AMENDOLARA (CS) – Banda indica la maglietta che porta addosso. Sopra ci sono quattro nomi: Wassem, Amin, Ullah, Safi. Sotto una scritta: «Mai più caporalato». È un bracciante stagionale, africano, vive a Orta Nova, nel Foggiano. Tra qualche settimana inizierà la raccolta del pomodoro e lui tornerà nei campi. Guarda verso il distributore di carburante dove lunedì scorso quattro lavoratori sono stati bruciati vivi dentro un minivan e scuote la testa. «In quella macchina potevo esserci io. O uno dei miei amici. Perché per quelli noi siamo pigs». Poi fa una domanda che resta sospesa nell’aria bollente di Amendolara: «Se fossero stati italiani quei ragazzi, cosa sarebbe successo?». Per le strade del paese jonico ieri si sono fatti i nomi di chi è morto perché non esisteva. Di chi raccoglie fragole, pomodori e ortaggi, attraversa tre regioni per lavorare e poi sparisce dai radar dello Stato.
AMENDOLARA (CS) – Banda indica la maglietta che porta addosso. Sopra ci sono quattro nomi: Wassem, Amin, Ullah, Safi. Sotto una scritta: «Mai più caporalato». È un bracciante stagionale, africano, vive a Orta Nova, nel Foggiano. Tra qualche settimana inizierà la raccolta del pomodoro e lui tornerà nei campi. Guarda verso il distributore di carburante dove lunedì scorso quattro lavoratori sono stati bruciati vivi dentro un minivan e scuote la testa. «In quella macchina potevo esserci io. O uno dei miei amici. Perché per quelli noi siamo pigs». Poi fa una domanda che resta sospesa nell’aria bollente di Amendolara: «Se fossero stati italiani quei ragazzi, cosa sarebbe successo?». Per le strade del paese jonico ieri si sono fatti i nomi di chi è morto perché non esisteva. Di chi raccoglie fragole, pomodori e ortaggi, attraversa tre regioni per lavorare e poi sparisce dai radar dello Stato.
Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione promossa da Cgil e Flai dopo la strage di lunedì scorso. C’è anche il campo largo. In testa al corteo camminano la segretaria del Pd Elly Schlein, il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, parlamentari e amministratori locali. «C’è bisogno di una rivolta morale e sociale», dice il segretario della Cgil Maurizio Landini. Poi rilancia una proposta concreta: verificare la congruità tra produzione agricola e ore di lavoro dichiarate. «Se servono mille ore di lavoro, devono esserci mille ore regolari».
Le misure contro il caporalato
È un ragionamento che Schlein rilancia immediatamente. La segretaria del Pd chiede l’introduzione di un «Durc di congruità nell’agricoltura», cioè uno strumento che consenta di verificare «la congruità tra ciò che viene prodotto e il lavoro dichiarato impiegato». Schlein chiede di rafforzare la legge sul caporalato e di prevedere «il sequestro preventivo delle aziende che impiegano lavoratori sfruttati e vittime di caporalato». Ma soprattutto chiama in causa il governo. «Due anni fa hanno nominato un commissario per il superamento dei ghetti. Aveva a disposizione 200 milioni di euro del Pnrr. A noi risulta che ne abbia spesi poco più di 20, meno del dieci per cento». Sulla stessa linea Fratoianni, che definisce la ministra del Lavoro Marina Calderone «invisibile» e accusa il governo di misure solo spot. Intanto la Procura di Castrovillari sta allargando gli accertamenti agli imprenditori agricoli della fascia che arriva fino a Scanzano Jonico. Tutti italiani.