Alle 7.30 del mattino, quando bussano alla porta della camera d’albergo vicino alla stazione Termini, dove ha preso alloggio giovedì sera, Ilaria Salis ancora dorme. Dalla reception nessuna telefonata ha anticipato la visita inattesa.
«Chi è?», chiede. «Salis Ilaria? Polizia!». Apre la porta in pigiama e si trova davanti due giovani agenti del commissariato di zona, l’Esquilino. Che sembra non abbiano la minima idea che la donna il cui nome è stato segnalato con un alert del sistema di polizia Schengen con una richiesta di «discreto controllo con cautela», sia un’europarlamentare. Con lei c’è Ivan Bonnin, il suo compagno e assistente all’Europarlamento. I poliziotti chiedono i documenti di entrambi. «Accertamenti di routine», si limitano a dire senza dare troppe spiegazioni. Non dicono che si tratta di un controllo richiesto (si apprenderà solo dopo) dalla Germania per un’indagine di polizia dai contenuti riservati.
I poliziotti ignari della carica di Salis
Per l’europarlamentare di A…
Alle 7.30 del mattino, quando bussano alla porta della camera d’albergo vicino alla stazione Termini, dove ha preso alloggio giovedì sera, Ilaria Salis ancora dorme. Dalla reception nessuna telefonata ha anticipato la visita inattesa.
«Chi è?», chiede. «Salis Ilaria? Polizia!». Apre la porta in pigiama e si trova davanti due giovani agenti del commissariato di zona, l’Esquilino. Che sembra non abbiano la minima idea che la donna il cui nome è stato segnalato con un alert del sistema di polizia Schengen con una richiesta di «discreto controllo con cautela», sia un’europarlamentare. Con lei c’è Ivan Bonnin, il suo compagno e assistente all’Europarlamento. I poliziotti chiedono i documenti di entrambi. «Accertamenti di routine», si limitano a dire senza dare troppe spiegazioni. Non dicono che si tratta di un controllo richiesto (si apprenderà solo dopo) dalla Germania per un’indagine di polizia dai contenuti riservati.
I poliziotti ignari della carica di Salis
Per l’europarlamentare di Avs, arrivata a Roma per partecipare al corteo No Kings e visti i suoi trascorsi giudiziari, è immediato pensare che sia un controllo legato all’appuntamento in piazza del pomeriggio, prima esecuzione delle nuove norme del decreto sicurezza che prevedono la possibilità di verifiche e fermi preventivi di soggetti con precedenti specifici e ritenuti a rischio concreto. «Ma io sono un’europarlamentare, non potete ignorare le mie prerogative», oppone immediatamente Salis.
I due agenti restano interdetti, non superano mai la soglia e si attaccano al telefono. Chiamano in commissariato e pongono il problema.
Il Viminale all’oscuro dell’alert
La catena di comando viene subito allertata: questura, dipartimento di PS, Viminale. Nessuno sembra sapere niente di quell’alert sul sistema Sis (il Sistema di informazione Schengen utilizzato per la collaborazione giudiziaria) apparso qualche ora prima quando il nome di Ilaria Salis viene registrato nel sistema “Alloggiati web” della polizia dall’hotel in cui soggiorna.
I sospetti sui controlli del decreto sicurezza
Un brutto pasticcio, soprattutto nel giorno di massima allerta al Viminale in cui debuttano le nuove norme sul fermo preventivo previste dall’ultimo decreto sicurezza per intercettare possibili violenti intenzionati ad infiltrarsi nelle manifestazioni di piazza. In attesa di istruzioni, i due agenti non entrano mai nella stanza ma, sulla soglia, rivolgono diverse domande all’europarlamentare. La prima, come mai è a Roma?, alimenta i sospetti di Ilaria Salis: «Sono qui per partecipare alla manifestazione». Le chiedono ancora se ha mai partecipato ad altri cortei del genere (mostrando dunque di non sapere nulla della sua attività di attivista politica né dell’arresto del 2023 in Ungheria) e se ha con sé «oggetti atti ad offendere». Il tutto va avanti per una mezz’ora. Nessuna perquisizione. Quando dai superiori arriva l’ordine di ritirarsi, i due agenti salutano e vanno via senza stilare alcun verbale.
La denuncia di Salis con un post
Ma il pasticcio ormai è fatto e a far esplodere il caso politico ci pensa la stessa Salis con un post al vetriolo: «L’Italia è ormai un regime». Denuncia un «controllo preventivo a quanto pare effetto del decreto sicurezza». «Viviamo in uno Stato di polizia ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto da difendere con tutte le nostre forze».
I leader di Avs protestano in questura
Gli avvocati di Salis dicono: «Immunità violata», i leader di Avs si precipitano in questura: «Vogliamo sapere che sta succedendo. È una vicenda gigantesca. Inaccettabile che una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi», attaccano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Il questore Roberto Massucci prova a placarli: «Nessuna correlazione con le recenti normativa approvate sull’ordine pubblico. L’intervento nasce da una segnalazione proveniente da un paese europeo che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane». Si pensa subito all’Ungheria. Ma l’indagine su gruppi antagonisti e antifascisti con cui Salis sarebbe in contatto è la Germania.