Leone XIV ha lavato e baciato i piedi a 12 sacerdoti romani nel corso della messa in coena Domini che ha celebrato a San Giovanni in Laterano, cattedrale del vescovo di Roma. Nella sua prima settimana santa da Papa, Robert Francis Prevost ha voluto ripetere il gesto che, secondo il racconto dei Vangeli, Gesù compì con i suoi 12 discepoli in occasione dell’ultima cena con altrettanti preti della sua diocesi.
Dominio e libertà
“Col suo gesto”, ha detto Leone nell’omelia, “Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore”. L’esempio dato da Gesù “non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore. Lasciarci servire dal Signore è dunque condizione per servire come ha fatto Lui. ‘Se non ti lasci lavare’, disse Gesù a Pietro, ‘non avrai parte con me’: se non mi accogli come servo, non puoi credermi e seguirmi come Signore. Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima”. In Gesù, ha detto ancora il Papa, “Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge. Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità”, ha detto il Papa, “inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi”.
Contro la prevaricazione
Già nella messa dei crismi che ha presieduto questa mattina in San Pietro, tradizionale appuntamento durante il quale i sacerdoti rinnovano la promessa fatta con l’ordinazione, il Papa ha voluto fare autocritica su un certo modo malinteso di evangelizzare: “Sappiamo”, ha detto, “che nel corso della storia la missione è stata non di rado stravolta da logiche di dominio, del tutto estranee alla via di Gesù Cristo. San Giovanni Paolo II ha avuto la lucidità e il coraggio di riconoscere come ‘per quel legame che, nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto’. Di conseguenza”, ha proseguito il Papa, “è ormai prioritario ricordare che né in ambito pastorale, né in ambito sociale e politico il bene può venire dalla prevaricazione. I grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto. È la via dell’incarnazione, che sempre di nuovo prende forma di inculturazione”.