✕

Cate e Nathan ricevuti in Senato “Vogliamo solo la nostra famiglia”

Ignazio La Russa con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion

 

Ascolta l'audio

La visita è durata mezz’ora. La Russa: “Stemperare i toni, basta rigidità da parte di tutti”. Le lacrime della mamma del bosco: “Mai fatto male ai bambini, noi amiamo l’Italia”. La donna si è presentata con un cestino di vimini con dentro alcuni pacchetti, ma non ha lasciato doni alla seconda carica dello Stato
3 minuti di lettura

ROMA – L’Audi grigia di Stato li ha portati dentro Palazzo Giustiniani, la sede di rappresentanza del Senato, alle 12.35 di ieri. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori del bosco, erano sul sedile posteriore, al loro fianco l’interprete. Davanti, l’avvocata che ha condotto le trattative per questo incontro con la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa. All’interno del palazzo li aspettava la psicologa Martina Aiello, consulente della difesa.

La leadership

Catherine aveva un vestito lungo e bianco, una giacchetta rosa figlia di altri tempi, un foulard a fiori, il cestino in vimini diventato ormai compagno delle uscite pubbliche: c’erano alcuni pacchetti all’interno e non sono stati donati al presidente. Nathan, giacca rigata grigia e jeans dello stesso colore, mocassini marroni e senza cravatta, il suo cestino l’aveva lasciato nel retro dell’auto di rappresentanza. Erano arrivati da Chieti, gli uffici dei difensori, con un viaggio a lampeggianti accesi. Sono scesi …

ROMA – L’Audi grigia di Stato li ha portati dentro Palazzo Giustiniani, la sede di rappresentanza del Senato, alle 12.35 di ieri. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori del bosco, erano sul sedile posteriore, al loro fianco l’interprete. Davanti, l’avvocata che ha condotto le trattative per questo incontro con la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa. All’interno del palazzo li aspettava la psicologa Martina Aiello, consulente della difesa.

La leadership

Catherine aveva un vestito lungo e bianco, una giacchetta rosa figlia di altri tempi, un foulard a fiori, il cestino in vimini diventato ormai compagno delle uscite pubbliche: c’erano alcuni pacchetti all’interno e non sono stati donati al presidente. Nathan, giacca rigata grigia e jeans dello stesso colore, mocassini marroni e senza cravatta, il suo cestino l’aveva lasciato nel retro dell’auto di rappresentanza. Erano arrivati da Chieti, gli uffici dei difensori, con un viaggio a lampeggianti accesi. Sono scesi nell’androne senatorio e saliti nell’ufficio del presidente. Dove Catherine, in questi giorni in silenzio di fronte alle iniziative concilianti del marito, ha ripreso la leadership. Seduta sulla poltrona rossa, ha voluto dire a La Russa: «Siamo venuti a raccontarle la nostra verità, il modo in cui siamo stati presi di mira e attaccati va oltre la nostra capacità di accettazione e comprensione».

(ansa)

“Accettare alcune rinunce”

Ha pianto più volte, non ha mai parlato di errori commessi. Il presidente del Senato, che avrebbe voluto celebrare l’incontro nel mercoledì che ha preceduto il referendum sulla giustizia, nel mercoledì successivo, ovvero ieri, ha chiesto di «smussare gli angoli e accettare alcune rinunce». Ha mostrato di conoscere lo stato dell’arte di una vicenda iniziata lo scorso 20 novembre e che vede, 125 giorni dopo, i tre figli di Nathan e Cate ancora in una struttura protetta. «So che ci sono stati passi in avanti negli ultimi giorni», ha detto La Russa. E più tardi ha fatto diffondere queste parole in video: «Era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato intorno a questa vicenda. Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria né, tanto meno, giudicare lo stile di vita di Nathan e Catherine. La mia moral suasion prova a chiedere di eliminare le rigidità di tutti e tutte per favorire il ritorno a una famiglia unita con i figli che, come è naturale, possano stare con il padre e la madre».

I momenti di tensione

È durato mezz’ora l’incontro, compresi foto e saluti. Nathan e Cate, mano nella mano, lui che accarezzava lei nei momenti di tensione, si sono presentati davanti al portone del Palazzo e la moglie ha letto una lettera in inglese, tradotta a ogni passo. Catherine ha ribadito che questi mesi «di completo silenzio», eccetto tre interviste e alcune dichiarazioni sparse, «sono stati duri e difficili, pieni di dolore e tristezza per noi e i nostri bambini». Quindi, ha spiegato: «Abbiamo scelto l’Italia perché ha gli stessi valori con cui volevamo crescere i nostri bambini e cioè la famiglia, l’amore, lo stare insieme, il vivere e mangiare in maniera naturale e più di tutto l’esistenza è piena di amore e pace e le persone si aiutano una con l’altra». Ha assicurato, commossa: «Abbiamo vissuto in armonia, nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini, non li abbiamo privati dei loro bisogni e non abbiamo fatto danno ai nostri vicini, al nostro Comune e alla terra in cui viviamo». Parla del Comune di Palmoli, nel Basso Abruzzo, e, va detto, è proprio questo il punto: il Tribunale per i minorenni contesta la violazione dei diritti di tre minori.

"Amiamo l’Italia”

Ha detto ancora la madre: «Non abbiamo mai giudicato, litigato né mai instillato nei nostri bambini odio e sfiducia nei leader e nelle autorità giudiziarie e istituzionali attorno a noi. Abbiamo deciso come condurre la nostra vita in maniera cosciente, forti dei nostri viaggi, della nostra educazione e delle nostre esperienze. Come una madre e un padre che adorano i propri bambini e hanno sempre agito nella consapevolezza e nella conoscenza di ciò che era giusto per loro, pur nella consapevolezza di non essere perfetti né di possedere verità assolute». La donna ha voluto spiegare, infine, le ragioni per cui la coppia ha accettato l’invito del presidente La Russa: «Siamo genitori responsabili, rispettosi e amorevoli. E con questa verità, nel dolore più insopportabile, siamo venuti a tendere una mano e a chiedere di essere ascoltati per essere di nuovo una famiglia, la nostra famiglia».

L’auto di Stato è ripartita, difficile che a Pasqua il nucleo possa essere già riunito.

Leggi i commenti