MONTENERO DI BISACCIA – Quello che era un sospetto, a meno di ventiquattro ore dal crollo del ponte sulla statale trignina a causa del maltempo è diventato una certezza. Fra le macerie i vigili del fuoco hanno trovato la targa e il paraurti della Fiat bravo color champagne su cui Domenico Racanati, l’automobilista pugliese di 53 anni scomparso proprio durante il crollo del ponte, viaggiava diretto ad Ortona.
La telefonata
Ieri mattina era al telefono con la moglie quando - ha scritto la figlia Angela sui social - è improvvisamente caduta la linea. Da allora il telefono è rimasto muto e con il passare delle ore in famiglia è cresciuto il timore che l’uomo fosse stato coinvolto in un incidente. Ansie che questa mattina sembrano aver trovato conferma. I vigili del fuoco che da ieri sono al lavoro sui due argini del Trigno, sopra e sotto i mozziconi di quel che rimane del ponte, hanno trovato alcuni pezzi dell’auto dell’uomo. La carcassa no e - al momento - fa sapere la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, arrivata in tarda mattinata sul posto insieme alla sindaca di Montenero di Bisaccia, Simona Cantucci- neanche il corpo. Le ricerche dovranno continuare, essere estese al mare dove il fiume, gonfio di pioggia e detriti, potrebbe aver trascinato tutto.
Le ricerche
Ecco perché le ricerche continuano, con i vigili del fuoco, inclusa la squadra sommozzatori. Impegnati a terra, gli elicotteri che monitorano l’area dall’alto, e la Guardia costiera a mare. Che due auto fossero passate sul ponte nonostante la chiusura della strada lo si è iniziato a sussurrare ieri e questa mattina l’Anas lo ha confermato. “Dalle verifiche effettuate, anche attraverso l'analisi dei filmati disponibili, risulta che due veicoli abbiano transitato nel tratto interdetto, violando il divieto di circolazione vigente”.Da giorni la strada era chiusa perché invasa dall’acqua, a chiudere la carreggiata erano state messe transenne da entrambi i lati del viadotto, ma come confermato a Repubblica ieri dal comandante della polizia locale di Montenero, rimasto per tutta la notte “di guardia” al fiume, molti hanno provato a passare nonostante il divieto. “Abbiamo mandato indietro persone fino alle 2.30 – 3 di notte”. Ieri mattina, ha spiegato Pierfrancesco Assogna, lui e il collega sono rimasti fino alle 9.20 sul lato di Montenero del viadotto, poi si sono allontanati per verificare altri possibili punti critici. Neanche dieci minuti dopo è scattato l’allarme. “Quando il dipendente Anas che era stato lì di presidio mi ha chiamato non ci potevo credere, pensavo stesse scherzando”. E invece il viadotto ha collassato al centro, come se fosse fatto di carta