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Cardinale Sandri: “Anche Bush in Iraq ignorò gli appelli di Wojtyla ma almeno non straparlava”

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Il vice decano del collegio cardinalizio era Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato nel 2003. “Non so se Leone tornerà negli Usa finché c’è Trump, ha già numerosi inviti e tanti viaggi in agenda”
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All’epoca della guerra in Iraq, contro cui Giovanni Paolo II si scagliò con veemenza, i presidenti degli Stati Uniti «hanno rispettato la parola del Papa: non so se l’hanno seguita, ma almeno l’hanno rispettata». Riavvolge il nastro dei ricordi il cardinale Leonardo Sandri, oggi vicedecano del collegio cardinalizio, nel 2003 Sostituto della Segreteria di Stato.

Eminenza, ha letto le parole di Donald Trump contro papa Leone sulla guerra in Iran?

«Sì, ho visto queste dichiarazioni e ho ascoltato il Papa, così pacato: “Non sono un politico, io predico il Vangelo, predico la pace”: rispetto a quelle del presidente, la parola del Santo Padre è in un’altra dimensione».

Lei che idea si è fatto del motivo per cui il presidente degli Stati Uniti ha sferrato questo attacco così virulento?

«Non saprei, non posso entrare a giudicare i pensieri del presidente. Credo che si sia spinto oltre con le sue riflessioni e i suoi pareri. Ovviamente il Santo Padre ha tutta la nostra solidarietà e la nostra …

All’epoca della guerra in Iraq, contro cui Giovanni Paolo II si scagliò con veemenza, i presidenti degli Stati Uniti «hanno rispettato la parola del Papa: non so se l’hanno seguita, ma almeno l’hanno rispettata». Riavvolge il nastro dei ricordi il cardinale Leonardo Sandri, oggi vicedecano del collegio cardinalizio, nel 2003 Sostituto della Segreteria di Stato.

Eminenza, ha letto le parole di Donald Trump contro papa Leone sulla guerra in Iran?

«Sì, ho visto queste dichiarazioni e ho ascoltato il Papa, così pacato: “Non sono un politico, io predico il Vangelo, predico la pace”: rispetto a quelle del presidente, la parola del Santo Padre è in un’altra dimensione».

Lei che idea si è fatto del motivo per cui il presidente degli Stati Uniti ha sferrato questo attacco così virulento?

«Non saprei, non posso entrare a giudicare i pensieri del presidente. Credo che si sia spinto oltre con le sue riflessioni e i suoi pareri. Ovviamente il Santo Padre ha tutta la nostra solidarietà e la nostra comunione».

E come reagirà Leone?

«Il Papa continuerà a predicare la pace non solo perché un valore umano ma anche perché questo è il mandato che ha ricevuto da Cristo: “La pace sia con voi, vi do la mia pace”. È il primo grido che il Santo Padre ha fatto il giorno della sua elezione. Questi sono i valori del Papa, i valori del Vangelo».

Non tutti li apprezzano.

«Se alcuni non li capiscono, pur chiamandosi cristiani, è difficile poterglieli far comprendere. Ma questo è il cristianesimo, il messaggio dell’amore e del perdono, e noi dobbiamo proclamarlo anche quando siamo perseguitati e insultati. Gesù ci insegna a porgere l’altra guancia e noi porgiamo l’altra guancia. Le rivendicazioni politiche non c’entrano con la missione del Papa».

Anche il vicepresidente degli Stati Uniti, il cattolico J.D. Vance, ha detto che è il Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni morali.

«Ma giustamente il Papa si occupa di questioni morali! La pace è una questione morale. Certo che non entriamo in politica ma ci sono questioni morali che toccano la vita delle persone come la convivenza umana e in questo senso il Papa si occupa di questioni morali».

Lei era Sostituto in Segreteria di Stato quando George W. Bush decise la guerra in Iraq suscitando la condanna di Giovanni Paolo II.

«Non solo, ma inviò due cardinali, Roger Etchegaray a Baghdad da Saddam Hussein e Pio Laghi da George W. Bush negli Stati Uniti, per cercare di fare qualcosa per la pace. Ma lo stesso fece anche Giovanni XXIII durante la crisi dei missili di Cuba nel 1962 quando indirizzò un messaggio di pace al presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e al presidente dell’Unione Sovietica Nikita Kruscev. E Paolo VI è il primo Papa che parlò alle Nazioni Unite. Leone ha ricordato i suoi predecessori nella veglia di preghiera per la pace a San Pietro di sabato scorso, e in particolare l’accoratissimo appello di Giovanni Paolo II durante la guerra in Iraq».

Anche allora ci fu un contrasto tra la Santa Sede e la Casa Bianca: fu simile o diverso da quello di oggi?

«I due momenti sono simili perché si tratta sempre del Papa che predica la pace, il diritto internazionale, la risoluzione pacifica delle controversie, l’impegno per scongiurare il rischio di una guerra atomica. Ma i presidenti degli Stati Uniti di quell’epoca hanno rispettato la parola del Papa: non so se l’hanno seguita, ma almeno si sono mostrati rispettosi, se non con le parole, almeno con il silenzio».

Anche papa Francesco, argentino come lei, non ha lesinato critiche a Trump: «Il fatto che gli americani mi attaccano», disse, «è un onore».

«Papa Francesco è stato sempre un grande araldo del Vangelo. La sua forza non erano le armi, come per ogni Papa. Noi abbiamo solo le armi del bene, della preghiera, è evidente che siamo disarmati e siamo deboli, come dice il presidente Trump. Mica parliamo con la bomba atomica in mano».

Nel suo intervento Trump ha detto che Leone è Papa perché lui è alla Casa Bianca: cosa ne ha pensato?

«Avrà avuto dei registratori dentro il Conclave» (ride).

Secondo lei i rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti si potranno migliorare?

«Ma certamente, il Papa stesso ha messo una lapide su questa vicenda con la sua serenità. Negli Stati Uniti c’è una grandissima presenza cristiana, lo stesso presidente Trump si dice cristiano così come altri presidenti. Le persone passano ma i valori restano».

Ci sono anche tanti cattolici tra gli elettori.

«Questo è certo, sono dappertutto, e ognuno vota secondo la sua coscienza».

Secondo lei il Papa americano tornerà negli Stati Uniti durante la presidenza Trump?

«Questo non lo saprei dire, ci sono tanti viaggi già in preparazione, si parla di un viaggio in Perù, poi in Argentina, dove Francesco non è mai tornato, adesso a giugno c’è la Spagna, poi è appena venuto il presidente Macron che lo ha invitato in Francia. Il Papa poverino riceve un vero rosario di inviti in tanti paesi. Vedremo».

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