È iniziato con una sorpresa e una polemica il nuovo anno scolastico per molti studenti degli istituti superiori di Belluno. Ragazzi e ragazze del quarto e quinto anno si sono ritrovati sui banchi di scuola, finanziato dalla Regione Veneto e approvato dal Comune, un opuscolo con tesi negazioniste sul clima. La questione ha provocato la reazione immediata sia degli esponenti del mondo scientifico e accademico, sia della Rete degli studenti che hanno chiesto il ritiro immediato del testo. A sollevare il caso pubblicamente è stato Carlo Barbante, uno dei climatologi più autorevoli in Italia, docente all'Università Ca' Foscari di Venezia, studioso dell'Istituto di scienze polari del Cnr e presidente del Centro Studio e ricerca internazionale sui cambiamenti climatici.
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Barbante in una lettera aperta scritta al sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin e alla Regione Veneto, ha chiesto di sospendere la distribuzione del volume nelle scuole, negli ordini professionali e negli enti del territorio. La sua accusa va dritto al punto: “Si presentano come fatti affermazioni che contraddicono apertamente lo stato delle conoscenze scientifiche sul clima". Accanto al professor Barbante si è schierato il direttore del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova Nicola Surian: “In un momento storico in cui è fondamentale comunicare in modo rigoroso ed efficace come sta cambiando il clima e quali siano le cause di questo cambiamento, riteniamo particolarmente grave che contenuti di questo tipo siano proposti agli studenti come materiale di approfondimento scientifico”. In campo anche il Cnr.
Il nodo della divulgazione scientifica nelle scuole
Il caso dell’opuscolo dal titolo Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni riporta la questione su come affrontare temi scientifici nelle scuole, soprattutto la scelta del metodo con cui le informazioni vengono selezionate, verificate e presentate agli studenti. Ma anche quale debba essere il rapporto tra il rispetto della pluralità delle opinioni e la divulgazione scientifica quando un materiale viene destinato agli studenti e finanziato con i soldi pubblici. In questo caso, infatti, la pubblicazione – si tratta degli atti di un convegno dove tecnici e geologi del territorio erano stati chiamati a discutere di crisi climatica e rischio idrogeologico - è stata finanziata 29.500 euro erogati dalla Regione Veneto su proposta dell’assessore della Lega Gianpaolo Bottacin.
Libro che è stato distribuito anche agli ordini professionali, agli enti che si occupano di gestione del territorio e reso disponibile nella biblioteca civica a Belluno. E con il rientro a scuola che il libro è arrivato sui banchi di scuola degli istituti superiori. A quel punto è scoppiato il caso.
Le affermazioni contestate
Al centro della polemica il capitolo firmato da Giorgio Giacchetti, presidente regionale dell'Ordine dei geologi del Veneto, dedicato alla resilienza dei territori. Nelle pagine 42-44 Giacchetti riconduce il riscaldamento globale attuale in larga parte ai cicli climatici naturali, anche di origine astronomica. Mentre il ruolo delle emissioni causate dalle attività umane viene considerato marginale. Il testo mette praticamente in discussione perfino l’affidabilità dei modelli climatici e il peso della CO2 nell’evoluzione del clima, una serie di tesi che si discostano nettamente dal consenso scientifico internazionale sul clima.
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L’autore, che dice di non considerarsi un negazionista climatico, rivendica il diritto di proporre un’interpretazione diversa da quella prevalente nella comunità scientifica. Dalla sua parte si è schierata l’assessora all’Ambiente del comune di Belluno, Lorenza De Kunovich, che si fronte alle proteste ha rilanciato: “Ognuno può dire quello che vuole chiamando in causa la libertà di opinione.
La reazione del mondo scientifico e accademico
Ma il caso va oltre il tema della libertà di opinione. Carlo Barbante ha definito “incomprensibile che un prodotto, finanziato e diffuso da istituzioni pubbliche, non sia stato sottoposto a un’adeguata verifica scientifica prima di essere consegnato agli studenti e ai professionisti” e smonta le tesi di Giacchetti richiamando il Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, secondo cui le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas serra, hanno "inequivocabilmente" causato il riscaldamento globale.
Barbante corregge anche il dato numerico preso in considerazione da Giacchetti: Copernicus ha stimato per il 2024 una media annua di circa 422,1 ppm, il valore più alto da almeno due milioni di anni; le misurazioni NOAA indicano per giugno 2026 una media globale di 427,6 ppm, e per settembre 2026 valori giornalieri vicini ai 428 ppm. Concentrazioni “estremamente preoccupanti”, scrive Barbante, ma comunque lontane dai 460 ppm citati nel volume. E il Cnr in una nota ha definito “non coerente con le conoscenze scientifiche, la tesi secondo cui le emissioni antropiche avrebbero un ruolo trascurabile e il riscaldamento sarebbe prevalentemente naturale”.
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L’obiezione al pluralismo scientifico
Respinge l’obiezione del pluralismo scientifico la Rete degli Studenti Medi: “Valutare le ipotesi in base alle prove disponibili, non significa mettere sullo stesso piano decenni di ricerca e affermazioni prive di riscontro. Che un ente pubblico distribuisca nelle scuole un opuscolo che contraddice la scienza del clima è un fatto gravissimo. Non parliamo di un’opinione tra le tante: parliamo di informazioni false su uno dei temi più urgenti che la nostra generazione si trova ad affrontare. Il minimo è sapere che l'aumento delle temperature è causato dall'attività umana, prima di finanziare e mettere la propria firma su materiale da distribuire nelle scuole”.