Avvelenate con la ricina a Natale, padre e figlia interrogati per dieci ore
di Alessandra ZinitiDieci ore in questura, un interrogatorio infinito, stringente, decisamente anomalo per chi non è neanche iscritto nel registro degli indagati. Sei ore il padre, Gianni Di Vita, tre ore e mezza la figlia Alice, 19 anni. E la sensazione che il giallo di Pietracatella,
l’avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, sia vicino ad una svolta.
I tanti “non ricordo” del padre
Sotto il faro degli investigatori della squadra mobile di Campobasso guidata da Marco Graziano la ricostruzione meticolosa dei due giorni antecedenti alla morte delle due donne ma anche i tanti «non ricordo» pronunciati dal padre nell’immediatezza della tragedia e anche ieri. «Non ricordo» su cosa c’era a tavola la sera del 23 dicembre ( unica cena a cui non partecipò la figlia superstite), sul menù del pranzo e della cena della vigilia di Natale, su chi avesse frequentato la casa della famiglia Di Vita in quei giorni. E la quasi certezza, che attende solo l’esito ufficiale delle ulterio…
Dieci ore in questura, un interrogatorio infinito, stringente, decisamente anomalo per chi non è neanche iscritto nel registro degli indagati. Sei ore il padre, Gianni Di Vita, tre ore e mezza la figlia Alice, 19 anni. E la sensazione che il giallo di Pietracatella,
l’avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, sia vicino ad una svolta.
I tanti “non ricordo” del padre
Sotto il faro degli investigatori della squadra mobile di Campobasso guidata da Marco Graziano la ricostruzione meticolosa dei due giorni antecedenti alla morte delle due donne ma anche i tanti «non ricordo» pronunciati dal padre nell’immediatezza della tragedia e anche ieri. «Non ricordo» su cosa c’era a tavola la sera del 23 dicembre ( unica cena a cui non partecipò la figlia superstite), sul menù del pranzo e della cena della vigilia di Natale, su chi avesse frequentato la casa della famiglia Di Vita in quei giorni. E la quasi certezza, che attende solo l’esito ufficiale delle ulteriori analisi chieste al centro antiveleni di Pavia, che Gianni Di Vita, seppure presente a tavola con Antonella e Sara alla cena del 23 , non abbia ingerito ricina. Per i medici che lo hanno visitato, prima a Campobasso e poi a Roma allo Spallanzani, è sempre stato bene e i sintomi gastrointestinali da lui denunciati non sono stati riscontrati dai sanitari.
Presente anche la procuratrice di Larino
Agli interrogatori presente anche la procuratrice di Larino Elvira Antonelli che ha ricevuto il fascicolo dai colleghi di Campobasso quando dal centro antiveleni di Pavia è arrivato l’alert sulla non negatività al potentissimo veleno riscontrato nel sangue e in un capello delle due vittime. La presenza della procuratrice agli interrogatori è il segno che le indagini sono ad una stretta anche se il fascicolo per duplice omicidio premeditato resta a carico di ignoti. Gianni Di Vita, stimatissimo ex sindaco di Pietracatella e commercialista, e sua figlia Alice sono entrati in questura da un ingresso secondario senza avvocato, come persone informate dei fatti e nella stessa veste sono usciti intorno alle 20. Interrogata anche la cugina che li ospita da quando la loro casa, in cui domani torneranno gli specialisti della Scientifica, è sotto sequestro.
Il timore di inquinamento delle prove
Il timore degli inquirenti è che “se in questa storia c'è un assassino che ha avvelenato Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara alla vigilia di Natale, abbia il tempo di inquinare le prove e farla franca. Purtroppo il diffondersi anzitempo di queste indiscrezioni che non sono ancora confermate dall'esito degli esami, sta mettendo a rischio le indagini". Per questo, in attesa del deposito dell'autopsia e degli esiti completi degli esami ancora in via di completamento al centro antiveleni Maugeri di Pavia, gli inquirenti che indagano sul giallo di Pietracatellavanno avanti rapidamente nel nuovo giro di interrogatori.
L'avvelenamento
Sarà fondamentale però avere i risultati certi degli esami svolti a Pavia per sapere se anche nel sangue di Gianni Di Vita è mai stata rilevata una presenza anche minima di ricina e se effettivamente la presenza del potentissimo veleno, oltre che nel sangue, sia stata riscontrata anche in un capello di Antonella Di Ielsi. Da qui - sostengono i periti - si capiranno i tempi del potenziale avvelenamento volontario, se avvenuto rapidamente in una sola somministrazione, o se invece il veleno è stato somministrato a piccole dosi più volte come sostengono alcuni luminari sia necessario perché il capello ne conservi le tracce.
I pasti sotto accusa
E' importante ricordare anche i tempi di questa tragedia. Sara Di Vita, 15 anni, fu la prima a morire, due giorni dopo essersi presentata al pronto soccorso di Campobasso, la madre Antonella ebbe il tempo di piangerla e poi dopo 24 ore morì anche lei. Il padre Gianni, presentatosi anche lui al pronto soccorso con sintomi gastrointestinali, e poi trasferito in via precauzionale allo Spallanzani a Roma, non è mai stato in condizioni critiche. La figlia Alice, assente alla cena del 23 dicembre, è presente ai due pasti del 24 a casa dei nonni, è sempre stata bene. Ma nessuno è ancora in grado di dire che la ricina sia stata somministrata a tavola. Per questo probabilmente venerdì, gli investigatori della Mobile torneranno nella casa ancora sotto sequestro di Pietracatella alla ricerca di presenza del veleno in barattoli o stoviglie. Così come fondamentale sarà il verdetto degli esami, commissionati solo pochi giorno fa, sui resti del cibo trovati in casa in quei giorni.