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Giugno brucia più di agosto: il caldo italiano ha cambiato calendario, ma non sarebbe colpa del Niño

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Le anomalie record di quest'anno arrivano in anticipo, prima ancora della classica ondata di Ferragosto. Il fenomeno del Pacifico, dichiarato dalla Noaa nei giorni scorsi, qui resta estraneo: l’origine è africana
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Trentanove gradi a Roma, bollino rosso in cinque città, notti tropicali da nord a sud. È già la seconda ondata di calore del 2026. Il 20 giugno l’Italia respira a fatica sotto l’anticiclone africano. Il termometro conferma un paradosso che i dati certificano da anni: certe estati, ormai, bruciano più a giugno che ad agosto. I numeri dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr lo dimostrano. Nel 2025 giugno ha chiuso con un’anomalia di +3,02°C sulla media 1991-2020, il secondo mese di giugno più caldo mai registrato in Italia. Agosto, lo stesso anno, si è fermato a +0,69°C: appena l’undicesimo posto nella classifica storica. Tra l’inizio e la fine dell’estate, oltre due gradi di differenza.

Guardando indietro, nel 2022 giugno aveva già segnato +2,88°C, dentro un’estate che restava comunque la seconda più calda dal 1800. Mentre nel 2023 le anomalie di giugno avevano toccato livelli tra i più alti mai registrati, anche se l’estate nel suo insieme si fermava solo all’ottav…

Trentanove gradi a Roma, bollino rosso in cinque città, notti tropicali da nord a sud. È già la seconda ondata di calore del 2026. Il 20 giugno l’Italia respira a fatica sotto l’anticiclone africano. Il termometro conferma un paradosso che i dati certificano da anni: certe estati, ormai, bruciano più a giugno che ad agosto. I numeri dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr lo dimostrano. Nel 2025 giugno ha chiuso con un’anomalia di +3,02°C sulla media 1991-2020, il secondo mese di giugno più caldo mai registrato in Italia. Agosto, lo stesso anno, si è fermato a +0,69°C: appena l’undicesimo posto nella classifica storica. Tra l’inizio e la fine dell’estate, oltre due gradi di differenza.

Guardando indietro, nel 2022 giugno aveva già segnato +2,88°C, dentro un’estate che restava comunque la seconda più calda dal 1800. Mentre nel 2023 le anomalie di giugno avevano toccato livelli tra i più alti mai registrati, anche se l’estate nel suo insieme si fermava solo all’ottavo posto della classifica storica: il caldo si era concentrato tutto a inizio stagione. Non è però una regola fissa. Nel 2024 è successo il contrario: giugno moderatamente caldo, agosto il secondo agosto più rovente di sempre dopo quello fuori scala del 2003. Quello che cambia, anno dopo anno, non è la direzione del picco, ma la sua imprevedibilità: il caldo si sposta, anticipa, si concentra dove meno te lo aspetti.

Su questo giugno rovente, però, va fatta chiarezza. Nei giorni scorsi la Noaa (l'Amministrazione nazionale per l'oceano e l'atmosfera) ha dichiarato ufficialmente l'avvio di El Niño, il fenomeno che riscalda le acque del Pacifico equatoriale e che gli scienziati definiscono "molto forte". Secondo l’agenzia governativa, c’è il 63 per cento di probabilità che l’anomalia superi i due gradi entro l’autunno. Collegarlo alle ondate italiane di queste settimane è la tentazione più immediata. Ma è un errore, avverte il meteorologo Pierluigi Randi, presidente dell'Associazione meteo professionisti: "El Niño non avrebbe responsabilità" nell’attuale ondata di caldo. El Niño nasce quando i venti alisei, che di norma spingono le acque calde verso l'Indonesia, si indeboliscono. Il calore torna verso le coste del Sud America e da lì si propaga nell'atmosfera globale. È un fenomeno lento, che si misura in mesi e stagioni, non in ondate di pochi giorni. I suoi effetti sull'Europa, quando arriveranno, si misureranno in mesi: secondo la Noaa il fenomeno è destinato a rafforzarsi in autunno, ma il legame più diretto resta con le piogge e l'instabilità atmosferica, non con il caldo estivo immediato.

L’aumento delle temperature di queste settimane ha una causa più vicina: la risalita di masse d’aria subtropicale dal Nord Africa, lo stesso meccanismo che da anni accompagna le estati italiane. Le previsioni del centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine confermano che l’estate 2026 sarà comunque più calda della media, con anomalie tra 1 e 2 gradi su tutto il Paese, a prescindere da El Niño. Il Mediterraneo si scalda per conto suo.

Il bollettino del ministero della Salute, aggiornato quotidianamente, racconta la stessa storia con un linguaggio diverso: ventiquattro città monitorate, cinque già al bollino rosso, la soglia d’allerta toccata prima della classica ondata di Ferragosto. Il rischio, semmai, è un altro: che El Niño si sommi a un sistema già squilibrato, amplificandolo. Non è il motore di questo giugno rovente. Ma potrebbe diventare quello dei prossimi anni. Per ora, basta affacciarsi alla finestra. L’estate ha cambiato calendario, e nessuno gliel’ha ancora detto.

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