Montenero di Bisaccia (Campobasso) – Spezzato come un giocattolo rotto. Collassato al centro, come se qualcuno lo avesse spinto giù nel fiume. Il guard rail, strappato via. Del ponte sul Trigno, lì dove quasi incontra il mare, lungo l’Adriatica fra Abruzzo e Molise, rimangono a stento due mozziconi. Ed è in quel punto che per tutta la giornata hanno lavorato i vigili del fuoco. Al momento del crollo, due auto stavano transitando. Una si è salvata per un soffio, l’altra potrebbe essere caduta giù, trascinata chissà dove dalla forza del fiume.
Inizialmente era solo un sospetto, le ricerche erano iniziate in via precauzionale. Ma con il passare delle ore, l’ipotesi ha preso corpo, finché a confermare i timori che molti fra gli addetti ai lavori sussurravano, non è arrivata la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli. Con una nota ha fatto sapere che sì, probabilmente in quel momento passavano due auto. E che di una non c’…
Montenero di Bisaccia (Campobasso) – Spezzato come un giocattolo rotto. Collassato al centro, come se qualcuno lo avesse spinto giù nel fiume. Il guard rail, strappato via. Del ponte sul Trigno, lì dove quasi incontra il mare, lungo l’Adriatica fra Abruzzo e Molise, rimangono a stento due mozziconi. Ed è in quel punto che per tutta la giornata hanno lavorato i vigili del fuoco. Al momento del crollo, due auto stavano transitando. Una si è salvata per un soffio, l’altra potrebbe essere caduta giù, trascinata chissà dove dalla forza del fiume.
Inizialmente era solo un sospetto, le ricerche erano iniziate in via precauzionale. Ma con il passare delle ore, l’ipotesi ha preso corpo, finché a confermare i timori che molti fra gli addetti ai lavori sussurravano, non è arrivata la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli. Con una nota ha fatto sapere che sì, probabilmente in quel momento passavano due auto. E che di una non c’è traccia, a cercarla ci sono anche i sommozzatori dei vigili del fuoco, sebbene le condizioni in zona siano quasi proibitive, con la pioggia che non smette, il Trigno che è quasi una valanga di fango e l’intera area un pantano. «Si indaga — spiega la procuratrice — per crollo colposo. Qualora dovesse essere confermato il coinvolgimento dell’auto si procederà anche per omicidio colposo». È solo un’ipotesi, ufficialmente. Ma una denuncia di scomparsa, quanto meno compatibile, già c’è. Da ore, i familiari non hanno notizie di Domenico Racanati, 53enne pugliese, in viaggio verso Ortona. L’ultima volta che lo hanno sentito era dalle parti di Termoli, poi ne hanno perso le tracce.
Chi per tutta la notte su quel ponte ci è passato e ripassato stenta a credere che sia venuto giù come se fosse fatto di carta. «Eravamo andati via da dieci minuti quando il dipendente Anas ci ha chiamati per dirci che era crollato. Abbiamo pensato stesse scherzando». Pierfrancesco Assogna è il comandante della polizia locale di Montenero, uno dei Comuni più vicini. Molti in Italia ne hanno scoperto l’esistenza quando ci sono arrivate le telecamere per scovare l’ex magistrato Antonio Di Pietro, che lì si rilassava guidando il trattore in una tenuta nei pressi del paese. «Adesso ci hanno dimenticati», dicono un paio di anziani appoggiati al bancone di uno dei pochi bar aperti lungo la statale. Insieme ad un collega, Assogna la stava monitorando. Per tutta la notte è rimasto di guardia al Trigno, da tre giorni “sorvegliato speciale”. Le piogge torrenziali delle ultime 72 ore lo hanno gonfiato, ancora ieri scorreva scuro di fango e detriti con una portata che non si ricordava da anni, in più punti aveva invaso la strada. «Per precauzione — racconta il comandante — era stata chiusa, temevamo che qualcuno ignorasse i divieti. E in effetti fino alle 2.30, mentre gestivamo l’evacuazione di 47 abitanti della frazione marina, abbiamo rimandato indietro persone». Ma a preoccupare erano la strada e il fiume, non il ponte. «Qualche mese fa hanno anche rifatto il manto stradale», ricordano nei paesi limitrofi e conferma una nota di Anas.
Nelle prime ore del mattino, con il Trigno più quieto e il livello delle acque che si andava abbassando, si stava pensando addirittura di riattivare la circolazione. Assogna e un collega attorno alle 9.20 si erano allontanati per fare verifiche in altri punti, poi è scattato l’allarme. «Quando sono arrivato e ho chiamato la mia sindaca — racconta — pensava che la stessi prendendo in giro».
Simona Contucci ha alle spalle tre giorni complicati. Parlarci mentre sgomita per avere un’idrovora, coordina interventi, chiede notizie degli sfollati, non è semplice. Non è amministratrice di primo pelo e soprattutto conosce il suo territorio. Ricorda quando nel 2003 un’altra ondata di maltempo improvviso e imprevisto, ha buttato giù un altro ponte sul Trigno. È quello sulla statale 55, nei pressi di Montenero, «quando ero in provincia abbiamo finanziato la ristrutturazione e il pilone nuovo sta tenendo», dice.
Ieri, attorno a mezzogiorno, si è deciso di chiuderlo, e lei non ha esitato un momento a dirsi favorevole, nonostante sia conscia dei problemi di mobilità che comporta per il suo come altri paesi. Con le principali arterie chiuse. Con statali, interpoderali e strade di campagna trasformate in pantani, assediate da frane e smottamenti, allagate dai fiumi. E allargando il raggio, con il Molise e l’Abruzzo, divisi, salvo deviazioni e dedali di secondarie. «Qui da noi questa pioggia la chiamano “a pulcino” perché quando cade a terra sembra saltellare — dice Gianni, ex amministratore di un piccolo comune della zona, che oggi si è reinventato nel turismo — ne abbiamo viste tante. Ma questo disastro è la cartina tornasole di argini non verificati, cunette e sottobosco non puliti, un territorio spopolato, abbandonato, non manutenzionato. E che oggi grida aiuto».