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Intercettazioni a raffica senza il via libera dei pm: ecco il sistema della Squadra Fiore

Carmine Saladino

 
“Puntavano a influenzare politica e imprenditoria”. Accertamenti dei carabinieri sulle società di cui si serviva il gruppo
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Intercettazioni abusive. Centinaia di intercettazioni effettuate autonomamente dai Servizi, non sempre con l’autorizzazione della Procura generale, ma soltanto con quella dell’Autorità delegata. E ancora: le banche dati delle intercettazioni autorizzate da quasi tutte le procure italiane. Nell’indagine della procura di Roma sulla squadra Fiore c’è un tema cruciale su cui si giocheranno i prossimi mesi: cosa c’era nell’archivio delle persone indagate. In quello di Giuseppe Del Deo, evidentemente. Così come nei computer e nei dispositivi di Rosario Bonomo, Francesco «Ciccio» Rossi, Luigi De Lisi e di tutti gli altri che emergeranno nelle indagini.

L’archivio per influenzare

Dalle intercettazioni telefoniche e dai verbali dei testimoni c’è infatti il fondato sospetto che il gruppo potesse contare su un solido archivio, da utilizzare per «finalità di profitto, su richiesta di committenti che hanno interesse ad influenzare settori della politica e dell’imprenditoria e che realizzi, anche s…

Intercettazioni abusive. Centinaia di intercettazioni effettuate autonomamente dai Servizi, non sempre con l’autorizzazione della Procura generale, ma soltanto con quella dell’Autorità delegata. E ancora: le banche dati delle intercettazioni autorizzate da quasi tutte le procure italiane. Nell’indagine della procura di Roma sulla squadra Fiore c’è un tema cruciale su cui si giocheranno i prossimi mesi: cosa c’era nell’archivio delle persone indagate. In quello di Giuseppe Del Deo, evidentemente. Così come nei computer e nei dispositivi di Rosario Bonomo, Francesco «Ciccio» Rossi, Luigi De Lisi e di tutti gli altri che emergeranno nelle indagini.

L’archivio per influenzare

Dalle intercettazioni telefoniche e dai verbali dei testimoni c’è infatti il fondato sospetto che il gruppo potesse contare su un solido archivio, da utilizzare per «finalità di profitto, su richiesta di committenti che hanno interesse ad influenzare settori della politica e dell’imprenditoria e che realizzi, anche su sollecitazione di altri sodali, report e dossier contenenti informazioni abusivamente e illecitamente raccolte, “nascoste” sotto forma di notizie giornalistiche». Sono state individuate infatti almeno due testate che pubblicavano, su richiesta del gruppo, dossier per colpire uno piuttosto che un altro. Per farlo il gruppo poteva contare su attrezzature di primo livello, le stesse sequestrate ieri a Bonomo, Rossi e De Lisi dai carabinieri. È il caso di quanto accaduto il 30 novembre del 2024, quando il gruppo ha «svolto un complesso lavoro para-investigativo per conto della Banca Popolare di Bari». «Io ci parlo e tu l’attacchi veloce»; «In un ufficio importante lo devi mettere», dicevano Bonomo e De Lisi.

Le intercettazioni preventive

Si tratterebbe però di un piccolissimo pezzo della vicenda. Come infatti hanno raccontato a verbale le due collaboratrici di Del Deo, negli anni l’ex numero due dell’Aisi aveva ordinato e ottenuto centinaia di intercettazioni preventive, in particolare nel mondo della finanza, del quale il reparto che aveva guidato per lungo tempo si era sempre occupato. Imprenditori, e anche politici, erano di casa nella sede dei servizi di via in Arcione, nel centro di Roma, il quartiere generale di Del Deo e dei suoi uomini. Come ha utilizzato le informazioni raccolte l’ex vicedirettore del Dis? Non a caso, nel decreto di perquisizione si fa riferimento anche a quello che fino a lunedì era il suo incarico, da presidente di Cerved (estranea all’indagine), la principale società di informazioni commerciali e rating, di proprietà di Andrea Pignataro, l’uomo più ricco d’Italia, per cui Del Deo era andato a lavorare poche settimane dopo essere stato pensionato dai Servizi. «È necessario capire» scrivono i pm, «se l’eventuale acquisizione di informazioni possa essere stata utilizzata da Del Deo nell’incarico a Cerved».

I “casini in Vaticano”

Quelle informazioni erano a disposizione anche del gruppo dei «neri», gli uomini interni al Servizio che facevano riferimento direttamente a Del Deo. Tra di loro ci sono quelli, per esempio, che hanno gestito i controlli su Caputi (il capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni, su cui sono stati fatti accertamenti all’insaputa anche dell’Autorità delegata) o quelli, per restare agli atti dell’indagine, che hanno fatto «casini in Vaticano». Molti sono già stati allontanati dall’attuale gestione di Bruno Valensise e del suo vice Carlo De Donno. Ma evidentemente qualcosa succederà nelle prossime settimane, alla luce dell’inchiesta.

La disponibilità di Paragon

C’è poi un terzo punto su cui si sta concentrando il lavoro dei carabinieri del Ros: verificare se il gruppo avesse accesso anche alla banca dati delle intercettazioni ordinate dalla Procura. È un fatto che le principali società che gestiscono le intercettazioni, e una in particolare, la Sio — società che da oltre trent’anni si occupa di intercettazioni telefoniche per le forze dell’ordine — nel 2022 sia stata acquisita dalla Maticmind di Saladino, dunque da ambienti vicini a Del Deo. Proprio in quel periodo si era aperto un caso sulla qualità di un trojan fornito dalla società, tanto che fu bloccato da alcune procure. A proposito: a margine dell’inchiesta Equalize, qualcuno degli indagati aveva adombrato l’ipotesi che questo gruppo potesse aver in qualche modo avuto la disponibilità di Paragon, il software spia in uso ai nostri Servizi, usato su giornalisti e imprenditori, ma nessuno sa ancora da chi. Non c’è stato però alcun riscontro a questa ipotesi. Per il momento, almeno.

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