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A Natale madre e figlia avvelenate con la ricina “È stato un omicidio”

Antonella Di Ielsi (2-D) e Sara Di Vita (D), mamma e figlia morte per una sospetta intossicazione alimentare, con il marito Gianni Di Vita e la figlia Alice di Vita in una immagine esposta durante i funerali nel Santuario della Madonna di Costantinopoli a Pietracatella, in provincia di Campobasso, 10 gennaio 2026. ANSA/NICOLA LANESE (ansa)

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Clamorosa svolta nel caso di Sara e Antonella: il cibo non era avariato. Tracce tossiche nel sangue e in un capello. Per ora il fascicolo è contro ignoti ma il cerchio è ristretto alle persone più vicine alle due vittime
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Avvelenate. Intenzionalmente e molto probabilmente a casa loro, durante le feste di Natale. Con la ricina, come nella serie tv cult Breaking bad.

La notizia della svolta shock sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita arriva come una mazzata a Pietracatella, paese di 1.200 anime del Molisano, dopo tre mesi in cui investigatori, medici legali, tossicologi si sono affannati invano a cercare la causa di quella che sembrava una micidiale intossicazione alimentare, sottovalutata dai medici dell’ospedale di Campobasso dove le due donne si erano più volte presentate.

La svolta dagli esami di sangue e capelli

E invece no. Qualcuno ha fatto ingerire loro un veleno potentissimo, la ricina, inodore e insapore, per il quale non esiste antidoto. A rivelarlo gli esami di sangue e un capello della madre, con un verdetto univoco che ha viaggiato dai laboratori del centro antiveleni di Pavia fino alla Svizzera e agli Stati Uniti. E così il fascicolo aperto alla Procura di Campobas…

Avvelenate. Intenzionalmente e molto probabilmente a casa loro, durante le feste di Natale. Con la ricina, come nella serie tv cult Breaking bad.

La notizia della svolta shock sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita arriva come una mazzata a Pietracatella, paese di 1.200 anime del Molisano, dopo tre mesi in cui investigatori, medici legali, tossicologi si sono affannati invano a cercare la causa di quella che sembrava una micidiale intossicazione alimentare, sottovalutata dai medici dell’ospedale di Campobasso dove le due donne si erano più volte presentate.

La svolta dagli esami di sangue e capelli

E invece no. Qualcuno ha fatto ingerire loro un veleno potentissimo, la ricina, inodore e insapore, per il quale non esiste antidoto. A rivelarlo gli esami di sangue e un capello della madre, con un verdetto univoco che ha viaggiato dai laboratori del centro antiveleni di Pavia fino alla Svizzera e agli Stati Uniti. E così il fascicolo aperto alla Procura di Campobasso che procedeva a carico di cinque medici dell’ospedale Cardarelli per omicidio colposo, si è trasformato nella ben più grave ipotesi di reato di duplice omicidio premeditato ed è passato di mano alla Procura di Larino, nel cui territorio ricade il comune di Pietracatella. Il che significa che l’avvelenamento di Antonella e Sara è avvenuto a casa loro tra il 23 e il 24 dicembre, giorno del loro primo accesso al pronto soccorso di Campobasso. Perché l’insorgenza dei primi sintomi da avvelenamento avviene entro quattro ore.

L’inchiesta passa alla Procura di Larino

Al momento, l’inchiesta aperta dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli è a carico di ignoti. Nessun indagato anche se, come è inevitabile, il primo giro di sospetti è incentrato nell’ambito di quella famiglia così conosciuta e apprezzata a Pietracatella, piccolo centro dove tutti sanno tutto. E dove ieri hanno preso a circolare le prime voci di dissidi all’interno delle mura di casa, di risentimenti da parte di altri familiari, persino di rapporti segreti.

L’avvocato: “Storia da riscrivere”

I due superstiti della famiglia, il padre Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco del paese, e la figlia diciannovenne Alice, hanno saputo tutto dall’avvocato Paolo Senese. Nessun commento se non un: «Non abbiamo avuto alcuna notifica nè conosciamo l’esito degli esami e dell’autopsia. Certo l’apertura di un fascicolo per omicidio premeditato significa riscrivere completamente questa storia». E il foglio, per ora, è bianco. I primi sospettati, come di prammatica, non possono che essere loro, padre e figlia. E se il padre ha accusato anche lui un malore ed è rimasto per giorni ricoverato per controlli allo Spallanzani di Roma, Alice era l’unica scampata alla presunta intossicazione alimentare dell’antivigilia di Natale. Lei, quella sera, non era a casa, non ha cenato con i suoi, ed è sempre stata bene.

I sospetti sui familiari stretti

Ma basta questo a far ricadere su di lei il sospetto così tremendo di una strage familiare? E come avrebbe fatto a procurarsi il veleno, cosa per nulla facile in un piccolo paesino del Molise? Sul dark web? Il primo atto degli investigatori della squadra mobile di Campobasso diretta da Marco Graziano, che nell’immediatezza dei fatti avevano anche preso in esame l’ipotesi dell’avvelenamento senza però raccogliere elementi che facessero ipotizzare un omicidio, sarà quello di acquisire i pc e i cellulari dei familiari alla ricerca di eventuali elementi rivelatori. Come possibili ricerche sulla ricina, su come procurarsela, sugli effetti, su come utilizzarla. In attesa dell’esito complessivo dell’autopsia, per la quale il medico legale ha chiesto una proroga di 30 giorni, l’esito degli esami arrivati dal centro antiveleni di Pavia costringe a riscrivere una storia con molti punti oscuri: il veleno, per cominciare, non è stato rilevato nel sangue del padre e negli avanzi di cibo sequestrati a casa Di Vita. Chi ha fatto ingerire la ricina a madre e figlia come gliel’ha data?

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