembre del 2025. Quando la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva dichiarato “manifestatamente infondato” il suo ricorso contro l’applicazione del regime di 41 bis, il carcere duro. A quel regime Cospito era stato trasferito nel 2022 perché, secondo il ministero della Giustizia che firma il provvedimento, manterrebbe i legami con il gruppo anarchico di riferimento. Una decisione motivata sulla base degli scambi epistolari avvenuti, negli anni della detenzione, con altri anarchici.
Chi è Alfredo Cospito
Ma chi è Cospito? Di sicuro è un anarchico, ritenuto un personaggio di spicco della Fai-Fri, Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale. Ed è anche il primo anarchico finito al 41 bis. L’anarchico che con il suo sciopero della fame, lunghissimo, e i suoi appelli da dietro le sbarre è riuscito a imporre un dibattito civile sul carcere duro. Ma questa è storia recente.
Cospito è nato a Pescara nel 19…
L’ultima volta che si è parlato di Alfredo Cospito era il settembre del 2025. Quando la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva dichiarato “manifestatamente infondato” il suo ricorso contro l’applicazione del regime di 41 bis, il carcere duro. A quel regime Cospito era stato trasferito nel 2022 perché, secondo il ministero della Giustizia che firma il provvedimento, manterrebbe i legami con il gruppo anarchico di riferimento. Una decisione motivata sulla base degli scambi epistolari avvenuti, negli anni della detenzione, con altri anarchici.
Chi è Alfredo Cospito
Ma chi è Cospito? Di sicuro è un anarchico, ritenuto un personaggio di spicco della Fai-Fri, Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale. Ed è anche il primo anarchico finito al 41 bis. L’anarchico che con il suo sciopero della fame, lunghissimo, e i suoi appelli da dietro le sbarre è riuscito a imporre un dibattito civile sul carcere duro. Ma questa è storia recente.
Cospito è nato a Pescara nel 1967. La prima volta che in qualche modo sfida lo Stato è all’inizio degli anni Novanta: quando gli arriva la chiamata per la leva militare lui si dichiara obiettore totale. Viene condannato a un anno di reclusione. La storia non finisce qui, tra appelli alla grazia, amnistie (l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga la concesse), nuove imputazioni. Tanto che ne nacque una legge: i disertori non possono avere più di tre condanne e a non più di un anno.
Sempre nel ‘91 viene arrestato perché partecipa a un’occupazione di una storica distilleria di casa sua. Nel ‘93 partecipa a scontri con le forze dell’ordine e rimedia una lieve condanna cinque anni dopo. Nel ‘96 il suo nome compare in una maxi-inchiesta sull’aera anarco-insurrezionalista. Con lui viene indagata anche la sua compagna storica, Anna Beniamino. Entrambi escono dal processo senza condanne.
La gambizzazione di Roberto Adinolfi
Scrive su un giornale anarchico clandestino, KN03, e per questo viene accusato di istigazione a delinquere. Ma è nel 2012 che avviene quello che si chiama un salto di qualità, un cambio di passo, criminale, nella sua attività politica. Il 7 maggio 2012, a Genova, il dirigente dell’azienda metalmeccanica italiana Ansaldo, Roberto Adinolfi, viene gambizzato sotto casa. Vengono accusati per quell’attentato Cospito e il suo complice, Nicola Gai. Il 14 settembre vengono arrestati a Torino. La Fai rivendica l’attentato: Nucleo Olga.
La condanna
«Siamo solo io e Nicola, nessun altro ha partecipato al nostro progetto. Non riconosciamo questo ordine democratico. Io sono anarchico e sono nichilista perché agisco e non aspetto una rivoluzione», rivendica Alfredo Cospito in tribunale. Che dice pure che sparare a Adinolfi era stata una “gioia”. E’ una citazione: il manifesto dell’ideologo degli anarchici, Alfredo Maria Bonanno, intitolato “La gioia armata”. La condanna, definitiva, per la gambizzazione è a 10 anni e 8 mesi di carcere.
Gli attentati
Nel 2003 fa la sua comparsa sulla scena la sigla Fai, Federazione anarchica informale, che rivendica plichi esplosivi e attentati in giro per l’Italia. La Digos di Torino avvia allora un’indagine che si chiama “Scripta Manent”. Ci sono l’esplosione al parco Ducale di Parma il 24 ottobre 2005; l’invio, il 2 novembre 2005, di un pacco esplosivo all’allora sindaco di Bologna Sergio Cofferati; una busta esplosiva inviata nel 2006 alla redazione di CronacaQui a Torino che ferì agli occhi il direttore del quotidiano Beppe Fossati, l’esplosione di due ordigni collocati, nel dicembre 2003, vicino all’abitazione bolognese di Romano Prodi.
Tra gli attentati di cui viene accusato Cospito c’è quello alla scuole allievi carabinieri di Fossano: due ordigni a basso potenziale nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2006. L'esplosione non causò vittime. Secondo la ricostruzione della Corte era una trappola: il primo ordigno a basso potenziale per richiamare i militari, il secondo fabbricato per far male. Cospito dichiarò invece che si trattava di “due attentati dimostrativi in piena notte, in luoghi deserti, che non dovevano e non potevano ferire o uccidere nessuno”.
Il processo Scripta manent
Il processo Scripta manent si apre nel 2017 davanti alla corte d’Assise di Torino, in un’aula bunker presidiata in ogni dove dalle forze dell’ordine. Sul banco degli imputati 23 anarchici accusati di associazione con finalità di terrorismo, tutti ritenuti collegati alla Fai. Il 24 aprile 2019 arriva la sentenza: vengono assolti in diciotto, a Cospito vengono inflitti vent’anni, 17 ad Anna Beniamino, 9 a Nicola Gai, 5 a Alessandro Mercogliano (uno dei due morti nell’esplosione di un casale abbandonato nel Parco degli acquedotti) e 5 a Marco Bisesti. Le pene vengono ridotte o annullate in appello. Per Cospito la Cassazione riqualifica il reato in strage politica, pena prevista: l’ergastolo. I giudici torinesi non sono d’accordo. La Corte solleva una questione di legittimità costituzionale e invia gli atti alla Consulta. Finisce nel 2023 con la Corte d'assise d'appello di Torino che ridetermina la pena in 23 anni di reclusione.
Un simbolo
Intanto Cospito è diventato un simbolo. Il suo avvocato, Flavio Rossi Albertini, presenta ricorsi e controricorsi. La Cedu però boccia quello sul 41 bis, il regime speciale che sarebbe compatibile con le condizioni di salute del detenuto recluso nel carcere di Bancali a Sassari.