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Chiara Poggi, la giovane donna vittima due volte

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Sono anni che ce lo chiediamo, se per lei e per tutti gli altri casi di crimini insoluti sia più nobile lasciare che il tempo cancelli il ricordo del volto o se continuare a pubblicarlo ogni giorno alimentando la nostra immaginazione rapace
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Non c’è una risposta semplice alla domanda se sia più nobile lasciare che il tempo cancelli il ricordo del volto della ragazza di ventisei anni ammazzata nella sua casa da qualcuno a cui aveva aperto la porta, o invece continuare a pubblicarla ogni giorno, ovunque, perché diventi monito e sprone per chi indaga sul suo assassinio. Se rinnovare il dolore di chi le ha voluto bene, della sua famiglia, mostrandola, o lasciare che almeno quei suoi grandi occhi chiari, le guance paffute, i capelli neri che incorniciano il suo bel volto riposino in pace, liberi dalla nostra immaginazione rapace. Sono anni che ce lo chiediamo, per lei e per tutte le altre vittime di crimini insoluti.

Nel frattempo le persone intorno a loro invecchiano, tutte le persone che appartengono all’infinito teatrino che continua a svolgersi intorno al delitto. In questo caso sono invecchiate le gemelle Cappa, il fratello Marco, i genitori, gli amici e gli avvocati. In particolare sono invecchiati i due protagonisti,And…

Non c’è una risposta semplice alla domanda se sia più nobile lasciare che il tempo cancelli il ricordo del volto della ragazza di ventisei anni ammazzata nella sua casa da qualcuno a cui aveva aperto la porta, o invece continuare a pubblicarla ogni giorno, ovunque, perché diventi monito e sprone per chi indaga sul suo assassinio. Se rinnovare il dolore di chi le ha voluto bene, della sua famiglia, mostrandola, o lasciare che almeno quei suoi grandi occhi chiari, le guance paffute, i capelli neri che incorniciano il suo bel volto riposino in pace, liberi dalla nostra immaginazione rapace. Sono anni che ce lo chiediamo, per lei e per tutte le altre vittime di crimini insoluti.

Nel frattempo le persone intorno a loro invecchiano, tutte le persone che appartengono all’infinito teatrino che continua a svolgersi intorno al delitto. In questo caso sono invecchiate le gemelle Cappa, il fratello Marco, i genitori, gli amici e gli avvocati. In particolare sono invecchiati i due protagonisti,Andrea Sempio e Alberto Stasi.

Stasi, il condannato, era un ragazzino nelle foto di allora, sembrava quasi più giovane di Chiara. Adesso è un uomo che porta sul volto tutta la fatica del carcere e di una verità che ha sempre dichiarato calpestata. Ma è Sempio quello che è cambiato di più. Aveva, allora, i capelli lunghi e l’aria scanzonata, dalle foto sembrava irresistibile. Adesso è un uomo al quale l’angoscia ha stampato sul viso un’espressione spaventata, la bocca tirata, gli occhi vitrei. Sia chiaro, questo non significa niente ai fini dell’attribuzione di una colpevolezza, si può invecchiare male, bene, benissimo per un milione di motivi diversi. Significa però inconfutabilmente che il tempo è passato e loro due lo hanno vissuto, mentre Chiara Poggi no.

Lei, nelle foto, è rimasta la giovane donna sorridente del 2007 che certo non si aspettava quello che doveva accaderle. Lo rimarrà per sempre, anche quando finalmente la giustizia avrà stabilito chi è il suo assassino. Quando finalmente, la sua foto sparirà dalle prime pagine e noi cominceremo a dimenticarci di lei, come ci siamo dimenticati i lineamenti delle altre donne ammazzate in questi anni. E soprattutto smetteremo di fissarla con curiosità morbosa, di rigirarci virtualmente quella foto tra le mani nella speranza di scoprire cosa nasconde, cosa c’è dietro quel sorriso. Come se davvero ne avessimo facoltà.

Chi era Chiara Poggi? Il tempo e la vita hanno permesso ai due protagonisti di difendersi, di nascondere le prove, di essere condannati, assolti, condannati di nuovo. Di vivere tutto l’orrore ma anche le rivincite, la disperazione e il sollievo. Di dire la verità e di inventare alibi, forse. Di parare i colpi quando arrivavano, di approntare spiegazioni. Perché questa è la vita, nel bene e nel male. Le spiegazioni, per Chiara Poggi, le hanno date gli altri. Le abbiamo date noi, fidandoci della nostra abilità di individuare magagne dietro uno sguardo limpido, le hanno date i carabinieri che hanno frugato nel suo computer. Hanno trovato cose intime, più o meno le stesse che potrebbero trovare nel computer di ognuno di noi se ci frugassero, nel caso venissimo assassinati, e sono state utilizzate per speculare sul suo carattere e le sue abitudini.

Sono le indagini, certo, l’obiettivo è scoprire il colpevole. Ma di nuovo, come sempre: a cosa serve sapere se fosse o meno una donna capace di scatenare un’ossessione erotica omicida? Quell’ossessione, lo abbiamo detto tante volte, riguarda chi la prova, non chi la subisce. Riguarda il suo assassino, nel caso fosse questo il movente. Chiunque fosse Chiara Poggi lo sarà per sempre, senza potersi raccontare, senza poter invecchiare: semplicemente una donna che è stata assassinata. Fine.

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