Braccianti bruciati, il gip: “Prima una rissa in casa per i contratti, poi la strage premeditata”
dal nostro inviato Corrado ZuninoCOSENZA – Prima una rissa in casa, dove vivevano in dieci, per una questione legata al contratto e ai salari da fame. Poi la vendetta consumata nella stazione di servizio con l’auto data alle fiamme e quattro vittime. “Un quinto si è salvato miracolosamente fuggendo dal bagagliaio”. Sarebbe questo il movente della strage dei braccianti di lunedì ad Amendolara. La circostanza emerge dal decreto con cui il Gip ha confermato il carcere per i due presunti assassini, i pachistani Ahmed Safeer e Ali Raza. “Un omicidio plurimo premeditato” scrive il magistrato.
La lite sarebbe scoppiata la mattina dell'omicidio tra una delle vittime e Safeer e a raccontare l'episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente di Raza, dopo averlo saputo dallo stesso. Nel corso della lite, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo tanto che l'altro indagato ha chiamato le forze di polizia per sedare la rissa.
COSENZA – Prima una rissa in casa, dove vivevano in dieci, per una questione legata al contratto e ai salari da fame. Poi la vendetta consumata nella stazione di servizio con l’auto data alle fiamme e quattro vittime. “Un quinto si è salvato miracolosamente fuggendo dal bagagliaio”. Sarebbe questo il movente della strage dei braccianti di lunedì ad Amendolara. La circostanza emerge dal decreto con cui il Gip ha confermato il carcere per i due presunti assassini, i pachistani Ahmed Safeer e Ali Raza. “Un omicidio plurimo premeditato” scrive il magistrato.
La lite sarebbe scoppiata la mattina dell'omicidio tra una delle vittime e Safeer e a raccontare l'episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente di Raza, dopo averlo saputo dallo stesso. Nel corso della lite, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo tanto che l'altro indagato ha chiamato le forze di polizia per sedare la rissa.
La paura dei braccianti
Taj Mohammad, il 35 enne di Jalalabad uscito ferito ma vivo dal terribile rogo di lunedì scorso, aveva spiegato: “Non ci volevano pagare”. E’ indubbio, anche per gli investigatori, che è lui la vittima, meglio, l’unica vittima sopravvissuta all’incendio doloso, ma potrebbe non aver detto tutto.
Taj si è allontanato. E’ con lui l’amico afgano Azrat Helal Armani, il bracciante che quel lunedì non è andato al lavoro: stava male, e, così, a sua volta si è salvato. Adesso entrambi hanno paura e hanno lasciato la casa nella parte alta di Villapiana, in provincia di Cosenza. Hanno rifiutato la proposta della Cgil Flai, il sindacato che protegge i lavoratori della terra: la confederazione aveva contattato quattro aziende sicure con alcune abitazioni presenti nel perimetro della stessa impresa. Complice la scarsa comprensione della lingua, Taj e Azrat hanno raggiunto alcuni connazionali in un’altra area della Calabria, non offrendo il nuovo indirizzo neppure alla questura. L’unico contatto è quello mantenuto da Azrat con il sindacato. Taj è senza telefonino, bruciato dentro il Fiat Ulysse lunedì scorso. La Cgil ha scelto, per ora, di non intervenire.
"Il caporale è armato”
La mobile è sulle tracce di Alì Hassan, definito da Taj, il sopravvissuto al rogo, “un kapò armato”. I due pakistani Ahmed Safeer e Ali Raza, fermati dalla polizia alle 4 del mattino di martedì, hanno voluto avvertire dell’arresto proprio lui, che, tuttavia, non ha risposto. Era il loro riferimento in Italia. Taj lo ha inquadrato come un violento, in affari con la malavita del luogo. Per ora, non è stato rintracciato, in quella che il procuratore capo di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha definito “l’impermeabile comunità pakistana” del litorale cosentino che si affaccia sul Mar Jonio.
Gli avvocati non hanno parlato con gli indagati
Safeer e Raza, entrambi 32 anni, accusati di essere gli autori della strage di Amendolara ha confermato il fermo, come avevano annunciato i legali Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, davanti al Gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Gli avvocati stessi non hanno ancora parlato con i loro assistiti. Stasera ci sarà il conferimento dell'incarico al perito per l'autopsia.
Gli accertamenti di polizia vogliono chiarire quale sia il contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio e quale il ruolo svolto dai due indagati. Gli inquirenti intendono verificare, ancora, quali fossero i rapporti di lavoro di vittime e presunti carnefici con le aziende di Scanzano Jonico (Potenza), in particolare con l’impresa "Zuccarella”, che aveva in carico molti dei protagonisti della vicenda e che – per legge – è responsabile dei lavoratori arruolati.