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Maldive, Stefano Vanin: “Io e i miei studenti su quello yacht. Il mare era calmo, non sono risaliti”

Stefano Vanin (ansa)

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Parla l’entomologo forense dei casi Yara e Cecchettin, che si trova sulla Duke of York: “Restiamo qui, impossibile rientrare”
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«Non è vero che il tempo era brutto. C’era il sole e il mare era calmo». La voce di Stefano Vanin, a bordo dello yacht Duke of York all’ancora in una rada dell’atollo di Felidu alle Maldive, è tesa e arrabbiata. «Non ne possiamo più di tutte queste notizie che si susseguono incontrollate» si sfoga il docente di entomologia dell’università di Genova, che in passato ha partecipato come esperto di insetti alle indagini sui più importanti delitti italiani, dal mostro di Firenze a Yara Gambirasio, da Giulia Cecchettin a Elisa Claps e Liliana Resinovich.

La società che noleggia la Duke of York, la Albatros Top Boat di Verbania in Piemonte, ha annunciato il silenzio stampa fino alla fine delle indagini. Il clima è teso a bordo, oltre che addolorato. Le autorità delle Maldive stanno pr…

«Non è vero che il tempo era brutto. C’era il sole e il mare era calmo». La voce di Stefano Vanin, a bordo dello yacht Duke of York all’ancora in una rada dell’atollo di Felidu alle Maldive, è tesa e arrabbiata. «Non ne possiamo più di tutte queste notizie che si susseguono incontrollate» si sfoga il docente di entomologia dell’università di Genova, che in passato ha partecipato come esperto di insetti alle indagini sui più importanti delitti italiani, dal mostro di Firenze a Yara Gambirasio, da Giulia Cecchettin a Elisa Claps e Liliana Resinovich.

La società che noleggia la Duke of York, la Albatros Top Boat di Verbania in Piemonte, ha annunciato il silenzio stampa fino alla fine delle indagini. Il clima è teso a bordo, oltre che addolorato. Le autorità delle Maldive stanno proseguendo i loro accertamenti e anche Vanin parla malvolentieri dell’incidente avvenuto giovedì mattina, costato la vita ai cinque biologi marini italiani guidati dalla professoressa dell’università di Genova Monica Montefalcone.

Con i circa venti studenti italiani impegnati nella spedizione scientifica di due settimane (dal 2 al 17 maggio) Vanin dorme a bordo, mentre lo yacht resta all’ancora nell’atollo di Felidu. «Siamo in mezzo al mare a un giorno circa di navigazione dal porto più vicino e non abbiamo certo alberghi attorno a noi. Dove dovremmo dormire se non in cabina?».

Cosa è successo giovedì mattina, quando verso le 11 i cinque sub si sono immersi?

«Eravamo impegnati nei nostri studi. Lavoravamo in modo indipendente rispetto ai biologi marini. Sapevamo che dovevano immergersi quella mattina, ma non seguivamo direttamente i loro programmi. Quando i sub hanno iniziato a non risalire si è diffusa una certa tensione a bordo. La barca si è messa a perlustrare la zona dell’immersione. Abbiamo scrutato la superficie del mare alla ricerca di eventuali palloni di segnalazione, quelli che i sub sganciano, fanno gonfiare e risalire in superficie quando sono in difficoltà. Abbiamo ricontrollato tutte le coordinate del loro tragitto. Alla fine, dopo un’altra ora, è diventato chiaro che c’era un problema e non si trattava solo dei normali tempi di compensazione della risalita. Allora abbiamo contattato sia le autorità di soccorso locali che quelle diplomatiche italiane”.

Lo yacht Duke of York 

Il Maritime Rescue Coordination Center, il centro di soccorso delle Maldive, dice di aver ricevuto l’allarme alle 13 e 45. Cosa è successo dopo?

«Hanno portato avanti le loro ricerche. Noi non siamo mai scesi dalla nave. Non è vero che alcuni studenti sono ripartiti per l’Italia. In questo punto delle Maldive siamo lontani da porti o centri di comunicazione importanti. Restiamo tutti insieme e cerchiamo di gestire in gruppo questo momento certo non facile».

Il bollettino meteo per giovedì mattina riportava un’allerta gialla. C’erano vento e onde?

«Le Maldive hanno un’estensione pari alla distanza fra Italia e Olanda. L’allerta meteo non riguardava la nostra zona. Avevamo sole, mare calmo e ottima visibilità. Non c’erano problemi da questo punto di vista».

Sapeva cosa volevano esplorare i cinque sub e se erano muniti della corda per non perdersi nella grotta?

«Sapevamo che dovevano immergersi, ma non conoscevamo i dettagli della loro esplorazione, né quali dotazioni di sicurezza avessero con sé».

Lei è specializzato in entomologia forense. Come mai ha organizzato per i suoi studenti una spedizione in mare?

«Gli insetti forse non vivono anche in mare, non volano sulla superficie? Alcuni di quelli diffusi in queste zone possono essere anche portatori di malattie, inclusa la malaria. Io e i miei studenti, siamo qui per studiarli».

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