Teramo, arrestato a 17 anni per propaganda neonazista e terrorismo: ‘Accoltellerò un uomo a Bergamo’
di Romina MarcecaNel suo cellulare c’era un tutorial su come accoltellare una persona e su quali parti vitali colpire durante l’aggressione. E, poi, un altro video che spiegava in 8 minuti come fabbricare una bomba molotov che poi, un giovane incappucciato, scagliava contro il pilastro di un ponte su un fiume. Tutto materiale dentro il telefonino di un ragazzino di 17 anni, arrestato per “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, e di addestramento con finalità di terrorismo”. Nei suoi pomeriggi a casa avrebbe trascorso il tempo cercando sul web “come convertire una pistola a salve”, “come costruire arma da sparo con stampante 3d”, ”come realizzare pistola lanciarazzi”.
Il blitz della Digos è scattato in provincia di Teramo, dove il giovane è finito prima agli arresti e poi in una comunità, frequenta un istituto tecnico. L’ordinanza di custodia cautelare è della procura per i minorenni di L’Aquila, la seconda in meno di 15 giorni che riguarda un…
Nel suo cellulare c’era un tutorial su come accoltellare una persona e su quali parti vitali colpire durante l’aggressione. E, poi, un altro video che spiegava in 8 minuti come fabbricare una bomba molotov che poi, un giovane incappucciato, scagliava contro il pilastro di un ponte su un fiume. Tutto materiale dentro il telefonino di un ragazzino di 17 anni, arrestato per “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, e di addestramento con finalità di terrorismo”. Nei suoi pomeriggi a casa avrebbe trascorso il tempo cercando sul web “come convertire una pistola a salve”, “come costruire arma da sparo con stampante 3d”, ”come realizzare pistola lanciarazzi”.
Il blitz della Digos è scattato in provincia di Teramo, dove il giovane è finito prima agli arresti e poi in una comunità, frequenta un istituto tecnico. L’ordinanza di custodia cautelare è della procura per i minorenni di L’Aquila, la seconda in meno di 15 giorni che riguarda un minorenne vicino ad ambienti suprematisti e che istiga all’odio razziale. Il 30 marzo agli arresti e poi in carcere è finito un coaetaneo del ragazzo di Teramo, abita in provincia di Perugia e anche lui voleva costruire armi con una stampante tridimensionale. Ma lui si difende: “Mi minacciavano in quelle chat”.
Nei mesi scorsi, la Digos aveva già raccolto diversi indizi sulla pubblicazione e la propaganda sui social network di idee fondate sull’odio razziale e aveva sequestrato i dispositivi in uso al ragazzo.
Dall'analisi è emersa la presenza nei device negli stessi di copioso materiale di propaganda neonazista e suprematista, di estremismo islamico e di incitamento all'azione diretta e ad "accelerare" (accelerazionismo) il collasso della società moderna, con indicazioni e istruzioni per la realizzazione di armi da fuocomediante l'utilizzo di stampanti 3D. Tra le istruzioni per realizzare una pistola in 3D c’erano quelle per la FGC-9, una potente mitragliatrice.
I manuali dell’odio
All’interno dei dispositivi elettronici erano stati trovati manuali e materiale di propaganda neonazista e suprematista, istruzioni per la preparazione e l'uso di armi da fuoco e bombe molotov. Tra i manuali rintracciati c’era anche quello estremista neonazista/satanista “Haters handbook third edition” e “Cold weapon instruction of using and characteristics”, che contiene l’elenco di diverse armi e la descrizione delle azioni da compiere durante un'aggressione fisica perché l’attacco sia il più efficace possibile.
All’interno dei dispositivi elettronici erano stati trovati manuali e materiale di propaganda neonazista e suprematista, istruzioni per la preparazione e l'uso di armi da fuoco e bombe molotov. Tra i manuali rintracciati c’era anche quello estremista neonazista/satanista “Haters handbook third edition” e “Cold weapon instruction of using and characteristics”, che contiene l’elenco di diverse armi e la descrizione delle azioni da compiere durante un'aggressione fisica perché l’attacco sia il più efficace possibile. Un altro invece indicava le istruzioni per la caccia all’uomo, “Man hunt instruction”.
Le chat neonaziste e sataniste
Secondo le indagini, il ragazzino “era attivo in conversazioni nelle quali erano condivise immagini che si ispirano al neonazismo”. Tra queste soldati in divisa nazista ma anche immagini che inneggiano all'estremismo islamico come quella di Osama Bin Laden e soldati di Hamas, fino all'odio razziale. Nell'ambito dell'attivismo accelerazionista, diretto a favorire il collasso della società moderna attraverso la polarizzazione delle sue componenti, il giovane era iscritto alla chat “Caos in prima linea" su Telegram e ad altri gruppi (764 bedroom, Satan onion, Firing squad) in cui compaiono riferimenti a pratiche sataniste che consistono nel sacrificio di individui appartenenti a categorie ritenute deboli o inferiori. Sacrifici umani “per favorire l'avvento di una civiltà superiore”.
Va in comunità ma progettava un’aggressione
Per gli investigatori della Digos c’era un percorso verso la violenza da parte di quel giovane, tanto che l’arresto arriva quando in una chat Telegram chi indaga ha letto l’ultimo proposito del giovane. Due frasi, ritenute molto gravi e sulle quali l’inchiesta non si è ancora conclusa. In una conversazione il giovane scrive a un altro utente: "Giuro su tutto quello che ho che quando andrò a Bergamo lo accoltellerò a morte". E subito dopo ribadisce: “Giuro che se vado a Bergamo lo accoltello a morte". Chi sia la vittima predestinata non è ancora chiaro, la polizia sta cercando di identificarla. Nonostante tutti gli indizi raccolti, il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’affidamento a una comunità perché non c’è stata “l’effettiva acquisizione di adeguate competenze per la costruzione di armi da fuoco e per l’elaborazione di specifici progetti criminosi”. Il giudice nell’ordinanza, poi, fa un passaggio sull’ambiente familiare, dal quale il ragazzo è stato strappato in questi giorni. Il giudice scrive perché lo studente va in comunità: “È indispensabile assicurare il controllo che è mancato nell’ambiente familiare, nel quale non è stato percepito o comunque trattato il malessere, e nel quale il minore ha avuto la possibilità di accedere liberamente e incontrollato a siti e reti telematiche molto diseducative”.