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La mamma: “Colpa anche mia, dovevo controllarlo sui social. Ho sbagliato a fidarmi troppo”

 Il lutto dopo la strage. Una commemorazione degli studenti uccisi alla Columbine High School, in Colorado, il 20 aprile 1999. Nel massacro persero la vita tredici ragazzi e un insegnante

 

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Lo sgomento dopo che il figlio è stato portato via dai carabinieri. “Mi aveva solo detto di aver fatto una cosa grave e che non c’era più soluzione”
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PERUGIA– Anna, la chiameremo così, è una mamma che solo adesso comprende la portata dello tsunami che ha travolto la sua vita. Piange, si sfoga, si dà colpe, cammina dentro la sua azienda edile e scuote la testa: «Mio figlio non è un violento, rimarrò accanto a lui. Non accetto quello che ha fatto, si è rovinato il futuro per ideali che sono certa non sono i suoi». Anna ha poco meno di 50 anni e un unico figlio, Andrea (nome di fantasia, ndr), che adesso è in viaggio verso il penitenziario minorile di Firenze.

È accusato di promuovere l’odio razziale, di aver diffuso manuali per costruire armi micidiali. Tutto questo non le fa paura?

«Certo. Sono paralizzata dallo shock. I carabinieri erano venuti già a luglio a casa nostra…

PERUGIA– Anna, la chiameremo così, è una mamma che solo adesso comprende la portata dello tsunami che ha travolto la sua vita. Piange, si sfoga, si dà colpe, cammina dentro la sua azienda edile e scuote la testa: «Mio figlio non è un violento, rimarrò accanto a lui. Non accetto quello che ha fatto, si è rovinato il futuro per ideali che sono certa non sono i suoi». Anna ha poco meno di 50 anni e un unico figlio, Andrea (nome di fantasia, ndr), che adesso è in viaggio verso il penitenziario minorile di Firenze.

È accusato di promuovere l’odio razziale, di aver diffuso manuali per costruire armi micidiali. Tutto questo non le fa paura?

«Certo. Sono paralizzata dallo shock. I carabinieri erano venuti già a luglio a casa nostra perché questi fatti risalgono al 2023 e Andrea era già indagato. Stamani invece sono piombati alle 6 con i cani molecolari per cercare l’esplosivo, non c’era niente. È tutto sul cellulare che già avevano sequestrato».

Come ha reagito suo figlio quando gli hanno detto che era in arresto?

«Ha trattenuto le lacrime, come me. È rimasto in camera durante la perquisizione. Già in estate mi aveva detto: “Mamma vedrai che mi arrestano”. Ed è successo».

Lei cosa sapeva?

«Non avevo immaginato tutto quello che ho letto oggi. Nei mesi scorsi avevo appreso che era indagato per reati vicini al terrorismo».

Ha chiesto a suo figlio perché l’ha fatto?

«Mi ha detto che ha scritto cose bruttissime, poi che aveva fatto finta di essere uno di loro perché aveva paura che gli facessero del male. Gli ho chiesto se davvero avrebbe sparato a dei ragazzi. Mi ha detto “Mamma no, mai. Era curiosità”. Io gli credo, spero possa emergere presto dalle indagini».

Ma lei non aveva notato nulla di strano?

«Quando Andrea si nascondeva in cameretta col telefonino, cercavo di indagare. Lui si arrabbiava, mi diceva che interrompevo i suoi video. L’anno prima che entrasse in quei gruppi, mi parlava di CasaPuond. Mi aveva chiesto di andare alle manifestazioni. Gliel’ho vietato».

Secondo lei, perché suo figlio ha espresso tanta violenza? Avrebbe anche pensato a un attentato in una scuola di Pescara.

«Quello è l’istituto che frequenta una delle sue migliori amiche. Non ci crederò mai che possa essere in grado di fare queste cose. Andrea a scuola era sempre al fianco dei disabili, dei più fragili. Non è capace di far male nemmeno a un uccellino».

Solo fantasie?

«Curiosità, ripeto. E poi non è riuscito a uscirne per paura di ritorsioni dall’interno».

Ma uno di questi gruppi, di nome Libreria , lo ha creato lui.

«Forse era uno degli amministratori insieme ad altri. So che ha inserito dei manuali per costruire delle bombe, guide per anarchici e anche guide per preparare un colpo di Stato. Sono rimasta senza parole. Non ci credo, continuo a dirlo».

A scuola che studente è?

«Da settembre è nel nuovo liceo in provincia di Perugia. I professori ci hanno fatto i complimenti. Ha una cultura generale molto ampia, è amante della storia e dei diritti umani, di politica. Frequenta l’indirizzo di Scienze umane».

È mai stato bullizzato?

«Sì, dalle medie. È robusto e qualcuno, a Pescara, gli diceva “Ciccione di m....”. Penso ci soffra».

Perché da Pescara vi siete trasferiti qui? Sapevate dell’indagine?

«No, l’indagine è subentrata dopo. Andrea ha frequentato Scienze umane i primi due anni a Pescara, la nostra città di origine. Io mi sono separata qualche anno fa e alla fine abbiamo deciso di andare via e ricominciare daccapo. Ho un compagno che vive con noi».

Dà colpe a qualcuno di quanto accaduto?

«Secondo me la scuola con lui è stata molto attenta. Do delle colpe a me perché non l’ho controllato bene sui social, gli chiedevo cosa faceva e mi fidavo di lui».

Lei sa che suo figlio ha espresso anche odio verso le donne?

«Purtroppo sì. Non lo accetto perché proprio nella mia famiglia abbiamo subito violenza e ho cresciuto Andrea nel rispetto delle donne. Anche il mio divorzio nasce da atti di prevaricazione, lui l’ha vissuto. Certo non ha avuto un bell’esempio».

Si è pentito?

«Mi ha detto di sì e che ha vissuto nella paura in questi mesi perché aveva compreso che ormai era nei guai. “Ho fatto una cosa grave”, mi ha detto e adesso non c’è più soluzione. Ci siamo lasciati oggi guardandoci negli occhi. Spero che questo incubo finisca presto».

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