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Biodiversità

Questi lemuri cantano come dei soprano

Un esemplare di Indri nella foresta di Maromizaha, in Madagascar (foto: Filippo Carugati)
Un esemplare di Indri nella foresta di Maromizaha, in Madagascar (foto: Filippo Carugati) 

Registrando audio e video dei canti degli indri in Madagascar, alcuni ricercatori italiani hanno fatto luce su come riescono ad amplificare la loro voce per farsi sentire da lontano

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Mesi passati nella foresta di Maromizaha, in Madagascar, ad osservare gli indri (Indri indri). Decine e decine di video, per riprendere questi lemuri mentre fanno una delle attività che più li distingue da altri lemuri: cantare. Scopo: capire meglio come riescono a farsi sentire anche a distanza, se adottano qualche tecnica particolare. E il risultato è sì, adottano una tecnica specifica, ma non così unica: anche loro, come i soprano, sono in grado di modificare la forma del tratto vocale per dare più potenza alla loro voce. Una scoperta che ci dice qualcosa non solo su questa specie, ma anche sull’evoluzione di una stessa risposta di fronte alla necessità di farsi sentire anche da lontano.

I lemuri sanno cantare come soprano

I lemuri sanno cantare come soprano
A raccontarlo oggi sulle pagine di Plos Computational Biology è un team di ricercatori italiani, guidati da Marco Gamba dell’Università di Torino. Lo scopo, come ci spiega il ricercatore Filippo Carugati, primo autore del paper, più nel dettaglio era quello di comprendere meglio la relazione tra la componente visiva e meccanica del loro canto con quella acustica, ovvero capire come si muovesse la loro bocca (e il loro tratto vocale) in relazione alla frequenza del loro canto.

“Nella lirica, i soprano sono in grado di adattare la forma del loro tratto vocale per allineare le frequenze di risonanza della voce con quella fondamentale prodotta dalle corde vocali - ci racconta - il suono risultante risulterà più intenso ed in grado così di essere udito anche a notevole distanza”. In questo modo, prosegue, i soprano riescono a farsi sentire anche all’interno di grandi auditorium. “Ci siamo chiesti se anche gli animali fossero in grado di farlo, focalizzando l’attenzione in particolare sui primati cantanti, capaci di canti intensi, con cui riescono a regolare le loro relazioni e la loro distribuzione nel territorio", prosegue Carugati. “Tecnicamente questa abilità di amplificare il suono modificando il tratto vocale viene definita formant tuning ed è già stata descritta in alcune specie, come i lupi o gli uccelli”. Meno si sapeva però per quel che riguarda i primati, spiegano gli esperti.

Lo studio di Carugati e colleghi ha riguardato l’indri, specie da tempo al centro degli studi da parte del team dell’Università di Torino, e in particolare da Chiara De Gregorio, tra gli autori del paper, oggi all'Università di Warwick. Grazie a sistemi innovativi di machine learning, in grado di combinare l’apertura della bocca con gli audio, i ricercatori hanno confermato che l’indri apre la bocca in relazione alle frequenze emesse. "Ogni volta che l'intonazione del canto di un indri saliva, potevamo vedere la sua bocca aprirsi sempre di più, fotogramma dopo fotogramma. È quel tipo di coordinazione precisa tra voce e corpo che solitamente associamo ai cantanti umani professionisti, non a un lemure che canta dalla foresta”, ha commentato De Gregorio, in una nota dell'Università di Warwick.

Quanto riportato è particolarmente interessante dal momento che è stato osservato nel canto, quasi una sorta di protolinguaggio, in una specie a noi molto distante, conclude Carugati: “Questo significa che la necessità di comunicare a notevole distanza ha favorito l'evoluzione indipendente di strategie simili in specie anche evolutivamente molto distanti”.