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Il green pass dei social, un’app europea per verificare l’età

(reuters)

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Si punta a una soluzione uguale per tutti i Paesi.Ma non c’è ancora la data del rilascio
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«Proteggere i bambini nel mondo digitale è un dovere, esattamente come avviene nella vita reale». Con queste parole Ursula von der Leyenha accompagnato l’annuncio di una app europea per la verifica dell’età, necessaria per accedere alle piattaforme online, che sarebbe «pronta dal punto di vista tecnico» e «presto disponibile per i cittadini». La presidente della Commissione ha descritto un contesto «estremamente preoccupante», ricordando che «un bambino su sei subisce bullismo online» e che i social media utilizzano algoritmi che possono creare dipendenza, come emerso tre settimane fa dalla sentenza di un tribunale di Los Angeles che ha condannato Meta e Google.

«Educare i bambini è responsabilità delle famiglie, non delle piattaforme», ha detto von der Leyen. Ma spesso «i gen…

«Proteggere i bambini nel mondo digitale è un dovere, esattamente come avviene nella vita reale». Con queste parole Ursula von der Leyenha accompagnato l’annuncio di una app europea per la verifica dell’età, necessaria per accedere alle piattaforme online, che sarebbe «pronta dal punto di vista tecnico» e «presto disponibile per i cittadini». La presidente della Commissione ha descritto un contesto «estremamente preoccupante», ricordando che «un bambino su sei subisce bullismo online» e che i social media utilizzano algoritmi che possono creare dipendenza, come emerso tre settimane fa dalla sentenza di un tribunale di Los Angeles che ha condannato Meta e Google.

«Educare i bambini è responsabilità delle famiglie, non delle piattaforme», ha detto von der Leyen. Ma spesso «i genitori non dispongono di strumenti adeguati per proteggere i propri figli». Per questo la Commissione europea ha sviluppato «una soluzione valida in tutta Europa», che diversi Stati membri prevedono di integrare nei portafogli digitali nazionali. In prima linea c’è l’Italia. Insieme a Francia, Danimarca, Grecia, Spagna, Cipro e Irlanda.

«Il governo italiano ha centrato con due anni di anticipo il target Pnrr sull’identità digitale e oggi questo ci consente di essere tra i Paesi più avanzati in Europa nello sviluppo di soluzioni come l’age verification», ha detto Alessio Butti, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, aggiungendo che lo strumento annunciato da von der Leyen sarà nell’It Wallet, il portafoglio digitale italiano integrato nell’app Io che ospita documenti personali in formato digitale con pieno valore legale. «Il sistema che stiamo implementando consente il massimo livello di tutela della privacy grazie a un meccanismo di “doppio anonimato”», ha spiegato Butti. «Da un lato, il fornitore del servizio non ha accesso ai dati personali dell’utente. Dall’altro, il soggetto che all’interno dell’It-Wallet rilascia l’attestato (l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Ipzs) non è in grado di sapere dove e come quel certificato verrà utilizzato».

L’Italia ha già portato a termine con esito positivo la sperimentazione della soluzione europea per la verifica dell’età, ed entro la fine di questo mese PagoPa e Ipzs metteranno a disposizione ambienti di prova per le prime piattaforme online selezionate da Agcom. I social possono facilmente integrare la nuova tecnologia, ha detto Ursula von der Leyen, e «quindi non ci sono più giustificazioni». Poi ha aggiunto: «La tolleranza verso le aziende che non rispettano i diritti dei bambini sarà pari a zero». Nella sostanza, l’idea europea somiglia ai sistemi adottati per l’accesso ai siti pornografici, dove pure si tenta di dimostrare la maggiore età senza identificazione piena davanti al singolo sito. La differenza è che qui Bruxelles prova a costruire una soluzione armonizzata, invece di lasciare il problema a fornitori privati o a controlli sporadici sito per sito.

L’app annunciata da von der Leyen, «del tutto open source» e funzionante su smartphone e pc, era stata anticipata dalla Commissione Ue a luglio 2025. Un anno fa l’Ue dichiarò che il nuovo strumento, in linea con il Digital Services Act, avrebbe consentito agli utenti maggiorenni di «accedere a contenuti riservati per adulti online». E che gli Stati membri avrebbero potuto estendere questa soluzione anche ad altri usi, «come ad esempio l’acquisto di alcolici».

Ma Bruxelles, ora, si concentra sulle insidie dei social. Recentemente l’Australia ha fissato a 16 anni l’età minima per accedere a piattaforme come Instagram e TikTok. Anche in Italia sono state presentate, negli ultimi anni, proposte di legge per innalzare la soglia minima di accesso a 15 anni e per rafforzare i sistemi di verifica. Altri Paesi europei valutano interventi analoghi. Il rischio è una proliferazione di norme nazionali diverse. L’Ue punta invece a uno standard globale, simile a quello delle certificazioni vaccinali utilizzate durante la crisi del Covid.

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