“Ho denunciato i caporali, oggi ho un lavoro regolare e il permesso di soggiorno”
di Alessandra ZinitiIo sono arrivato in Italia in aereo, regolarmente, chiamato da un datore di lavoro. E mi sono ritrovato a lavorare proprio come quei ragazzi morti bruciati. Solo che io ho trovato il coraggio di denunciarli i miei caporali. E lo rifarei altre cento volte. Perché non sono venuto qui per fare lo schiavo».
Toor Kulwant, 37 anni, in Italia da tre, una moglie e due figli piccoli lasciati in India, è un omone di due metri, una delle vittime delle truffe del decreto flussi, capofila di una piccola pattuglia di braccianti stranieri che si è lasciata guidare dalla Flai Cgil Veneto nel percorso di denuncia dei caporali ( pakistani anche questi) che avevano preso in ostaggio le loro vite nelle campagne del Veneto.
Cominciamo dalla fine Toor. E oggi com’è cambiata la sua vita?
«Oggi faccio il macellaio in una azienda alimentare a Padova, con un contratto regolare. Guadagno 1200-1300 euro, lavoro otto ore al giorno, sabato, domenica e festivi riposo. Con regolare permesso di soggiorno. Articolo 1…
Io sono arrivato in Italia in aereo, regolarmente, chiamato da un datore di lavoro. E mi sono ritrovato a lavorare proprio come quei ragazzi morti bruciati. Solo che io ho trovato il coraggio di denunciarli i miei caporali. E lo rifarei altre cento volte. Perché non sono venuto qui per fare lo schiavo».
Toor Kulwant, 37 anni, in Italia da tre, una moglie e due figli piccoli lasciati in India, è un omone di due metri, una delle vittime delle truffe del decreto flussi, capofila di una piccola pattuglia di braccianti stranieri che si è lasciata guidare dalla Flai Cgil Veneto nel percorso di denuncia dei caporali ( pakistani anche questi) che avevano preso in ostaggio le loro vite nelle campagne del Veneto.
Cominciamo dalla fine Toor. E oggi com’è cambiata la sua vita?
«Oggi faccio il macellaio in una azienda alimentare a Padova, con un contratto regolare. Guadagno 1200-1300 euro, lavoro otto ore al giorno, sabato, domenica e festivi riposo. Con regolare permesso di soggiorno. Articolo 18 ter…»
Conosce gli articoli di legge?
«Conosco l’articolo della legge che concede il permesso di soggiorno a chi denuncia chi sfrutta la gente. Quando sono partito dal mio Paese per l’Italia pensavo di avere tutto in regola per il lavoro che avevo concordato, mi sbagliavo».
Decreto flussi, è così che è arrivato in Italia?
“Sì. Dei mediatori in India mi hanno proposto un lavoro in Italia in agricoltura. Ho pagato 10.000 euro. Sembrava tutto regolare. visto, biglietto aereo. E invece era una truffa. Non c’era nessun datore di lavoro».
Così è finito nelle mani dei caporali?
«Nessuna alternativa, ho girato tutta Italia per le raccolte stagionali, per badare alle bestie. C’era dove ti pagavano una miseria, ma quasi sempre solo vitto, alloggio. E botte e minacce e la paura di essere rimandato a casa. Poi su Tik Tok ho visto un video e sono finito dai pakistani».
Un adescamento social?
«Si, in Veneto per la raccolta di radicchio. E mi sono ritrovato prigioniero con altre 48 persone, ammassate come animali in un casolare nelle campagne di Treviso senza luce, acqua. Niente soldi, solo minacce e spranghe. Poi un giorno sono spariti e siamo rimasti, sotto l’alluvione, isolati e disperati. La comunità indiana di Latina ci ha messo in contatto con la Cgil Veneto e sono venuti a prenderci».
E poi?
«Ci hanno spiegato che in Italia c’era una legge che ci avrebbe potuto aiutare ma dovevamo denunciare i caporali. Avevamo tutti paura, di 48 siamo rimasti in 13, ci hanno messo a disposizione un avvocato e abbiamo fatto i nomi. Ci sono voluti tanti mesi ma alla fine il permesso di soggiorno è arrivato. E poi anche il lavoro e una vita dignitosa anche se manca una casa vera. Nessuno qui vuole affittare a immigrati. Per avere un posto letto in un alloggio con tanti altri paghiamo cifre altissime, ma senza la residenza perderemmo tutto».
E i caporali che avete denunciato che fine hanno fatto?
«Sono fuggiti, ma c’è un mandato di cattura internazionale».
Ha paura di vendette?
«Si, la paura c’è sempre, ma mi fa più paura vivere da schiavo. E dunque denuncerei ancora e tutti dovremmo farlo. Vorrei trovare stabilità in Italia e un giorno poter far venire anche mia moglie e i miei figli qui ».