L’Onu conferma l’arrivo di El Niño: “Acque più calde già di 6 gradi”. Causerà siccità e alluvioni
di Elena DusiPeriodicamente, per ragioni poco chiare, le acque superficiali dell’Oceano Pacifico iniziano a riscaldarsi. Ogni cinque anni circa si misurano temperature più alte di uno o due gradi. Quello che sembra un dettaglio locale – osservato dai pescatori peruviani a fine ‘800 e soprannominato El Niño – è capace in realtà di bloccare i monsoni in Indonesia e India e di causare tifoni catastrofici nel Pacifico, di portare la siccità in un angolo della Terra e le alluvioni nell’altro. Come il battito delle ali della farfalla, il fenomeno ha conseguenze per quasi tutto il pianeta.
Oggi El Niño sta tornando. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo) avverte che “esiste una probabilità dell’80% che si formi tra giugno e agosto. Le possibilità che El Niño perduri anche fino a novembre sono attorno al 90%. I modelli di previsione suggeriscono che sarà di intensità tr…
Periodicamente, per ragioni poco chiare, le acque superficiali dell’Oceano Pacifico iniziano a riscaldarsi. Ogni cinque anni circa si misurano temperature più alte di uno o due gradi. Quello che sembra un dettaglio locale – osservato dai pescatori peruviani a fine ‘800 e soprannominato El Niño – è capace in realtà di bloccare i monsoni in Indonesia e India e di causare tifoni catastrofici nel Pacifico, di portare la siccità in un angolo della Terra e le alluvioni nell’altro. Come il battito delle ali della farfalla, il fenomeno ha conseguenze per quasi tutto il pianeta.
Oggi El Niño sta tornando. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo) avverte che “esiste una probabilità dell’80% che si formi tra giugno e agosto. Le possibilità che El Niño perduri anche fino a novembre sono attorno al 90%. I modelli di previsione suggeriscono che sarà di intensità tra moderata e forte”. Una corrente classificata come “forte” corrisponde a un riscaldamento dell’acqua di circa 2 gradi nell’Oceano Pacifico orientale e centrale.
Antonio Guterres, direttore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (cui la Wmo è affiliata), definisce la previsione “un urgente allarme climatico, El Niño aggiunge benzina sul fuoco del riscaldamento climatico”.
Per Celeste Saulo, segretaria della Wmo, “dobbiamo prepararci a un fenomeno potenzialmente forte, che aggraverà sia le siccità che i nubifragi e aumenterà le ondate di calore sia a terra che in mare”. Le temperature delle acque profonde, nel Pacifico equatoriale, sono aumentate rapidamente dall’inizio della primavera, raggiungendo un eccesso di 6 gradi rispetto alla norma.
Alcune agenzie meteorologiche internazionali prevedono che El Niño di quest’anno sia il più intenso mai registrato. L’ultimo episodio tra il 2023 e il 2024 ha contribuito, insieme al riscaldamento climatico, a rendere il 2024 l’anno più caldo da quando sono iniziate le misurazioni ufficiali.
Le conseguenze tipiche del Niño sono l’aumento delle precipitazioni in Sudamerica, nella parte meridionale degli Stati Uniti, nel Corno d’Africa e in Asia centrale. Sull’altro piatto della bilancia c’è la siccità in Africa occidentale, settentrionale e meridionale, Australia, America centrale, Indonesia e Asia del sudest.
Nel Pacifico centrale e orientale, spiega ancora la Wmo, possono formarsi nuovi uragani. L’Europa non subisce gli effetti diretti del Niño, ma il riscaldamento del Pacifico dà comunque il suo contributo all’aumento delle temperature globali.
Anche se non sono stati dimostrati legami diretti fra El Niño e il riscaldamento climatico, entrambi provocano gli stessi effetti. Caldo ed eventi estremi finiscono così per sommarsi. Temperature torride e siccità potrebbero danneggiare i raccolti soprattutto in Asia nell’autunno di quest’anno. Con i costi dei fertilizzanti e del carburante alle stelle per la guerra contro l’Iran, lo shock per l’agricoltura si preannuncia importante.