Potevano tutti arrivare a oltre 50 metri?
Fra i cinque italiani che si sono immersi secondo il portavoce del presidente delle Maldive solo tre avevano permessi scientifici per poter fare ricerca a oltre 50 metri. Ad averli erano Monica Montefalcone, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Chi non lo avrebbe avuto era la figlia di Montefalcone, Giorgia Sommacal, mentre secondo Albatros Tour Boat per il capobarca Gianluca Benedetti, essendo guida, “non serviva”. L’interrogativo è dunque: se solo alcuni avevano l’autorizzazione, perché tutti sono scesi a 50?
Segui la diretta della missione di recupero dei sub morti alle Maldive
Esisteva un piano dell’immersione?
Chiunque abbia fatto immersioni sa che prima di ogni “tuffo” viene effettuato un briefing:…
Potevano tutti arrivare a oltre 50 metri?
Fra i cinque italiani che si sono immersi secondo il portavoce del presidente delle Maldive solo tre avevano permessi scientifici per poter fare ricerca a oltre 50 metri. Ad averli erano Monica Montefalcone, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Chi non lo avrebbe avuto era la figlia di Montefalcone, Giorgia Sommacal, mentre secondo Albatros Tour Boat per il capobarca Gianluca Benedetti, essendo guida, “non serviva”. L’interrogativo è dunque: se solo alcuni avevano l’autorizzazione, perché tutti sono scesi a 50?
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Esisteva un piano dell’immersione?
Chiunque abbia fatto immersioni sa che prima di ogni “tuffo” viene effettuato un briefing: il dive master o la guida descrivono cosa si andrà a fare nei dettagli. Viene spiegata discesa, tempi di permanenza, risalita e decompressione. Solitamente anche il capitano della nave è informato. I dettagli di questi briefing vengono fisicamente scritti su lavagne o fogli che le guide condividono. La domanda è quindi: esiste traccia di un piano di immersione?
Era la grotta il vero obiettivo della missione?
C’è un rompicapo che riguarda l’attrezzatura e le profondità a cui sono stati individuati i corpi. L’entrata delle grotte si trova a quasi 50 metri: per scendere, visitarle in tempo utile per osservazioni scientifiche, percorrerle, risalire e fare decompressione sono necessarie bombole specifiche che includono miscele come il trimix (ossigeno, azoto, elio) ideale per andare verso i 60 metri. Anche la capacità delle bombole è fondamentale: in teoria tutti avrebbero dovuto avere le 18 litri. Dalle prime informazioni raccolte sembra però che i sub fossero scesi a 12 litri e ad aria, non a trimix. Un dettaglio, che dovrà trovare conferma, basato sul ritrovamento dell’attrezzatura di Benedetti, anche se non si può escludere l’esistenza di una seconda bombola. Viene da chiedersi: era davvero la grotta e quella profondità l’obiettivo della missione?
Se Albatros Top Boat non aveva autorizzato l’immersione a 50 metri, perché il loro capobarca sarebbe sceso fin laggiù?
La Albatros Top Boat che offre la logistica per le attività di ricerca ha dichiarato di non aver autorizzato e di non sapere di immersioni a 50 metri. Sulla barca, quel giorno, la persona che rappresentava e operava per Albatros era l’esperto capobarca Gianluca Benedetti, colui che sul sito di Albatros era indicato, prima della tragedia, come la seconda persona in grado. Se però come avverte la società l’immersione a 50 metri non era autorizzata, perché sarebbe sceso con gli altri fin laggiù? C’è stato un cambio di programma di cui Albatros non è stata informata? O Benedetti è sceso solo dopo così in profondità?
Il ruolo dei coralli. Cosa avrebbero dovuto studiare a quelle profondità?
Sia Montefalcone che Oddenino, con tanto di paper scientifici, si erano occupate di coralli presenti nel mesofotico, zona oltre i 30-40 metri dove con poca luce crescono formazioni coralligene diverse dalla superficie. Per studiarle si girano video e prelevano campioni. Serve tempo. Dunque anche capire quali specie stessero cercando potrebbe rivelare se erano le grotte l’obiettivo della missione.