Un gruppo di esperti indiani e attivisti lo avevano annunciato chiaramente già nelle scorse settimane: “Il 2026 sarà un campo di prova per l’India davanti al cambiamento climatico e l’attuale situazione geopolitica”. E proprio questo sta avvenendo nel grande paese asiatico già colpito a maggio da ondate di calore che hanno provocato una grave siccità e dove ora si attende con grande preoccupazione l’arrivo dal Pacifico di El Niño 2026, il regolatore globale del clima mondiale che potrebbe quest’anno cambiare il ritmo delle piogge e delle temperature e incidere sul destino economico e sociale di intere popolazioni. El Niño che si prevede sarà più potente minaccia non solo di scatenare eventi estremi, ma anche di provocare caldi prolungati, siccità, incendi. Il Paese è stremato. In Rajasthan, uno degli stati più torridi, la cittadina di Churur ha registrato il 2 giugno 50.8 C°.
Sotto pressione tutta l’economia
Quest’anno secondo l’India Meteorological Department potrebbe infatti potrebbe avere ripercussioni gravi sul monsone estivo, il fenomeno cruciale per l’India perché fornisce circa il 70% delle precipitazioni annuali e sostiene l’agricoltura da cui dipendono milioni di persone, le risorse idriche ed è considerato un grande settore per l’economia in generale, anche per il mondo digitale. Un monsone reso più debole da El Niño, secondo gli analisti, potrebbe non solo ridurre la produzione agricola, ma avere ripercussioni ben oltre questo settore e spingere in alto i prezzi, senza contare che le ondate di calore di maggio hanno messo sotto pressione la rete elettrica già al limite a causa della crisi in Medio Oriente. A Mumbai, la capitale finanziaria, una città dove vivono 22 milioni di persone l’amministrazione teme per le risorse idriche: i sette laghi che forniscono acqua alla città e che sono alimentati dalla pioggia, attualmente hanno riserve solo per 45 giorni e se le piogge monsoniche arriveranno in ritardo anche Mumbai si troverebbe ad affrontare una grave crisi idrica.
L’allarme per El Niño è globale
L’Onu, riprendendo l’appello lanciato dagli scienziati ha avvertito più volte che bisogna prepararsi ad eventi climatici estremi. A preoccupare maggiormente la comunità scientifica è il contesto in cui quest’anno El Niño si sta sviluppando: sullo sfondo c’è infatti un cambiamento climatico peggiorato dalle attività umane, dalla guerra in Medio Oriente soprattutto. Tutto quetso significa che i suoi effetti potranno essere amplificati. Una delle regioni del mondo più esposte è appunto l’Asia che sta già vivendo un caldo superiore alla media e un periodo di grave siccità che ha causato danni ai raccolti di grano e senape.
“Il monsone non è solo un fenomeno meteorologico”
La preoccupazione è che il passaggio di El Niño possa sia intensificare le condizioni di caldo che indebolire il monsone estivo. Yu Ming scienziato del clima docente alla National University di Singapore e al Boston College, intervistato dal The Guardian ha detto chiaramente: “I paesi che dipendono fortemente dall’agricoltura come Indonesia, Malesia, Filippinine, Thailandia sono particolarmente vulnerabili. La regione è già nel pieno delle carenze di energia e fertilizzanti e ha dovuto ricorrere a combustibili ‘sporchi’ per coprire la carenza. Il ritorno di El Niño è più di un evento meteorologico per il Sud Est del mondo è un test di stress per sistemi già sotto pressione”. Un fenomeno che può incidere sulla vita di milioni di persone, una variabile dovuta alla crisi del clima da cui dipende la loro sicurezza alimentare, la stabilità economica dei loro Paesi e il futuro di intere comunità.