Aveva intenzione di trascorrere il Natale nella Striscia di Gaza, nella parrocchia che chiamava al telefono ogni sera alle 19 da quando sono iniziati i bombardamenti israeliani. Papa Francesco aveva questo progetto di viaggio negli ultimi mesi della sua vita, ma aveva in animo di andare anche in Calabria per rendere omaggio ai migranti morti arrivando a Cutro, a Capo Verde, terra di emigrazioni, e nelle isole Canarie, sempre per toccare con mano la tragedia delle persone morte tentando di raggiungere l'Europa dall’Africa.
Un testimone privilegiato
Sono alcune delle rivelazioni contenute in un libro in uscita con Piemme il 7 aprile, Padre. Un ritratto inedito di papa Francesco. L’autore, Salvatore Cernuzio, è un testimone d’eccezione: giovane giornalista dei media vaticani (Radio Vaticana, Vatican News, L’Osservatore Romano), negli ultimi anni del pontificato ha stretto con Bergoglio un rapporto di confidenza quasi familiare che gli ha permesso di frequentare il Papa da vicino. All’avvicinarsi del primo anniversario della morte del Pontefice argentino, il prossimo 21 aprile, ne ha tratto un racconto che, tra confidenze, battute a volte taglienti e dettagli rilevatori della personalità e dell’arte di governo di Francesco, è al contempo un ritratto vivace e una miniera di pepite.
La clip di Meloni e De Luca
Tra le pagine più gustose ci sono i giudizi inediti che Jorge Mario Bergoglio ha formulato in privato su alcune note personalità. Come Giorgia Meloni, che nel 2023 si presentò agli Stati generali della natalità vestita dello stesso colore del Papa: “L’ho vista sul palco vestita di bianco”, raccontò poi Bergoglio a Cernuzio, “e le ho detto: è venuta a fare la prima comunione?”. Ma nei confronti della premier italiana il Papa nutriva una sincera simpatia, “perché la vedeva come donna e mamma giovane, di estrazione popolare, che si era fatta da sola”, come emerge da un altro episodio: il governatore della Campania Vincenzo De Luca – ma il racconto sfuma sulla parola utilizzata – le aveva dato della “stronza” e Giorgia Meloni si presentò a un appuntamento istituzionale guardando De Luca negli occhi e dicendogli: “Ecco la stronza”. Francesco vide la clip: “Salvatore, l’hai visto quel video?”, commentò ridendo: “Fortissimo!”.
Quel santo di Prevost
Netti anche i giudizi su Sergio Mattarella, “è un uomo illuminato lui” e sul cardinale Matteo Zuppi, “don Matteo è un uomo buono”. Quando andò a trovare Emma Bonino a casa sua, suscitando un vespaio di malumori tra i monsignori di Curia, Francesco commentò: “E ma è una signora anziana, malata, ho fatto un gesto di cortesia. E poi Gesù non faceva differenze quando andava a trovare qualcuno a casa”. In una sola unica occasione Francesco esprime un giudizio su Robert Francis Prevost, l’attuale Leone XIV: “Lui? Lui è un santo”.
Un salto in Cina
Tra le pagine del libro emergono i viaggi che Francesco aveva in animo di fare. Voleva andare nella Striscia di Gaza “a qualsiasi condizione. Magari a Natale, così da trascorrere le feste nella parrocchia della Sacra Famiglia”. A gennaio, pochi mesi prima di morire, disse a Cernuzio: “Questa estate vado a Capo Verde”. Ma era previsto pure un viaggio lampo nelle isole Canarie – dove papa Leone si recherà a giugno – “per toccare con mano la tragedia dell’immigrazione che si vive in quei luoghi”. Una mattina Francesco scrisse al giovane giornalista, calabrese, una mail “in cui mi annunciava che sarebbe voluto venire a Crotone in elicottero, che avrebbe voluto recarsi alla spiaggia di Cutro per ‘farsi vicino’ a sopravvissuti e familiari delle vittime”. Lo stesso Bergoglio però non poté realizzare questo progetto per un contrattempo. Inedita anche la speranza che il Papa accarezzò durante il viaggio in Mongolia, nel 2023, di fare un salto in Cina: “Sono lì, a due passi, se mi invitano sono pronto”.
Scherzi nel traffico
Ricca l’aneddotica sulle battute, gli scherzi e le idiosincrasie del Papa argentino, dall’inclinazione a osservare le scarpe degli ospiti all’amore per il gelato all’abitudine di stare in casa con un cardigan consunto. Cernuzio lo segue nelle sue visite alle parrocchie di Roma, ogni tanto il Papa gli dà un passaggio. “Lui lo faceva un po’ apposta”, racconta il giornalista, “ai semafori o agli incroci abbassava il finestrino e si palesava alla gente. Ricordo un gruppo di ragazze cinesi che saltò in piedi da dentro il bus e iniziò a urlare dal vetro: ‘Pope Francis! Pope Francis!’ o il motociclista che frenò di botto mentre veniva superato dal Papa”.
Nella stanza d’ospedale
Il libro non è un’agiografia di Bergoglio. “Non era una personalità facile, Francesco, lo riconosco”, scrive Cernuzio. “Alcuni lati del carattere potevano risultare spigolosi, e lo caratterizzava anche una certa umoralità”. Il giovane giornalista non nasconde però l’affetto e l’ammirazione che nutre nei confronti del Papa argentino. Sentimenti che segnano, in particolare, le pagine dedicate alla malattia e alla morte di Francesco. Cernuzio è una delle pochissime persone che il Papa argentino ammise nella sua stanza d’ospedale, solo quattro giorni dopo l’ultimo ricovero, il 17 febbraio dell’anno scorso. Un saluto dal retrogusto agrodolce del commiato: “Sai”, dice il Papa al suo giovane amico, “qui non si sa come va a finire. Può essere che sì e può essere che… sì”. Un riferimento chiaro, con un suo tipico gioco di parole, alla morte che lucidamente Bergoglio vedeva imminente.
“Scusi per il disturbo”
Salvatore Cernuzio svela anche quali sono state le ultime parole di papa Francesco. È l’alba del 21 aprile 2025, Jorge Mario Bergoglio “aveva bisogno di acqua. Ha bevuto e all’infermiere ha detto: ‘Grazie, scusi per il disturbo’”. Sono le sue ultime parole: pochi istanti dopo non ci sarà più. “Non ho provato niente guardando Papa Francesco nella bara”, racconta il giornalista. “Non era lui: era magro, marmoreo. Il Papa nella mia mente era al secondo piano a Santa Marta a leggere qualcosa o ad ascoltare musica ad alto volume, come mi è capitato di sentire una volta durante una telefonata. ‘Padre, ma perché questa musica?’, ‘Ogni tanto lo faccio, no te gusta?’”.