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Ilaria Salis: “Con il mio assistente nessuna relazione stabile, siamo stati solo coinquilini”

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L’europarlamentare risponde alle accuse sull’assunzione di Ivan Bonnin: “Ho tolto la residenza da casa sua per evitare strumentalizzazioni”
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«Sono esterrefatta dalla attenzione morbosa per la mia vita privata, soprattutto in un momento in cui tra guerre, crisi, dubbi legami tra esponenti di governo e clan, vi sono questioni di ben altra rilevanza pubblica. Sono bersaglio di una campagna della destra che arriva a spiarmi in casa: si è andati oltre».

Esordisce così, rispondendo alle domande di Repubblica, Ilaria Salis, eurodeputata di Avs finita al centro di una nuova polemica. Stavolta si tratta dei rapporti esistenti tra lei e il suo Apa, l’assistente parlamentare accreditato, Ivan Bonnin. Il 28 marzo, quando la polizia ha bussato in una stanza di hotel a Roma per un controllo su segnalazione della Germania, Salis era con Bonnin. E fino al 29 marzo i due avevano la stessa residenza. Una vicenda che tocca lo statuto del Parlamento europeo.

Salis, il regolamento vieta che un europarlamentare assuma “il proprio coniuge o partner stabile”.

«Ma Bonnin non è il mio partner stabile. Lo conoscevo di vista prima della mia carcerazi…

«Sono esterrefatta dalla attenzione morbosa per la mia vita privata, soprattutto in un momento in cui tra guerre, crisi, dubbi legami tra esponenti di governo e clan, vi sono questioni di ben altra rilevanza pubblica. Sono bersaglio di una campagna della destra che arriva a spiarmi in casa: si è andati oltre».

Esordisce così, rispondendo alle domande di Repubblica, Ilaria Salis, eurodeputata di Avs finita al centro di una nuova polemica. Stavolta si tratta dei rapporti esistenti tra lei e il suo Apa, l’assistente parlamentare accreditato, Ivan Bonnin. Il 28 marzo, quando la polizia ha bussato in una stanza di hotel a Roma per un controllo su segnalazione della Germania, Salis era con Bonnin. E fino al 29 marzo i due avevano la stessa residenza. Una vicenda che tocca lo statuto del Parlamento europeo.

Salis, il regolamento vieta che un europarlamentare assuma “il proprio coniuge o partner stabile”.

«Ma Bonnin non è il mio partner stabile. Lo conoscevo di vista prima della mia carcerazione in Ungheria, in seguito alla liberazione ho pensato che il suo curriculum fosse adatto al ruolo. Ora è diventato un carissimo amico, una persona verso cui nutro piena fiducia, con lui ho scritto a quattro mani il libro Vipera. E di tutto questo non ho mai fatto mistero».

Perché con Bonnin condivideva anche una stanza d’hotel a Roma?

«È uno dei miei quattro assistenti, il più stretto, viaggiamo insieme e si è appoggiato nella mia camera. Non è raro per gli europarlamentari. E poi io tendo a girare con persone di cui mi fido, non ho la scorta e così sono più tranquilla: la mia storia mi chiede di essere prudente».

E come mai avevate la stessa residenza a Milano?

«Quando sono tornata da Budapest ho dovuto ricostruirmi di botto una vita. In meno di due anni ho cambiato quattro volte residenza e dall’inizio del 2025 fino al marzo scorso l’ho fissata in un appartamento di proprietà di Bonnin. Questo non significa che abbiamo una relazione stabile o che viviamo insieme: lui è quasi sempre a Bruxelles per lavoro e io giro in Italia e in Europa. Sono stata coinquilina di molti altri amici in passato. E non sono certo l’unica parlamentare ad averlo fatto».

Perché ha cambiato residenza proprio all’indomani di quel controllo in hotel?

«La destra e i giornali di quella parte politica avevano iniziato a strumentalizzare da subito la sua presenza in camera mia e per non lasciare alcuno spazio a questa manipolazione ho cambiato indirizzo. C’è anche un problema di sicurezza».

Cioè cambia casa per prudenza?

«Ricevo minacce quotidiane: a casa dei miei genitori ci sono state infrazioni, su social e mail sono oggetto di insulti e avvertimenti. Persino un europarlamentare dell’Afd, Alexander Jungbluth, con il quale a fine marzo ho condiviso l’auto messa a disposizione dall’Europarlamento al ritorno da una plenaria, una volta arrivati alla mia abitazione mi ha detto “Ora sappiamo dove abiti”. Ho segnalato l’episodio alla presidente del Parlamento europeo».

Ma non le è sembrata una mossa ingenua, foriera di sospetti, il cambio improvviso di residenza?

«Tanto qualsiasi cosa faccia viene usata contro di me, un accanimento che si è spinto fino all’intrusione nella mia privacy, al citofono della mia abitazione. Per nascondere i veri problemi del governo Meloni si cercano finti scoop. Ma io nel mio privato faccio ciò che voglio».

Resta il fatto che un deputato europeo ha delle regole da seguire.

«Avere la stessa residenza del mio assistente non significa far parte dello stato di famiglia. Se dovessimo indagare su chi dorme con chi, non so dove finiremmo».

Il regolamento prevede che Bonnin abbia la residenza nella sede di lavoro. Non è anomalo la abbia a Milano? A lui imputano anche precedenti per reati di piazza.

Salis preferisce sia direttamente Bonnin a rispondere. E lui, al telefono con Repubblica, afferma: «Ho mantenuto la residenza anagrafica a Milano anche perché il mio è un contratto part-time, ma sono regolarmente registrato in Belgio. C’è una sorta di status particolare riconosciuto per prassi. Quanto ai miei precedenti, al Parlamento Ue ho consegnato, come da procedura, il casellario giudiziario: è risultato corrispondente agli standard richiesti».

Salis, a lei Fdi chiede le dimissioni e un’interrogazione è stata presentata alla presidente Metsola. È preoccupata per il seggio?

«Non ho nulla da nascondere e per questo sono serena. Ben venga un controllo, così si smonta questa baraonda».

Insomma, tutto regolare secondo lei. Si sente oggetto di una campagna denigratoria?

«Sono le mie posizioni politiche a dare fastidio. Sono donna, di sinistra, antifascista. Non la smetteranno mai di attaccarmi, ma io non mi farò schiacciare».

Ivan Bonnin continuerà a lavorare con lei?

«Assolutamente sì e anzi gli rinnovo la fiducia».

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