Madre e figlia morte avvelenate, il misterioso malore del marito sopravvissuto
di Alessandra ZinitiSi ricomincia dalle analisi di Gianni Di Vita per scrivere la nuova pagina del giallo di Pietracatella dopo che quella che sembrava una tragedia scaturita da una micidiale intossicazione alimentare si è trasformata in una indagine per avvelenamento volontario con un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, che ipotizza il reato di duplice omicidio premeditato, quello di Antonella Di Ielsi, moglie del commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, e della figlia minore Sara, 15 anni, entrambe uccise dopo avere misteriosamente ingerito ricina, un veleno inodore e insapore per il quale non esiste antidoto.
La prima domanda che si stanno ponendo gli inquirenti (l’inchiesta è passata da Campobasso a Larino) è la natura del malore che, nelle stesse ore della morte di …
Si ricomincia dalle analisi di Gianni Di Vita per scrivere la nuova pagina del giallo di Pietracatella dopo che quella che sembrava una tragedia scaturita da una micidiale intossicazione alimentare si è trasformata in una indagine per avvelenamento volontario con un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, che ipotizza il reato di duplice omicidio premeditato, quello di Antonella Di Ielsi, moglie del commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, e della figlia minore Sara, 15 anni, entrambe uccise dopo avere misteriosamente ingerito ricina, un veleno inodore e insapore per il quale non esiste antidoto.
La prima domanda che si stanno ponendo gli inquirenti (l’inchiesta è passata da Campobasso a Larino) è la natura del malore che, nelle stesse ore della morte di moglie e figlia, lo ha portato al ricovero (in via precauzionale) al reparto di malattie infettive dello Spallanzani a Roma. Dieci giorni nelle mani dei medici del nosocomio romano che naturalmente lo hanno passato ai raggi X, prima in Rianimazione e poi nel reparto ordinario, ma le analisi tossicologiche e microbiologiche effettuate hanno sempre dato esito negativo. Insomma, la ricina (individuata nei giorni scorsi durante i controlli sul sangue e sui capelli delle due vittime mandati al centro antiveleni di Pavia) nel corpo di Gianni Di Vita non è mai venuta fuori. Anche perchè lo Spallanzani è un ospedale specializzato in malattie infettive e non un centro antiveleni e dunque la ricina non è mai stata cercata.
E allora gli inquirenti si chiedono: possibile che ci fosse ed esami di altro genere non ne abbiano dato evidenza? Possibile che ne abbia ingerito una dose così piccola da accusare solo un malore del tutto diverso da quello che ha ucciso Antonella e Sara? E ancora: e se non è così e il malore di Gianni Di Vita non è da ingestione di ricina, che tipo di malore è stato?
La cartella clinica dello Spallanzani entra dunque d’imperio nel nuovo fascicolo che non ha ancora indagati anche se, come sempre in queste circostanze, i sospetti ricadono sul nucleo dei familiari più stretti delle vittime, in questo caso il marito sopravvissuto e la figlia maggiore Alice che, anche lei portata in osservazione allo Spallanzani in quei giorni,è sempre stata bene.
La spiegazione che venne allora data, quando gli inquirenti cercavano la casa di una intossicazione alimentare, è che la ragazza non era a casa la sera del 23 dicembre, individuata come quella in cui la famiglia Di Vita avrebbe mangiato cibi avariati. Le indagini di questi mesi hanno però via via escluso che i resti trovati a casa e nella dispensa dell’appartamento siano in qualche modo legati alla morte delle due donne.
La ricina, però, potrebbe essere stata fatta bere loro anche in una bevanda, una tazza di the, un caffè. Ne bastano pochi milligrammi, un veleno, inodore e insapore ma che non perdona. Per questo, tra i primi atti della nuova delega di indagine che la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, darà ai poliziotti della squadra mobile di Campobasso c’è una nuova perquisizione in casa a cura della polizia scientifica, questa volta per analizzare stoviglie e altri oggetti che potrebbero aver conservato tracce del veleno.
Nei dispositivi elettronici della famiglia, padre e figlia, ma non solo, gli investigatori cercheranno poi eventuali tracce di ricerche sul web relative alla ricina, un veleno assai difficile da procurarsi soprattutto in un paesino di 1200 anime come è Pietracatella o anche a Campobasso. Più facile che chi ha ordito quello che stava passando come un piano perfetto, lo abbia cercato sul dark web.
Nei prossimi giorni, gli inquirenti torneranno ad interrogare Gianni e Alice Di Vita, i familiari da cui hanno trovato ospitalità e altri parenti e amici. Per approfondire quelle voci di dissidi familiari, di tensioni e persino di rapporti segreti in famiglia di cui in paese si è ripreso a parlare. Voci che nell’immediatezza della tragedia, erano già circolate tanto che l’ipotesi dell’avvelenamento volontario era stata presa in considerazione dagli inquirenti. La richiesta di esame del sangue e dei capelli delle due vittime al centro antiveleni di Pavia è dei primi giorni di gennaio. Ora l’esito inatteso ha cambiato le carte in tavole. Decisivo sarà l’esito dell’autopsia complessiva sui corpi di Antonella e Sara, atteso per il 30 aprile.