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Regeni, settantasei università unite per Giulio

(ansa)

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“Le Università per Giulio Regeni”: la nuova iniziativa, dal nord al sud del Paese, dedicata ai temi della libertà di studio e di ricerca
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Il 25 gennaio 2016 al Cairo si perdevano le tracce del ventottenne ricercatore italiano Giulio Regeni. Nove giorni dopo, il suo corpo veniva ritrovato senza vita, in una via periferica della città. Ma la storia di questo dottorando — “serio, impegnato, coerente ed esigente”, come lo ha definito il padre Claudio — non si è conclusa dieci anni fa. Al contrario, grazie all’impegno incrollabile della sua famiglia, al lavoro tenace dell’avvocata Alessandra Ballerini e a un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’. E a farle in grande: come unire 76 atenei italiani, dal nord al sud del Paese, che nei prossimi due mesi organizzeranno ciascuno una giornata dedicata ai temi della libertà di studio e di ricerca per dar vita all’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”.

Settantasei università unite per Giulio Regeni

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Il 25 gennaio 2016 al Cairo si perdevano le tracce del ventottenne ricercatore italiano Giulio Regeni. Nove giorni dopo, il suo corpo veniva ritrovato senza vita, in una via periferica della città. Ma la storia di questo dottorando — “serio, impegnato, coerente ed esigente”, come lo ha definito il padre Claudio — non si è conclusa dieci anni fa. Al contrario, grazie all’impegno incrollabile della sua famiglia, al lavoro tenace dell’avvocata Alessandra Ballerini e a un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’. E a farle in grande: come unire 76 atenei italiani, dal nord al sud del Paese, che nei prossimi due mesi organizzeranno ciascuno una giornata dedicata ai temi della libertà di studio e di ricerca per dar vita all’iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”.

Settantasei università unite per Giulio Regeni

L’idea è nata a gennaio. Nell’apprendere dell’uscita del documentario “Giulio Regeni — Tutto il male del mondo” di Simone Manetti, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, è stato immediato pensare che le università sarebbero state il luogo naturale in cui proiettarlo per stimolare una riflessione sulle conseguenze della compressione dei diritti fondamentali, in ambito accademico e sociale. Inoltre, la storia di Giulio e di tutto ciò che continua ad emergere grazie al processo in corso è oggetto continuo di approfondimento e di interesse di numerose discipline, da quelle giuridiche a quelle linguistiche, dall’antropologia alla sociologia, fino al giornalismo e alle relazioni internazionali.

Marina Brambilla, rettrice dell’Università Statale di Milano, ateneo di cui sono parte, senza esitazione ha sposato l’iniziativa che è stata subito estesa a colleghi, rettrici e rettori di altre università. La loro reazione è stata unanime: “Ci siamo”. Nel giro di poche settimane abbiamo raggiunto il numero record di 76 università unite nel nome di Giulio e della difesa dei valori della libertà, della conoscenza e della responsabilità civile. L’Onda gialla, come viene definito il movimento spontaneo nato per sostenere la richiesta di verità della famiglia Regeni, unirà il paese attraversando tutte le regioni.

L’iniziativa, presentata ieri in Senato con Paola Deffendi e Claudio Regeni, l’avvocata Ballerini, il regista Manetti, gli autori del documentario e i produttori, consiste in un ciclo di eventi che le università ospiteranno nei mesi di aprile e maggio e che prevedono proiezioni speciali del documentario “Giulio Regeni — Tutto il male del mondo”, incontri e dibattiti che coinvolgeranno fino a 15mila persone tra studenti, dottorandi, ricercatori, personale accademico e amministrativo e cittadini. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza il sostegno dei produttori, la disponibilità dei protagonisti del documentario, del regista e degli autori e, naturalmente, senza l’impegno del mondo accademico che si è dimostrato pronto a ribadire e difendere il proprio ruolo di custode della libertà di studio, di ricerca e di movimento, per tutti.

Non è stato facile, hanno ribadito anche ieri Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio, contribuire alla realizzazione del documentario che, fin dal titolo, richiama le parole usate da Paola per descrivere i segni delle torture sul corpo del figlio. Su quel viso, disse proprio in Senato nel marzo di dieci anni fa, ho visto tutto il male del mondo. Non è stato facile per loro ripercorrere dieci anni di indagini e depistaggi, di verità e di bugie. Ma Paola e Claudio hanno ritenuto che fosse un passo necessario nel loro percorso — che è, e deve essere, riconosciuto come patrimonio civile del Paese — alla ricerca di verità e giustizia. A noi, alle migliaia di persone che nei prossimi mesi parteciperanno agli eventi delle “Università per Giulio”, la responsabilità di custodire questa storia e di continuare a praticare con Giulio, ricercatore appassionato, libero, rigoroso e generoso, il valore personale e sociale della libertà e dell’integrità nel lavoro e nella vita.

Le date degli eventi nelle università sono disponibili al link fondazioneelenacattaneo.it/universitapergiulio

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