TENERIFE – Le ultime 48 ore, in navigazione da Capo Verde a Tenerife, le hanno passate per lo più sul ponte d’osservazione, cercando di non pensare al corpo di quel loro compagno di viaggio olandese nella stiva refrigerata ormai da un mese e respirando l’aria frizzante e tersa dell’oceano, a filmare uccelli e delfini che seguivano la nave maledetta verso il suo porto d’approdo finale.
Solo nelle prime ore di ieri mattina, quando non era ancora l’alba del quarantesimo giorno della crociera che passerà alla storia come quella che ha fatto riemergere il terrore di una nuova pandemia, i passeggeri della Hondius, svegliati dal rumore degli aerei e degli elicotteri della Guardia civil che volteggiavano sopra le loro teste, hanno cominciato ad avere paura. Non tanto di quell’hantavirus che potrebbero aver contratto rimanendo tanto a lungo in contatto, senza che a bordo venisse presa alcuna precauzione, con i compagni di avventura ammalatisi e morti, piuttosto di quello che li aspetta a terra…
TENERIFE – Le ultime 48 ore, in navigazione da Capo Verde a Tenerife, le hanno passate per lo più sul ponte d’osservazione, cercando di non pensare al corpo di quel loro compagno di viaggio olandese nella stiva refrigerata ormai da un mese e respirando l’aria frizzante e tersa dell’oceano, a filmare uccelli e delfini che seguivano la nave maledetta verso il suo porto d’approdo finale.
Solo nelle prime ore di ieri mattina, quando non era ancora l’alba del quarantesimo giorno della crociera che passerà alla storia come quella che ha fatto riemergere il terrore di una nuova pandemia, i passeggeri della Hondius, svegliati dal rumore degli aerei e degli elicotteri della Guardia civil che volteggiavano sopra le loro teste, hanno cominciato ad avere paura. Non tanto di quell’hantavirus che potrebbero aver contratto rimanendo tanto a lungo in contatto, senza che a bordo venisse presa alcuna precauzione, con i compagni di avventura ammalatisi e morti, piuttosto di quello che li aspetta a terra: la quarantena e soprattutto lo stigma del possibile diffusore di un virus che uccide.
Fazzoletti sventolati e selfie sulla passerella
«Sembra di essere in un film, l’aereo della protezione civile spagnola ci sta girando sopra, centinaia di giornalisti al molo che sembra non aspettino altro per seminare terrore e paura. Ma noi siamo stiamo bene, vogliamo solo tornare a casa», lo sfogo da bordo di Emin Yogurtcuoglu, noto birdwatcher turco subito prima di scendere a terra insieme ai primi 89 croceristi già evacuati.
Fazzoletti bianchi sventolati dal ponte a salutare la folla di soccorritori e media che li attendevano al porto industriale di Granadilla, solo una busta di plastica in mano con pochi effetti personali, qualcuno ha persino trovato la voglia di farsi un selfie sulla scaletta dopo il via libera allo sbarco dato dalle autorità sanitarie spagnole dopo una prima visita a bordo.
La paura per i due nuovi contagiati
«Stanno tutti bene», le parole della ministra della Salute Monica Garcia, venuta a Tenerife a coordinare un’operazione di evacuazione senza precedenti a cui il governatore delle Canarie Fernardo Clavijo si era strenuamente opposto. Un ottimismo, quello sull’assenza di nuovi contagi tra i passeggeri, gelato poche ore dopo quando il primo ministro francese Sebastien Lecornu ha fatto sapere che uno dei cinque turisti appena riportati a Parigi aveva accusato sintomi proprio sul volo di evacuazione. Un campanello di allarme che ha fatto rialzare la tensione proprio quando sembrava che il virus a bordo della Hondius non avesse poi corso più di tanto, con otto contagiati ( tre dei quali morti) su 151 passeggeri. E questo sembrava confortare visto che si presume che il virus sia salito a bordo della Hondius il primo aprile, alla partenza da Ushuaia, che i 151 passeggeri hanno vissuto insieme su una nave per 40 giorni e che solo negli ultimi dieci sono state prese le prime precauzioni con l’isolamento dei pochi che, oltre alle tre vittime, presentavano sintomi. Qualche ora dopo è arrivato l’annuncio da parte del Il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani degli Stati Uniti, che ha comunicato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al virus. "Un passeggero presenta attualmente sintomi lievi e un altro è risultato leggermente positivo al test Pcr”.
Un corridoio sanitario blindato
Il porto industriale di Granadilla blindato e isolato da un cordone di sicurezza a tenere lontani curiosi, cittadini della zona, qualche turista e decine di giornalisti e un ininterrotto corridoio sanitario dalla nave fino ai voli medici in attesa sulla pista del vicino aeroporto di Tenerife sud sono stati lo scenario in cui si è articolata la complessa operazione di evacuazione che il premier spagnolo Pedro Sanchez ha imposto «per un dovere morale oltre che legale» assicurando che non vi sarebbe stato alcun contatto con il territorio e la popolazione. Alla gente delle Canarie è arrivato il ringraziamento di Papa Leone che il mese prossimo verrà qui in visita. «Desidero esprimere la mia gratitudine per la calorosa accoglienza che caratterizza gli abitanti delle Isole Canarie, per aver permesso l’arrivo della nave da crociera Hondius con a bordo i pazienti affetti da hantavirus».
Sette voli per i primi 90 evacuati
La Hondius non è stata neanche fatta attraccare al molo. Alla fonda in mezzo al porto, è stata raggiunta da gommoni che hanno portato a terra i passeggeri a gruppi di cinque divisi per nazionalità. Da qui subito a bordo dei minibus rossi dell’esercito che per tutto il giorno hanno fatto la spola con l’aeroporto lasciando fin sotto la scaletta dei voli sanitari le persone da riportare a casa. Prima i 14 spagnoli che faranno la quarantena all’ospedale militare di Madrid. Poi è stata la volta di olandesi, francesi, britannici e turchi. In tutto 90 persone. «Non sapevamo cosa stesse succedendo, pensavamo che quell’uomo fosse morto improvvisamente nella sua cabina», il racconto di un’anziana donna irlandese.
Youtuber e influencer a bordo
A bordo anche diversi you tuber che hanno fatto sentire la propria voce dopo il 2 maggio quando la morte di un’altra turista tedesca ha fatto precipitare la situazione. L’influencerJake Rosmarin ha postato un video drammatico: «Non siamo solo una storia o titoli di giornale. Siamo persone con famiglie, con vite, con persone che ci aspettano a casa». La vita, però, a bordo, è continuata senza drammi. Un passeggero spagnolo racconta: « Guardavamo le partite di calcio, ricevevamo i pasti direttamente in cabina serviti da camerieri con guanti e mascherine. Abbiamo anche festeggiato un compleanno».
A sera, quando si fa il buio, la Hondius resta sola nel porto deserto. A bordo ancora l’equipaggio e una cinquantina di passeggeri australiani, zelandesi e americani per la loro ultima notte in attesa dei voli che li riporteranno a casa. E stasera la nave maledetta lascerà le Canarie per far definitivamente ritorno in Olanda.