Per Giulio Betti, meteorologo del Cnr, «l’anomalia non è la neve a aprile a 1400 metri, ma la quantità caduta in così poco tempo: l’ennesimo evento estremo a cui dobbiamo essere pronti».
Ma cosa è successo negli ultimi giorni? Abbiamo fiumi esondati, ponti crollati, paesi isolati.
«È la terza ondata di maltempo severa che ha colpito il Sud e parte del Centro Italia dopo la tempesta Harry di gennaio e le successive alluvioni nel cosentino. La causa sta in un vortice di bassa pressione isolato sulla Sicilia che, non riuscendo a spostarsi verso est perché rallentato da un blocco anticiclonico, ha scaricato tutta la sua energia su una piccola parte d’Italia».
Come può accadere ad aprile?
«La primavera è tradizionalmente una stagione instabile, che quest’anno ha seguito un inverno perturbato ma mite. Dunque, non dovrebbe far notizia la neve a Capracotta, quel che è anomalo è che in due giorni se ne siano accumulati da 2 a 2,5 metri sopra i 1500 metri. Vuol dire che più in basso sono scesi …
Per Giulio Betti, meteorologo del Cnr, «l’anomalia non è la neve a aprile a 1400 metri, ma la quantità caduta in così poco tempo: l’ennesimo evento estremo a cui dobbiamo essere pronti».
Ma cosa è successo negli ultimi giorni? Abbiamo fiumi esondati, ponti crollati, paesi isolati.
«È la terza ondata di maltempo severa che ha colpito il Sud e parte del Centro Italia dopo la tempesta Harry di gennaio e le successive alluvioni nel cosentino. La causa sta in un vortice di bassa pressione isolato sulla Sicilia che, non riuscendo a spostarsi verso est perché rallentato da un blocco anticiclonico, ha scaricato tutta la sua energia su una piccola parte d’Italia».
Come può accadere ad aprile?
«La primavera è tradizionalmente una stagione instabile, che quest’anno ha seguito un inverno perturbato ma mite. Dunque, non dovrebbe far notizia la neve a Capracotta, quel che è anomalo è che in due giorni se ne siano accumulati da 2 a 2,5 metri sopra i 1500 metri. Vuol dire che più in basso sono scesi 200-250 millimetri di pioggia tutti insieme, l’equivalente di una stagione».
Colpa della crisi del clima?
«Certamente: è l’ennesimo fenomeno legato al cambiamento climatico. I mari sono più caldi in maniera cronica, la prima parte di marzo è stata estremamente mite, siamo circondati da anomalie termiche, c’è un eccesso di accumulo di vapore acqueo e tutta questa energia in surplus si manifesta in precipitazioni molto più forti del normale. Un continuo: a ogni perturbazione registriamo eventi estremi».
Erano attesi?
«Sì e il sistema di allerta e di prevenzione ha fatto sì che ci fossero poche o nessuna vittima».
Ora però ci sarà un nuovo ribaltamento: si passerà dal gelo al caldo.
«Un anticiclone porterà le temperature a 25-26 gradi, di molto superiori alla media. Pasqua sarà salva, peccato che resteranno da pagare milioni di euro di danni, oltre ai 2 miliardi già contati da gennaio».
Che fare?
«Bisogna adattarsi, mettere mano al territorio. Da quando sono nato, sento parlare di messa in sicurezza del territorio ma viene fatta quasi solo a livello locale per buona volontà, mentre manca una strategia nazionale sistematica. E poi bisogna mitigare il clima, tagliare le emissioni di gas serra. L’Italia è un puzzle: ci sono punte d’eccellenza per adattamento e uso delle rinnovabili e zone di estrema arretratezza. Dobbiamo capire che Paese vogliamo: davanti agli eventi estremi non si può più scherzare».