In caso nuova epidemia sì a vaccini, mascherine, smart working. Il nuovo Piano pandemico è approvato
di Michele BocciLa scienza ha avuto la meglio sulla politica. Il nuovo Piano pandemico (2025-2029) è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni ed entrerà così in vigore. Il testo è la prosecuzione di quello precedente e portarlo in fondo è stato faticoso. C’è voluto molto tempo al ministero alla Salute per approvarlo, il ministro Orazio Schillaci lo aveva annunciato per la fine del 2023 e una prima stesura era stata già presentata oltre 2 anni e mezzo fa. Ma tra malesseri di certa destra quando si parla (anche) di vaccini, osservazioni delle Regioni e problemi economici avanzati dal Mef, i tempi si sono allungati. Il testo stabilisce quello che si deve fare in caso dell’arrivo di una nuova pandemia non solo da virus influenzale (come invece era previsto nei precedenti testi) ma provocata da qualunque virus respiratorio.
Le misure
Come detto il Piano non è tanto diverso da quello che l’ha preceduto, e sul quale a suo tempo la destra aveva polemizzato, e prevedepiù o meno le stesse misure adottat…
La scienza ha avuto la meglio sulla politica. Il nuovo Piano pandemico (2025-2029) è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni ed entrerà così in vigore. Il testo è la prosecuzione di quello precedente e portarlo in fondo è stato faticoso. C’è voluto molto tempo al ministero alla Salute per approvarlo, il ministro Orazio Schillaci lo aveva annunciato per la fine del 2023 e una prima stesura era stata già presentata oltre 2 anni e mezzo fa. Ma tra malesseri di certa destra quando si parla (anche) di vaccini, osservazioni delle Regioni e problemi economici avanzati dal Mef, i tempi si sono allungati. Il testo stabilisce quello che si deve fare in caso dell’arrivo di una nuova pandemia non solo da virus influenzale (come invece era previsto nei precedenti testi) ma provocata da qualunque virus respiratorio.
Le misure
Come detto il Piano non è tanto diverso da quello che l’ha preceduto, e sul quale a suo tempo la destra aveva polemizzato, e prevedepiù o meno le stesse misure adottate durante la pandemia. Dice ad esempio che, ovviamente se si presentano problemi, l’uso dei vaccini è uno strumento fondamentale per la battaglia alle epidemie. Poi parla di mascherine e distanziamento.
I dispositivi di protezione individuali (Dpi), “costituiscono una misura efficace per ridurre il rischio d’infezione solo se inseriti all’interno di un più ampio insieme di interventi che include controlli amministrativi e procedurali, ambientali, organizzativi e tecnici. La loro azione protettiva può differire per le diverse tipologie, e il loro utilizzo dipende dalle modalità di esposizione: Dpi per la protezione delle vie respiratorie, degli occhi e delle mucose, delle mani e del corpo. In particolare, le semi-maschere filtranti, deputate alla protezione delle vie respiratorie, sono efficaci per evitare la trasmissione per via respiratoria”. Poi si ipotizzano i cosiddetti Npi, cioè gli “interventi non farmacologici”, tra i quali l’implementazione dello smart working, l’isolamento, ma anche l’utilizzo di sistemi di ventilazione meccanica nei mezzi pubblici e in altri ambienti molto frequentati. Cioè le misure prese durante la pandemia. Si specifica che tutti gli interventi devono essere proporzionali alla situazione e basati sulle indicazioni di commissioni apposite e seguendo le linee guida internazionali.
Riguardo alle chiusure, sono evocate quando si parla di fase di mitigazione, cioè quando l’agente patogeno circola e non si riesce a controllarlo. Ma la parola lockdown compare solo nelle note. Tuttavia si spiega, indirettamente, che “la sostenibilità delle misure si basa su valutazioni integrate che non considerano esclusivamente evidenze epidemiologiche della pandemia in corso ma anche altri aspetti sanitari (es. impatto sulla salute mentale e accesso alle prestazioni per pazienti cronici) ed altri settori (es. impatto socio-economico, impatto sulla didattica scolastica e universitaria)”.
Oms punto di riferimento
Malgrado i reiterati attacchi della Lega all’Oms, malgrado l’astensione dello stesso Schillaci (ovviamente su indicazione della presidenza del consiglio) quando c’è stato il voto per approvare l’accordo pandemico della stessa Oms l’anno scorso, dentro al nuovo piano l’Organizzazione mondiale della sanità è citata addirittura una sessantina di volte. Segno che viene considerata ancora un punto di riferimento per le politiche di prevenzione, ma anche di intervento nel caso della diffusione su larga scala delle malattie. Sarebbe stato clamoroso il contrario ma viste le posizioni di parte della maggioranza, molti esperti hanno tirato un sospiro di sollievo quando hanno visto il testo. “Questo piano recepisce le raccomandazioni emanate nel 2023 dall’OMS che propone un approccio multi-patogeno per via principale di trasmissione”, è scritto nel testo.
L’accordo con le Regioni
Nel tempo, anche le Regioni hanno avuto da ridire sul Piano pandemico, più che altro per questioni di natura economica. Cioè sulla possibilità di togliere i tetti alle assunzioni del personale per quanto riguarda i professionisti necessari ad attuare il Piano. Le condizioni sono state accolte. La legge di bilancio 2025 ha stanziato risorse specifiche per il nuovo Piano: 50 milioni per il 2025, 150 per il 2026 e 300 milioni annui a decorrere dal 2027.